Ma|be mi aveva chiesto di scrivere una storia in cui lei era la protagonista, per pubblicarla sul suo blog. Mentre io, da casa mia, mi stavo destreggiando con un gruppo di suoi post, che mi erano giunti tra i feed del google reader, (che in realtà avevano ben poco di suo, perché erano dei testi di tre righe, per metà inglesi, per metà italiani, mescolati tra loro con parole incomprensibili) di cui lei era del tutto ignara.
Volevo avvisarla in tempo, prima che qualcuno si potesse impossessare del suo computer per scoprire alcuni dati segreti di cui era riuscita ad impossessarsi, prima che da New York si trasferisse in Italia.
Ma|be aveva trovato per caso una lista di operazioni della malavita organizzata, in un casolare che si trovava appena fuori dalla grande mela.
Il giorno che s'imbattè nella pendrive di uno degli scagnozzi dell'uomo d'affari più influente della zona, era in compagnia del suo fidanzato che amava tanto, ma con il quale doveva vivere una storia nascosta, lontana dagli occhi malfidati della gente, i quali forse troppo spesso riescono a vedere oltre il possibile, e capiscono più di quanto dovrebbero, ma anche in maniera distorta, forse fin troppo deformata per lasciare vivere in pace due innamorati clandestini che si nutrono l'uno della linfa dell'altra.
Ma|be era spaventata fin dall'inizio da quel posto desolato, sentiva che aveva qualcosa di infimo, e che se infimo faceva rima con intimo non era di certo questa la senzazione che lei provava al momento, nonostante poi, desiderasse star sola con lui più di quanto si potesse anche minimamente percepire dal languore del suo sguardo acceso se soltanto incrociava i suoi occhi o appoggiava sorridendo la sua fronte alla sua, mentre da seduti ogni forma di vita vegetale diventava scenografia intorno a loro, in funzione loro, senza i quali sarebbe certamente rimasta impassibile anche al vento che freddo s'inseriva tra i ciuffi dei capelli castani di Ma|be, insinuandosi dentro le maniche larghe delle loro magliette, già abbastanza sgualcite dagli abbracci, ma non abbastanza stropicciate da non scalfirsi con l'arietta che arrivava da nord.
E mentre Ma|be cercava di coprirsi come meglio poteva, le foglie scroscianti si spostarono, svolazzando e lasciando un angolo di terra vuoto e nudo, da lasciare intravedere una pendrive. Ma|be e il suo ragazzo, rimasero un attimo titubanti e insicuri sul dafarsi, ma la curiosità di lei fu più forte di qualsiasi rifiuto del giovane, si sentiva una piccola Eva e sebbene sapeva che qualcosa intorno a lei era sbagliata, di quel posto o di quel giorno, decise d'accaparrarsi quel piccolo oggetto tecnologico, quasi fosse il frutto proibito, per tentare il suo uomo o per indispettirlo, senza, però, ricordarsi che ad una curiosità così forte, prosegue sempre l'inferno più tetro.
Arrivò a casa e si avvicinò subito al computer e ciò che vide era quanto di peggiore potesse mai verificarsi.
Era in atto il più grosso giro di riciclaggio di denaro sporco mai visto, trovò nomi di gente morta ammazzata, nomi di gente ancora da eliminare, liste di organizzazioni per sviare le indagini degli agenti. C'era di tutto dentro quella minuscola penna.
Ma|be non esitò a rivolgersi alla polizia, ma i malavitosi erano già sulle sue tracce. Fu così che scattò il piano di protezione, e la portarono in Italia, dandole un nuovo nome, una nuova identità, un nuovo lavoro e un hobbie: una vita da scrivere. Ma|be sarebbe stata una scrittrice per tutti. E lo diventò veramente, la sua vita da scrivere divenne ben presto la realtà da vivere.
Ma|be credeva di aver cancellato per sempre le orme di sé nella sua vecchia vita, solo che era nettamente in errore.
Dopo sette mesi, dalla sua venuta in Italia, i malavitosi riuscirono a rintracciarla.
Ma|be era una donna forte e molto sveglia, alle volte, però, distratta e forse nella scrittura si era lasciata andare nella narrazione di particolari che riguardavano il suo passato a New York, che probabilmente non avrebbe mai dovuto rivelare, ma era impossibile ignorare un tempo andato così tempestoso, burrascoso e infuocato, intrepido e devastante di quel periodo appena precedente al maledetto pomeriggio al casolare, prima che quel fatto si apprestasse a cambiarle per sempre l'esistenza.
Adesso, io mi trovavo in casa mia, e dovevo soltanto leggere tra i blog che seguo da google reader, ma mi avevano incuriosità delle parole insensate che mi giungevano dal blog di Ma|be, seppure lei non aveva mai scritto o pubblicato niente di quel genere.
Io lavoravo nel campo dell'archeologia da diverso tempo ormai. I codici e la loro lettura erano il mio pane quotidiano, adoravo mettermi alla prova con affari nuovi, e ricerche di ogni genere. Così non esitai a mettermi subito alla prova. Mi ci vollero dei giorni prima di arrivare alla soluzione ma poi, mi fu chiaro quanto avevo letto.
Solo Ma|be poteva sapere, tutto quanto c'era scritto in quei codici per errore arrivati al mio reader, erano le informazioni che la ragazza teneva ben chiuse dentro il suo computer. Qualcuno l'aveva scoperta e adesso stava giocando con lei e con la sua vita.
Ma chi poteva essere?!
Provai a dirglielo ma ero molto spaventata perché ormai sapevo tutto e sapevo che anche lei sapeva ogni cosa. Ora si trattava solo di aspettare una sua risposta al messaggio che le avevo lasciato. Solo che non arrivava. Così io, rimasi ad attendere sue notizie. Sperando che non trascorressero ancora altri giorni: era in gioco la sua vita e forse adesso anche la mia.
P.S.= al solito è tutto inventato di sana pianta, tranne i post insensati che mi arrivavano tra i feed. Ma|be ti è piaciuta la storietta?!
Anna Maria Passaro.



