giovedì 25 giugno 2009

Potevo fare di meglio.

Un foglio bianco posso disegnarlo con parole, sguardi, schizzi della mia personalità ribelle a se stessa, risate, vita, elementi fantastici o sgorbi horror. Posso usare un foglio bianco per raccontare la cattiveria umana di quell'1% che si fa avanti quando voglio concentrarmi sulla speranza del 99% di gente buona. Posso prendere un foglio bianco e descrivere una storia d'amore che nonostante io usi inchiostro nero, mi tinga la pagina tutta di rosa. Posso prendere due amiche e farle litigare senza un motivo, tre amici e farli divertire con la stessa donna vamp che tanto desiderano, oppure una donna bella, decisa, forte e farla vincere sui tre amici e regalarle un lieto fine gay che spiazza tutti quanti. Potrei prendere una coppia in piena crisi del settimo anno che finge sia tutto nella norma per un figlio disturbato che preferirebbe, invece, vivere in un casa dove non si capisce niente, così potrebbe dar vita ai personaggi che realizza nei suoi fumetti senza sforzarsi eccessivamente la fantasia. Posso narrare la storia di un vecchietto ottantasettenne che si ritrova a dover fronteggiare il padrone di casa, che rivuole indietro l'abitazione affittatagli, a causa del matrimonio della figlia alla quale deve dare una adeguata sistemazione (coi tempi che corrono, avere una casa di proprietà è già una ricchezza da preservare!), e l'ottantasettenne deve andare in giro per cercare una nuova casa tutto da solo perché la moglie è paralitica, e i figli sono andati a vivere tra la Lombardia, il Lazio e il trentino Alto Adige per lavoro, così tutto da solo si sente come quando aveva sette anni e una madre troppo indaffarata, coi suoi nove figli, per poter badare a lui e un padre troppo impegnato a lavorare per dodici ore di fila per concedergli due minuti di rapporto padre-figlio.Se potessi prendere un foglio bianco scriverei un sacco (un sacco, sì) di storie, ma mai una volta ne scriverei una capace di darmi quella sensazione che vorrei provare ora.
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Schizzi della mia personalità ribelle a se stessa

Non ho voglia di scrivere.

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L'1% che si fa avanti quando voglio concentrarmi sulla speranza del 99% di gente buona.

Scrivo un post di sera e l'indomani devo stare attenta alla goccia di veleno che scivola neanche voluttuosamente, ma con una certa obesità, dalla bocca di una persona che non mi piace.

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Pagina tutta di rosa.

Anna Maria è al mare e si sdraia sul suo telo. All'improvviso un piccolo scarafaggio le si avvicina, accarezzandole con una zampetta nera il mignolo. La ragazza lo guarda e gli fa un sorriso, lui la guarda e lo ricambia. Parlano un po' insieme. Nel frattempo, dall'ombrellone accanto un ragazzo è incuriosito da questa scena di pura amicizia e per nulla geloso del piccolo animale, fa prima due passi, poi tre, poi quattro e così via, fino a sedersi accanto a loro due. Cominciano a raccontarsi di come è bello il mare quando è piatto e specchia i colori del cielo facendo brillare lo sguardo di chi lo osserva, da lontano, mentre con una mano si fa attraversare le dita dalla sabbia granulosa e dorata, e i suoi occhi si perdono in tutti i colori della natura e vorrebbero avere solo un altro paio di persone con cui condividerlo e che in quel momento loro sono là e null'altro conta. Poi, però, all'improvviso lo scarafaggio li deve salutare perché a casa lo stanno aspettando i suoi fratellini e non può deluderli: gli deve portare alcuni tesori che ha trovato tra la battigia e un ombrellone abbandonato. Così si salutano e Anna Maria rimane a chiacchierare con il ragazzo di prima, ma poi anche lui si ricorda che lo stanno aspettando per andare a giocare a pallavolo, ma la invita ad aggregarsi a loro. Così tutt'e due se ne vanno insieme a giocare. Mentre giocano Anna si ricorda che ha lasciato il cellulare in borsa, se ne va verso il suo telo e sente il telefonino squillare. "Chi sarà mai?!", si chiede la piccola donna smemorata. "Ma è lui, certo!", al telefono era il suo fidanzato che non poteva essere là con lei perché anche in vacanza gli davano una montagna di lavoro da svolgere. "Pazienza, amore mio, tu mi ami?", e lui "Certo amore, ti amo tanto". "Ok, allora quando ci vediamo?", "forse domani, ma tu mi sei sempre fedele vero?! Giurami che mi aspetterai in eterno se necessario", "ma certo tesoro mio, lo sai che non posso vivere senza di te e tu?", "ovvio vita mia, ora devo andare ciao". Dopo tre giorni i due si vedono di nuovo ed è di nuovo scintilla.
E vissero per sempre.
Fine.

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Due femminette senza un motivo.

- "Tu sei una poco di buono!"
- "Tu sei una snob!"
- "Tu mi hai rubato il ragazzo"
- "Quello non era un ragazzo, ti ho preso un peluche"
- "Sei una lurida bugiarda, neghi pure l'evidenza".
- "Ti odio".
- "Anch'io".
- "Guarda c'è una gelateria aperta..."
- "mmm, quanto mi piace il gelato!"
- "Ecco lo sapevo sei una copiona!"
- "No, sei una copiona tu, scema".

- "Bambine smettetela di litigare, oppure non vi faccio più uscire di casa per una settimana."
- "D'accordo mamma."

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Tre uomini e una vamp.

Il titolo mi ricordava qualche film ma non ci facevo caso, in preda com'ero a osservare i tre tipi che mangiavano con gli occhi la bionda tutta curve sdraiata al sole a bordo della piscina di una villa che io potevo vedere soltanto attraverso le grate. Era una festa lussuosa e molto giovanile, c'era musica alta e aperitivi in grande quantità distribuiti un po' in ogni angolo del posto. Le donne molto chic con i loro grandi occhiali da sole nascondevano dietro un alone di mistero le loro iperboliche occhiaie comparse dopo lunghe notti agitate trascorse a folleggiare in un qualche locale notturno di turno. Uno dei tre tipi mise una mano sulla spalla di lei per spalmarle la crema, ma accidentalmente finì dentro l'occhio del suo amico che poco lontano dalla scena osservava tutto per capire se poteva vincere la scommessa... Cominciò ad urlare per il bruciore, la vamp si alzò e andò a vedere cosa lui avesse, mentre lo stava aiutando, fu colta da un malessere e dovettero portarla in ospedale, là conobbe tre uomini in camice bianco che desideravano scoprirle il petto con un arnese a forma di cesoia che loro chiamavano bisturi.
La fecero tremare, i brividi si sentivano anche da lontano. Le salvarono la vita e da Dio furono ricompensati.

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Oppure.

Mentre sono in fase di pubblicazione un pugno di hacker per niente intelligenti mi riempioni il post di codici. Passo dieci muniti del mio tempo a modificare il tutto, poi mi dico: ma come mai le frasi migliori e incisive vengono in mente sempre agli altri?! E' proprio vero: "la mamma dei cretini è sempre incinta".

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Oggi.

Volevo scrivere "mi secca tutto", ma mi tocca scrivere che mi seccano gli imbecilli".