Una sera lo rimproverai di essere pieno di sé addirittura in eccesso e di essere nel torto nel parlare in quel modo arrogante e strabordante di presunzione che mi aveva stancato. Non pensavo che non ne avesse il diritto, ma cercavo di sottolineare con un evidenziatore fluorescente (da allucinare) che vantarsi delle proprie opere e fatti non fosse proprio del mondo adulto, ma delle persone piccole.
Come in tutte le occasioni in cui ho riflettuto solo in un senso, stasera capisco che lui aveva capito la giusta prospettiva da cui non bisognava smuoversi per nessuna ragione, mentre io, mio malgrado, nonostante in quel frangente mi ergevo a maestra di vita, ostentavo un' umiltà poco utile, sia a tutto quel che non era me sia, soprattutto, a quel che rappresentava il fulcro della sola vita di cui posso avere conoscenza piena: me.
Sulla palla di terra e acqua su cui ci ritroviamo a lottare contro la forza di gravità, per volontà di emergere e per stare sempre dritti senza cadere, l' essere modesti aiuta solo a sviluppare, in misura di volta in volta maggiore, una posizione d' inferiorità rispetto alle altre anime.
Se il perbenismo fa pensare che si può stare tutti insieme liberamente, l' istinto di sopravvivenza che leggo in alcune espressioni, nei visi, nella gestualità e nelle parole che ascolto per strada, in casa, fuori da me e in qualsiasi luogo, mi fa trarre la conclusione che bisogna trovare la posizione stabile su un piano alto, e non provare mai, né per simpatia né per senso di disfattezza, di scendere giù. Mai. Poche persone al mondo sanno farti risalire in superficie, e di un numero ancora inferiore sono le persone che si rincuorano dei tuoi successi, perché ho capito che di norma, i successi possono capitare a chiunque, mentre gl' insuccessi non si sa perché colpiscono solo te e raramente chi dice il contrario, poi effettivamente lo pensa, sempre per quel discorso che stare in equilibrio e guardare dall' alto fa sembrare tutto più semplice e raggiungibile, ovvero, mai perdere di vista se stessi.
Mentre si fa a gara a chi arriva per primo verso la vittoria, qualcuno deve toccare il muro e dopo portarsi indietro verso l' uscita esatta, se si tiene bene a mente che era proprio il muro di mattoni gialli che si voleva sfiorare non c' è nulla di sbagliato, e a chi dice che è solo una giustificazione io rispondo che so fare mille mila miliardi di cose anche soltanto con le mie esili mani e forse, non ho ancora trovato l' uscita perché ho dovuto tappare dei buchi tra le crepe prima di sentirmi al sicuro e poter intraprendere nuove vie.
Si sottovaluta sempre qualsiasi elemento che non ci appartiene finché non entriamo a farne parte.
lunedì 29 settembre 2008
sabato 27 settembre 2008
(S)oggetti di valore
Poly era senza amore, poly era cresciuta dentro una campana di vetro e cadde per terra in una notte d' inverno mentre ammirava la neve e le luci dei lampioni dalla finestra su cui era poggiata, dalla sua postazione sul davanzale. Poly cadde in quel dicembre lontano, il vetro si frantumò e di lei rimase un vestito blu in velluto e merletti.
La casa era vuota. Nessuno con lei. Mangiò pane e briciole dalla dispensa enorme finché Anna Maria non decise che era solo una bambola.
Anna Maria diventò grande e un giorno di Dicembre sentì il suono del vetro infrangersi al suolo, lo sentì come un rumore assordante. Poi lo riascoltò a Primavera, in Estate e in Autunno.
Una sera rivide Poly e la portò dentro un bicchiere e lo capovolse, la bambola sorrideva e Anna Maria era compiaciuta.
Anna Maria era la bambolina che teneva in mano Alice, una bambina di tre anni. Anna Maria non aveva nessuna campana di vetro come protezione, il tempo la logorò, bagnò, asciugò, e invecchiò, Alice crebbe e cambiò abitudini, Anna Maria non si trovò mai più.
Forse è caduta in mare ed è stata trascinata dalla corrente, forse è rimasta sepolta sotto quintali di neve, forse si è sciolta ed è diventata pioggia forse è solo scomparsa per sempre o forse si è trasformata in qualcos' altro, io la sto cercando, ma non tanto per lei, quanto perché la bambola Poly mi sembra molto importante, non so perché ma tutto ciò che Anna Maria ha sempre voluto e apprezzato mi è sempre sembrato che avesse un gran valore.
La collezionista.
La casa era vuota. Nessuno con lei. Mangiò pane e briciole dalla dispensa enorme finché Anna Maria non decise che era solo una bambola.
Anna Maria diventò grande e un giorno di Dicembre sentì il suono del vetro infrangersi al suolo, lo sentì come un rumore assordante. Poi lo riascoltò a Primavera, in Estate e in Autunno.
Una sera rivide Poly e la portò dentro un bicchiere e lo capovolse, la bambola sorrideva e Anna Maria era compiaciuta.
Anna Maria era la bambolina che teneva in mano Alice, una bambina di tre anni. Anna Maria non aveva nessuna campana di vetro come protezione, il tempo la logorò, bagnò, asciugò, e invecchiò, Alice crebbe e cambiò abitudini, Anna Maria non si trovò mai più.
Forse è caduta in mare ed è stata trascinata dalla corrente, forse è rimasta sepolta sotto quintali di neve, forse si è sciolta ed è diventata pioggia forse è solo scomparsa per sempre o forse si è trasformata in qualcos' altro, io la sto cercando, ma non tanto per lei, quanto perché la bambola Poly mi sembra molto importante, non so perché ma tutto ciò che Anna Maria ha sempre voluto e apprezzato mi è sempre sembrato che avesse un gran valore.
La collezionista.
giovedì 25 settembre 2008
Ma dicci dicci... - Diccio diccio, io mai taccio.
Sento in corpo uno stress da contentezza, sono impegnata nel sociale più di quanto credevo possibile.
Aiuto i bambini nello studio e questo mi impegna i pomeriggi, appena posso leggo qualsiasi cosa mi capiti a tiro: giornali, riviste, classici e quant' altro.
Ascolto musica: mi aiuta a distendermi i nervi e riempie la stanza di compagnia.
Penso che riprenderò a frequentare dei gruppi ecclesiastici che avevo lasciato da appena adolescente, quando pensai di frequentare un altro gruppo insieme ai cooperatori salesiani, ma l' azione cattolica è ancora una parte di me. Nel frattempo farò uno stage che mi serve per capire quali sono le mie competenze ed inclinazioni lavorative.
Non paga di tutto questo ho deciso di iscrivermi ad un corso professionale, ma sto ancora aspettando che cominci mentre non vedo l' ora poiché non so stare con le mani in mano.
L' idea di stare lontana dal computer e dal mio weblog che curo giornalmente mi darebbe noia, non lo sopporterei, infatti ho instaurato una serie di ottime relazioni sociali con persone di tutta Italia che condividono i miei stessi interessi, come la lettura, fare sport, lo studio, non guardare la televisione, anzi, a tal proposito vorrei dire che non ho mai neanche visto una sola puntata dei programmi trash che trasmettono giornalmente, non ho mai guardato una sola
soap - opera e non riuscirei neanche a rivolgere la parola a persone che scarsamente passano il loro tempo in questo modo bizzarro e inutile. Io non lo faccio, loro perché dovrebbero?
Tra i miei hobbie c' è la corsa e appena posso, se non sono troppo impegnata per andare, cerco di recarmi nelle aree libere della mia città per respirare a pieni polmoni la sua aria incontaminata. Ho aspettato che finisse l' Estate calda e asfissiante per poter iscrivermi in palestra, così metto in atto il mio motto "mens sana in corpore sano".
La noia non so nemmeno cosa sia.
La notte arrivo stremata a letto, ma non mi addormento mai se prima non mi sono assicurata che in casa sia tutto in regola, dal gas ai rubinetti, dalle finestre al portone, ma è una gioi sapere di essere stata utile e di non essere rimasta in panciolle.
Non ho spazio nemmeno per un uomo nella mia vita e non mi dispiace affatto, perché sebbene il mio fascino è irrimediabilmente riconosciuto dalla stragrande maggioranza dei miei conoscenti, non possono fare a meno di notare che non avrei tempo da dedicare a loro e perciò si angosciano già in partenza e mi confessano di stare perdendo una grande occasione.
Io voglio la pace nel mondo.
(Votatemi).
_____________________________________________________________________________________
Quello che abbiamo trasmesso è un tentativo di scrittura piena di sé e che non fa provare sensi di tristezza e depressione. Anzi, se volete, adesso rileggete con calma e immaginatevi lunghe distese d' acqua azzurra, un arcobaleno nel cielo limpido, come il lago su cui si specchia, a tagliare l' immensità, e un mio mini pony che sorvola la felicità arcadica.
Aiuto i bambini nello studio e questo mi impegna i pomeriggi, appena posso leggo qualsiasi cosa mi capiti a tiro: giornali, riviste, classici e quant' altro.
Ascolto musica: mi aiuta a distendermi i nervi e riempie la stanza di compagnia.
Penso che riprenderò a frequentare dei gruppi ecclesiastici che avevo lasciato da appena adolescente, quando pensai di frequentare un altro gruppo insieme ai cooperatori salesiani, ma l' azione cattolica è ancora una parte di me. Nel frattempo farò uno stage che mi serve per capire quali sono le mie competenze ed inclinazioni lavorative.
Non paga di tutto questo ho deciso di iscrivermi ad un corso professionale, ma sto ancora aspettando che cominci mentre non vedo l' ora poiché non so stare con le mani in mano.
L' idea di stare lontana dal computer e dal mio weblog che curo giornalmente mi darebbe noia, non lo sopporterei, infatti ho instaurato una serie di ottime relazioni sociali con persone di tutta Italia che condividono i miei stessi interessi, come la lettura, fare sport, lo studio, non guardare la televisione, anzi, a tal proposito vorrei dire che non ho mai neanche visto una sola puntata dei programmi trash che trasmettono giornalmente, non ho mai guardato una sola
soap - opera e non riuscirei neanche a rivolgere la parola a persone che scarsamente passano il loro tempo in questo modo bizzarro e inutile. Io non lo faccio, loro perché dovrebbero?
Tra i miei hobbie c' è la corsa e appena posso, se non sono troppo impegnata per andare, cerco di recarmi nelle aree libere della mia città per respirare a pieni polmoni la sua aria incontaminata. Ho aspettato che finisse l' Estate calda e asfissiante per poter iscrivermi in palestra, così metto in atto il mio motto "mens sana in corpore sano".
La noia non so nemmeno cosa sia.
La notte arrivo stremata a letto, ma non mi addormento mai se prima non mi sono assicurata che in casa sia tutto in regola, dal gas ai rubinetti, dalle finestre al portone, ma è una gioi sapere di essere stata utile e di non essere rimasta in panciolle.
Non ho spazio nemmeno per un uomo nella mia vita e non mi dispiace affatto, perché sebbene il mio fascino è irrimediabilmente riconosciuto dalla stragrande maggioranza dei miei conoscenti, non possono fare a meno di notare che non avrei tempo da dedicare a loro e perciò si angosciano già in partenza e mi confessano di stare perdendo una grande occasione.
Io voglio la pace nel mondo.
(Votatemi).
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Quello che abbiamo trasmesso è un tentativo di scrittura piena di sé e che non fa provare sensi di tristezza e depressione. Anzi, se volete, adesso rileggete con calma e immaginatevi lunghe distese d' acqua azzurra, un arcobaleno nel cielo limpido, come il lago su cui si specchia, a tagliare l' immensità, e un mio mini pony che sorvola la felicità arcadica.
martedì 23 settembre 2008
La gente non sta male, la gente è in agonia.
Nella mia città sta succedendo qualcosa di tragico che ai miei tempi... in realtà i miei tempi dovrebbero essere ancora questi, ma non mi sento uguale alla percentuale di pazzia che si diffonde a macchia d' olio tra i giovani di oggi. Mi ricordo che da bambina, nelle mie classi, la maggioranza era formata da ragazzini a modo, poi un paio si distingueva per monelleria, diciamo anche maleducazione, ma era sempre una percentuale molto bassa. Nella classe del liceo non una sola persona usciva fuori dallo schema umano che tutti dovrebbero avere in mente prima di decidere di avere un figlio. Nelle assemblee di classe discutevamo in cerchio, finendo a dibattere degli argomenti più disparati, insomma si cresceva, non si passava il tempo a decidere se legarsi le scarpe con un fiocco o mettere il laccio dentro perché fa figo. Si discuteva, ma poi tutto tornava normale.
Oggi, la percentuale di gente maleducata ha oltrepassato il limite dell' accettabile.
Su tg10 ho letto che sette ragazzi hanno ridotto in fin di vita un altro ragazzo di ventitrè anni, perché uno di questi era l' ex fidanzato della ragazza che ballava dentro la discoteca con la vittima. Il tutto pare sia successo davanti agli occhi indifferenti delle persone che continuavano a ballare. Il tutto ovviamente non è stato subito denunciato per paura.
C' è da chiedersi quanti ce ne sono in giro di questi mostri. Quasi ogni notte molte macchine prendono fuoco e non si sa chi sia ad appiccarlo.
Se ragazzini uccidono e poi tornano a ballare, chi dice che altri loro simili non facciano atti peggiori di loro??? Tanto per paura tutti tacciono. Nessuno vede nulla, perché nessuno vuole rimetterci la vita... Ma i genitori?! Li hanno i genitori?! Cosa gli insegnano?
Mi piacerebbe vedere come si educa un figlio come quello.
Se per caso qualcuno passa da queste parti, invece di pensare che sto facendo di tutta l' erba un fascio, cominci a mettere in discussione il suo modo di agire in casa e fuori, io lo faccio in continuazione.
Oggi, la percentuale di gente maleducata ha oltrepassato il limite dell' accettabile.
Su tg10 ho letto che sette ragazzi hanno ridotto in fin di vita un altro ragazzo di ventitrè anni, perché uno di questi era l' ex fidanzato della ragazza che ballava dentro la discoteca con la vittima. Il tutto pare sia successo davanti agli occhi indifferenti delle persone che continuavano a ballare. Il tutto ovviamente non è stato subito denunciato per paura.
C' è da chiedersi quanti ce ne sono in giro di questi mostri. Quasi ogni notte molte macchine prendono fuoco e non si sa chi sia ad appiccarlo.
Se ragazzini uccidono e poi tornano a ballare, chi dice che altri loro simili non facciano atti peggiori di loro??? Tanto per paura tutti tacciono. Nessuno vede nulla, perché nessuno vuole rimetterci la vita... Ma i genitori?! Li hanno i genitori?! Cosa gli insegnano?
Mi piacerebbe vedere come si educa un figlio come quello.
Se per caso qualcuno passa da queste parti, invece di pensare che sto facendo di tutta l' erba un fascio, cominci a mettere in discussione il suo modo di agire in casa e fuori, io lo faccio in continuazione.
lunedì 22 settembre 2008
Un biglietto predestinato verso i fatti miei.
Scendevo per quella strada dal nome di un regnante del passato sempre più convinta che fosse il posto giusto, che andarmene fosse stata la soluzione migliore, così mentre mi rimbalzavano in circolo le frasi che avevo appena ascoltato, andavo con passo sempre più deciso, fra le braccia del destino.
Il destino io lo vedo in una certa maniera: sono quasi sicura che esistono dei fili in alto, invisibili, sulle nostre teste predestinate e mentre noi ci barcameniamo tra un pranzo e una salita, questi simpatici filamenti decidono di spostare di volta in volta uno dei loro burattini. No, non credo che dall' alto qualcuno viva per noi, ma è scritto che in un dato momento della vita incontreremo una persona che ai nostri occhi avrà un valore alto o basso e quest' essere di noi avrà una sua percezione.
Trascorso un determinato periodo di tempo dalla prima conoscenza, il filo altrui cesserà di starci accanto e ci si perderà di vista. A volte, però, dopo molto tempo quella persona tornerà al nostro cospetto, la sua vita avrà subito una variazione rispetto a quando noi l' abbiamo conosciuta, forse se la reputavamo importante diremo tra noi e noi che il destino voleva che ci rincontrassimo ma mentre ci perdiamo in pensieri dalla rosea atmosfera non consideriamo il discorso delle percezioni di cui sopra.
Se il destino ci mette davanti sempre alla stessa strada, ma la strada risulta sempre bloccata vuol dire che la lezione da prendere in considerazione è che non è importante il rapporto che s' instaurerà con la persona in questione, quanto la presenza di quella in quel dato momento. (O così, stasera, mi piace credere).
Terminata la discesa mi ritrovai in quella Piazza con l' animale centrale, l' attraversai, passai sotto quell' enorme arco, poi dribblai qualche albero dentro il cancello, ne fui fuori ed aspettai l' autovettura che mi avrebbe portata via da quel luogo.
L' attesa mi tagliava in due, una me voleva andarsene perché sembrava ancora troppo vicina allo sconforto per continuare a restare a respirare quell' aria, l' altra me che credeva nei momenti cruciali della vita si disse che se non sarebbe tornata indietro in quel preciso istante avrebbe potuto dire addio ai suoi desideri ormai fossilizzati, ma non abbastanza da metterle una gran voglia di ripercorre la strada appena fatta a ritroso. Quel preciso istante di riflessione si allungò giusto il tempo di arrivare all' angolo di quella salita più piccola che stretta che dava proprio sul luogo del destino.
Smessa la passeggiata veloce tirai quasi un sospiro, attraversai la strada e le parole mi morirono sulle labbra, lui era lì, ma avevo pensato troppo. Era lì per andarsene, ci salutammo, o qualcosa del genere, poi credo di essere tornata a casa e d' averci scritto su un post nel quale dicevo d' aver fumato e inventavo altri stratagemmi per confondere la storia che avevo lasciato fino a prima di andarmene.
Oggi è il primo giorno d' Autunno, anzi, ormai il secondo (ore 0.08), Google si fa cliccare sulle foglie secche, fuori il vento è diventato molto più fresco che nelle settimane passate, vedo intorno tante persone, mi diverto a filmare le canzoni di mia nipote, a parlare, ogni qualvolta capita di fare un viaggio in macchina, di politica con mio fratello tra il serio e il faceto delle battute di mia cognata, di sentimenti con mia sorella perché mi piace fare la maestra quando la mia vita sentimentale ormai è risaputo in tutto l' universo conosciuto e oltre che è non inesistente ma molto, molto, molto sullo sbiadito andante. Trascorro il tempo tra il computer e le altre faccende, tra una litigata con qualche amico e qualche uscita al mese con la mia migliore amica ormai palermitana d' adozione, tra un mese mi libererò dell' apparecchio ortodontico... e spero solo che il destino non me lo metta più tra i piedi, anzi, tra i denti.
P.S.= Ma quale mente contorta ha inventato la parola "cognata"? Tra tutte quelle che conosco è la sola che vorrei cambiare con qualcos' altro, pure suocera ha un suono migliore, anche genero, zio, cugina, vicino di casa, collega di lavoro, assessore, operatore ecologico... io sono una cognata di due esseri, uno maschile e l' altro femminile, ma mi sentirei meglio se dicessero "ti presento la mia operatrice dell' acquisizione sorelloide", mi fa sentire più intima.
Co - gna - ta, come pre - de - sti - na - ta, no, ha pure meno sillabe, non ce la può fare... voto per la mozione di cambiamento del termine.
Il destino io lo vedo in una certa maniera: sono quasi sicura che esistono dei fili in alto, invisibili, sulle nostre teste predestinate e mentre noi ci barcameniamo tra un pranzo e una salita, questi simpatici filamenti decidono di spostare di volta in volta uno dei loro burattini. No, non credo che dall' alto qualcuno viva per noi, ma è scritto che in un dato momento della vita incontreremo una persona che ai nostri occhi avrà un valore alto o basso e quest' essere di noi avrà una sua percezione.
Trascorso un determinato periodo di tempo dalla prima conoscenza, il filo altrui cesserà di starci accanto e ci si perderà di vista. A volte, però, dopo molto tempo quella persona tornerà al nostro cospetto, la sua vita avrà subito una variazione rispetto a quando noi l' abbiamo conosciuta, forse se la reputavamo importante diremo tra noi e noi che il destino voleva che ci rincontrassimo ma mentre ci perdiamo in pensieri dalla rosea atmosfera non consideriamo il discorso delle percezioni di cui sopra.
Se il destino ci mette davanti sempre alla stessa strada, ma la strada risulta sempre bloccata vuol dire che la lezione da prendere in considerazione è che non è importante il rapporto che s' instaurerà con la persona in questione, quanto la presenza di quella in quel dato momento. (O così, stasera, mi piace credere).
Terminata la discesa mi ritrovai in quella Piazza con l' animale centrale, l' attraversai, passai sotto quell' enorme arco, poi dribblai qualche albero dentro il cancello, ne fui fuori ed aspettai l' autovettura che mi avrebbe portata via da quel luogo.
L' attesa mi tagliava in due, una me voleva andarsene perché sembrava ancora troppo vicina allo sconforto per continuare a restare a respirare quell' aria, l' altra me che credeva nei momenti cruciali della vita si disse che se non sarebbe tornata indietro in quel preciso istante avrebbe potuto dire addio ai suoi desideri ormai fossilizzati, ma non abbastanza da metterle una gran voglia di ripercorre la strada appena fatta a ritroso. Quel preciso istante di riflessione si allungò giusto il tempo di arrivare all' angolo di quella salita più piccola che stretta che dava proprio sul luogo del destino.
Smessa la passeggiata veloce tirai quasi un sospiro, attraversai la strada e le parole mi morirono sulle labbra, lui era lì, ma avevo pensato troppo. Era lì per andarsene, ci salutammo, o qualcosa del genere, poi credo di essere tornata a casa e d' averci scritto su un post nel quale dicevo d' aver fumato e inventavo altri stratagemmi per confondere la storia che avevo lasciato fino a prima di andarmene.
Oggi è il primo giorno d' Autunno, anzi, ormai il secondo (ore 0.08), Google si fa cliccare sulle foglie secche, fuori il vento è diventato molto più fresco che nelle settimane passate, vedo intorno tante persone, mi diverto a filmare le canzoni di mia nipote, a parlare, ogni qualvolta capita di fare un viaggio in macchina, di politica con mio fratello tra il serio e il faceto delle battute di mia cognata, di sentimenti con mia sorella perché mi piace fare la maestra quando la mia vita sentimentale ormai è risaputo in tutto l' universo conosciuto e oltre che è non inesistente ma molto, molto, molto sullo sbiadito andante. Trascorro il tempo tra il computer e le altre faccende, tra una litigata con qualche amico e qualche uscita al mese con la mia migliore amica ormai palermitana d' adozione, tra un mese mi libererò dell' apparecchio ortodontico... e spero solo che il destino non me lo metta più tra i piedi, anzi, tra i denti.
P.S.= Ma quale mente contorta ha inventato la parola "cognata"? Tra tutte quelle che conosco è la sola che vorrei cambiare con qualcos' altro, pure suocera ha un suono migliore, anche genero, zio, cugina, vicino di casa, collega di lavoro, assessore, operatore ecologico... io sono una cognata di due esseri, uno maschile e l' altro femminile, ma mi sentirei meglio se dicessero "ti presento la mia operatrice dell' acquisizione sorelloide", mi fa sentire più intima.
Co - gna - ta, come pre - de - sti - na - ta, no, ha pure meno sillabe, non ce la può fare... voto per la mozione di cambiamento del termine.
Pensato, scritto e pubblicato da
Inenarrabile
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Cento ne penso e una ne scrivo,
La mia normalità.
venerdì 19 settembre 2008
Torno a dormire.
Lo so perché parlano tutti del cuore come se fosse il centro dei sentimenti: non è perché bisogna seguirlo o perché bisogna ascoltarlo come molti suggeriscono, o forse è così per loro, perché loro avvertono questo, invece per me è diverso. Ho capito che certe volte quando al buio sono dentro un lenzuolo o una coperta e tutto intorno tace, e rimango solo io con la luce dei miei occhi ad illuminare gli angoli e le ombre della mia stanza, non posso che prendere atto dell' importanza del cuore nella vita di tutti, non solo perché batte e senza non c' è vita ma perché io lo sento forte e lo sento così com' è: un muscolo striato.
Striato e non devo assecondarlo, non serve.
Striato e conosciamo solo noi due perché siamo così.
Striato e non c' è arroganza che tenga o supposizione su di lui che valga, è striato solo per me e insieme a me.
Il mio cuore non dice e il mio cuore non ascolta, il cuore fa quello per cui c' è, mi fa vivere e segna.
Segna ogni pensiero buttato via.
Segna ogni persona che è passata.
Segna ogni passo che non so fare.
Segna tutti i consigli che non seguo.
Segna ogni giorno di pioggia.
Segna ogni giornata di sole, segna quando non splende più.
Il mio cuore mi è caro per questo, perché segna, ed è striato.
Io non sono nemmeno capace di parlare con il cuore e non lo sento mai alla gola, il mio cuore non fa ciok come quello di Carboni, il mio cuore non è nulla di speciale.
Forse da bambini s' imparano alcuni comandi da far eseguire ai propri organi vitali, io al mio cuore non ho mai provato ad insegnare nulla, è il mio scribacchino e credo basti ad entrambi, perché lui non è nato come un organo volontario ed io non sono nata per dargli ordini.
Sono fuori da ogni schema, anch' io striata, anch' io sono la sola ragione per cui vivo, e se prima di scrivere queste seimila ripetizioni avevo il timore di fare una mossa sbagliata, in questo esatto istante posso altamente dire che me ne fotto.
Striato e non devo assecondarlo, non serve.
Striato e conosciamo solo noi due perché siamo così.
Striato e non c' è arroganza che tenga o supposizione su di lui che valga, è striato solo per me e insieme a me.
Il mio cuore non dice e il mio cuore non ascolta, il cuore fa quello per cui c' è, mi fa vivere e segna.
Segna ogni pensiero buttato via.
Segna ogni persona che è passata.
Segna ogni passo che non so fare.
Segna tutti i consigli che non seguo.
Segna ogni giorno di pioggia.
Segna ogni giornata di sole, segna quando non splende più.
Il mio cuore mi è caro per questo, perché segna, ed è striato.
Io non sono nemmeno capace di parlare con il cuore e non lo sento mai alla gola, il mio cuore non fa ciok come quello di Carboni, il mio cuore non è nulla di speciale.
Forse da bambini s' imparano alcuni comandi da far eseguire ai propri organi vitali, io al mio cuore non ho mai provato ad insegnare nulla, è il mio scribacchino e credo basti ad entrambi, perché lui non è nato come un organo volontario ed io non sono nata per dargli ordini.
Sono fuori da ogni schema, anch' io striata, anch' io sono la sola ragione per cui vivo, e se prima di scrivere queste seimila ripetizioni avevo il timore di fare una mossa sbagliata, in questo esatto istante posso altamente dire che me ne fotto.
mercoledì 17 settembre 2008
Ma tu sei sclerata?! - No sono nata a Febbraio, buona la pizza.
Una volta in un sito di citazioni letterarie (e non) ho letto "chi parla sempre degli altri non ha argomenti propri", e su questa frase mi sono soffermata e continuo a farlo non di rado.
Si può parlare degli altri in tanti modi, in bene, in male, per sentirsi migliori, peggiori, ma questo lo sappiamo più o meno tutti.
Ultimamente il campo deglle mie idee si sta restringendo sempre di più e quasi comincio anch' io a far diventare ciò che è intorno a me o tutto bianco o tutto nero, o al massimo rosso. Un tempo dicevo questo per gioco, per fare quella che ha una frase inventata che poi ti lascia a pensare a "cosa avrà voluto dire?!", la risposta era "assolutamente niente", e non sono mai stata più seria di stasera, non scherzo.
Posso provare a dare un significato, adesso, come forse l' avrò dato anche quando ho scritto per la prima volta questa idiozia.
Se vedo tutto bianco o tutto nero vuol dire che sono una donna tutta d' un pezzo, con una forte forza di volontà, e oddio, non che riesca a portare a lungo scelte consapevolmente sbagliate, ma neanche sono un modello di matrona vecchio stampo, anzi, proprio il contrario, se esiste il detto "quello là è proprio un padre di famiglia" per indicare l' uomo che è di buon cuore, dovrebbe esistere anche "quella sì che è proprio una figlia di famiglia", per indicare proprio la figlia di famiglia (mi sembra giusto, assodato, inspiegato, ma giusto).
Se, invece, vedo anche rosso (per tornare al punto) vuol dire che ho la congiuntivite? Che fuori è scoppiata una delle ciminiere dell' Enichem e che il cielo è ancora più fiammeggiante del solito?? Perché voi non lo sapete ma la mia è l' unica città dove se senti dire che "rosso di sera bel tempo si spera", il tizio che l' ha detto ti sta prendendo enormemente per il regal didietro (se l' hai regale, sennò arrangiati, ma è sempre quello). I giorni possono essere piovosi e lunghi, i pomeriggi sterminati e tempestosi, le sere buie, così buie che restano sempre rosse.
In ogni caso, bisogna riprendere il filo dall' inizio perché mi sto perdendo.
Tenuto conto che:
1)non puoi parlare degli altri perché o sei aggressiva e poco rispettosa o sei ruffiana e leccapiatti (diciamo così);
2) non puoi parlare male di te perché vuol dire che vuoi sentirti fare i complimenti;
3) non puoi parlare bene di te perché vuol dire che te la canti e te la suoni da sola, e se sei pure stonata non è proprio consigliato;
4) Se parli troppo bene di qualsiasi cosa, gatta ci cova (e gallina fa le fusa);
Bisogna trovarsi altri argomenti.
Cominciamo:
1) Non parlare d' amore che succede una catastrofe: gente che si strangola a destra, gente s' impicca a sinistra; gente che se ne frega ed è l' unica persona che dovrebbe ascoltare;
2) Non parlare di sensibilità che fai falsa demagogia e poi che noia, lo sappiamo tutti... ma chissà perché non lo mette in atto mai nessuno;
3) Non fare così e non fare colì;
La finiamo??? No, dico, la finiamo in massa???
Il cielo è celeste il mare è blu è il mio amore sei solo tu.
(E se avete qualcosa da ridire parlate con il mio avvocato.
P.S.= questa è la cosa più importante: un vecchio detto gelese recita:
"Cu pi atru s' ammazza... 'a so' testa 'ncarcata cu 'na mazza"
Significato recondito (ma non moltissimo)
"Non ammazzarti per gli altri, tanto la tua testa finisce lo stesso sotto una mazza e sprofonda" e indovina grazie a chi???
La mia conclusione è che se non sai di che parlare o non vuoi dire nulla di sbagliato, basta che spari a raffica frasi ad effetto e insensate: si perderanno a cercare il significato e non si renderanno neanche conto che è già passata mezz' ora, senza aver parlato di te, di cosa vuoi e senza aver cercato di spillare informazioni (se fai il giornalista, questa è sconsigliata caldamente).
Con affetto, A.M.P.
Si può parlare degli altri in tanti modi, in bene, in male, per sentirsi migliori, peggiori, ma questo lo sappiamo più o meno tutti.
Ultimamente il campo deglle mie idee si sta restringendo sempre di più e quasi comincio anch' io a far diventare ciò che è intorno a me o tutto bianco o tutto nero, o al massimo rosso. Un tempo dicevo questo per gioco, per fare quella che ha una frase inventata che poi ti lascia a pensare a "cosa avrà voluto dire?!", la risposta era "assolutamente niente", e non sono mai stata più seria di stasera, non scherzo.
Posso provare a dare un significato, adesso, come forse l' avrò dato anche quando ho scritto per la prima volta questa idiozia.
Se vedo tutto bianco o tutto nero vuol dire che sono una donna tutta d' un pezzo, con una forte forza di volontà, e oddio, non che riesca a portare a lungo scelte consapevolmente sbagliate, ma neanche sono un modello di matrona vecchio stampo, anzi, proprio il contrario, se esiste il detto "quello là è proprio un padre di famiglia" per indicare l' uomo che è di buon cuore, dovrebbe esistere anche "quella sì che è proprio una figlia di famiglia", per indicare proprio la figlia di famiglia (mi sembra giusto, assodato, inspiegato, ma giusto).
Se, invece, vedo anche rosso (per tornare al punto) vuol dire che ho la congiuntivite? Che fuori è scoppiata una delle ciminiere dell' Enichem e che il cielo è ancora più fiammeggiante del solito?? Perché voi non lo sapete ma la mia è l' unica città dove se senti dire che "rosso di sera bel tempo si spera", il tizio che l' ha detto ti sta prendendo enormemente per il regal didietro (se l' hai regale, sennò arrangiati, ma è sempre quello). I giorni possono essere piovosi e lunghi, i pomeriggi sterminati e tempestosi, le sere buie, così buie che restano sempre rosse.
In ogni caso, bisogna riprendere il filo dall' inizio perché mi sto perdendo.
Tenuto conto che:
1)non puoi parlare degli altri perché o sei aggressiva e poco rispettosa o sei ruffiana e leccapiatti (diciamo così);
2) non puoi parlare male di te perché vuol dire che vuoi sentirti fare i complimenti;
3) non puoi parlare bene di te perché vuol dire che te la canti e te la suoni da sola, e se sei pure stonata non è proprio consigliato;
4) Se parli troppo bene di qualsiasi cosa, gatta ci cova (e gallina fa le fusa);
Bisogna trovarsi altri argomenti.
Cominciamo:
1) Non parlare d' amore che succede una catastrofe: gente che si strangola a destra, gente s' impicca a sinistra; gente che se ne frega ed è l' unica persona che dovrebbe ascoltare;
2) Non parlare di sensibilità che fai falsa demagogia e poi che noia, lo sappiamo tutti... ma chissà perché non lo mette in atto mai nessuno;
3) Non fare così e non fare colì;
La finiamo??? No, dico, la finiamo in massa???
Il cielo è celeste il mare è blu è il mio amore sei solo tu.
(E se avete qualcosa da ridire parlate con il mio avvocato.
P.S.= questa è la cosa più importante: un vecchio detto gelese recita:
"Cu pi atru s' ammazza... 'a so' testa 'ncarcata cu 'na mazza"
Significato recondito (ma non moltissimo)
"Non ammazzarti per gli altri, tanto la tua testa finisce lo stesso sotto una mazza e sprofonda" e indovina grazie a chi???
La mia conclusione è che se non sai di che parlare o non vuoi dire nulla di sbagliato, basta che spari a raffica frasi ad effetto e insensate: si perderanno a cercare il significato e non si renderanno neanche conto che è già passata mezz' ora, senza aver parlato di te, di cosa vuoi e senza aver cercato di spillare informazioni (se fai il giornalista, questa è sconsigliata caldamente).
Con affetto, A.M.P.
martedì 16 settembre 2008
Piccole dosi di auto-stima (dai migliori concessionari d' Italia)
Mi sono iscritta per la seconda volta su Badoo, ma stavolta lasciando un nome falso, e non so neanche perché l' ho fatto, ma avevo voglia di svagarmi o di fingere di essere qualcun' altro.
Dopo aver scelto l' indirizzo e-mail più sconosciuto che ho, e dopo aver dato conferma della mia identità (?), ho proseguito con l' iscrizione.
Questo passo è stato il più difficile, perché oltre a non sapermi staccare dalla mia data di nascita che da sempre adoro, non sono riuscita neanche a mentire fino in fondo su altri miei dettagli. Il momento d' inserire un nome e un cognome diversi dai miei è stato un trauma, e non mettere la foto del mio viso forse è stata l' unica cosa che non mi ha infastidito, se non fosse che per il livello scarso e stra- mediocre della gente che frequenta quella chat, dire che ero un' altra persona (seppur inventata) mi dava un certo fastidio, non so è come se ciò che dicevo io in realtà lo stesse dicendo per gli altri, affascinati, qualcun' altro.
Solo un ragazzo riusciva a scrivere correttamente e ad essere contemporaneamente simpatico, ma lui come me, non aveva inserito alcuna foto di se stesso e inutile dirlo, mi ha chiaramente detto che quello non era il suo nome reale.
Uno dei tizi, mi ha detto che quella chat è frequentata da "linfomani", al ché mi è sembrato giusto dirgli che se in giro ci sono le "linfomani" ci sarà anche qualche maiale da sugna.
Ho conosciuto anche un mio vicino di casa, così gentile che non me l' aspettavo neanche, forse, troppo gentile e ho lasciato perdere la conversazione subito 'ché a me le prese per i fondelli mi fanno girare le scatole.
Infine, ho ritrovato un vecchio collega d' università che si è aperto a parlare nonostante non sapeva chi fossi. Non mi aspettavo onestamente che lo facesse, neanche mi aspettavo che fosse così, come dire? Così. Alla fine gli ho detto chi sono, forse si era fatto illusioni sulla mia identità perché non mi sembra ci sia rimasto benissimo di aver capito che ero io, anche se ha preso il tutto a ridere, solo che non ha aggiunto più nulla. Forse ho esagerato o forse devo ammettere che riesco ad essere simpatica e viva solo quando voglio e quando dico io, e sicuramente con lui non lo ero mai stata prima, anche se onestamente non mi ricordo neppure.
La conclusione è che non entrerò più in quella chat, ma devo anche concludere che nella media umana posso considerarmi una persona soddisfacente e che sebbene non sono uguale a Megan Gale, ho, comunque i miei argomenti... e a proposito di argomenti, il premio di Balua cae como anillo al dedo:
.
Stanotte posso andare a letto soddisfatta :))
_____________________________________________________________________________________
Non è finita, però, mi sono ricordata che devo ancora svolgere un meme che mi ha dato da fare Invernomuto, si tratta di raccontare sei mie abitudini.
Cominciamo:
1) Quando leggo un libro mi piace finirlo subito e solitamente lo divoro all' istante, quando non succede, ho l' abitudine di lasciarlo ammuffire per secoli;
2) Quando vado in bagno leggo tutte le etichette dei prodotti, dei cosmetici, dei detersivi (se sono nei paraggi);
3) Quando sto al computer alzo i piedi e li appoggio sul case;
4) Quando esco devo essere sempre perfetta anche nel mio caos;
5) Gioco a dondolare sulla sedia ( prima o poi ci lascio le penne - così parlò mamma(tustra));
6) Con le persone che conosco poco sono la persona più seria e composta del pianeta Terra (almeno con loro);
Adesso dovrei nominare altre sei persone, ma credo che questo meme l' avete fatto già tutti e vi assolvo. Amen.
Dopo aver scelto l' indirizzo e-mail più sconosciuto che ho, e dopo aver dato conferma della mia identità (?), ho proseguito con l' iscrizione.
Questo passo è stato il più difficile, perché oltre a non sapermi staccare dalla mia data di nascita che da sempre adoro, non sono riuscita neanche a mentire fino in fondo su altri miei dettagli. Il momento d' inserire un nome e un cognome diversi dai miei è stato un trauma, e non mettere la foto del mio viso forse è stata l' unica cosa che non mi ha infastidito, se non fosse che per il livello scarso e stra- mediocre della gente che frequenta quella chat, dire che ero un' altra persona (seppur inventata) mi dava un certo fastidio, non so è come se ciò che dicevo io in realtà lo stesse dicendo per gli altri, affascinati, qualcun' altro.
Solo un ragazzo riusciva a scrivere correttamente e ad essere contemporaneamente simpatico, ma lui come me, non aveva inserito alcuna foto di se stesso e inutile dirlo, mi ha chiaramente detto che quello non era il suo nome reale.
Uno dei tizi, mi ha detto che quella chat è frequentata da "linfomani", al ché mi è sembrato giusto dirgli che se in giro ci sono le "linfomani" ci sarà anche qualche maiale da sugna.
Ho conosciuto anche un mio vicino di casa, così gentile che non me l' aspettavo neanche, forse, troppo gentile e ho lasciato perdere la conversazione subito 'ché a me le prese per i fondelli mi fanno girare le scatole.
Infine, ho ritrovato un vecchio collega d' università che si è aperto a parlare nonostante non sapeva chi fossi. Non mi aspettavo onestamente che lo facesse, neanche mi aspettavo che fosse così, come dire? Così. Alla fine gli ho detto chi sono, forse si era fatto illusioni sulla mia identità perché non mi sembra ci sia rimasto benissimo di aver capito che ero io, anche se ha preso il tutto a ridere, solo che non ha aggiunto più nulla. Forse ho esagerato o forse devo ammettere che riesco ad essere simpatica e viva solo quando voglio e quando dico io, e sicuramente con lui non lo ero mai stata prima, anche se onestamente non mi ricordo neppure.
La conclusione è che non entrerò più in quella chat, ma devo anche concludere che nella media umana posso considerarmi una persona soddisfacente e che sebbene non sono uguale a Megan Gale, ho, comunque i miei argomenti... e a proposito di argomenti, il premio di Balua cae como anillo al dedo:
.Stanotte posso andare a letto soddisfatta :))
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Non è finita, però, mi sono ricordata che devo ancora svolgere un meme che mi ha dato da fare Invernomuto, si tratta di raccontare sei mie abitudini.
Cominciamo:
1) Quando leggo un libro mi piace finirlo subito e solitamente lo divoro all' istante, quando non succede, ho l' abitudine di lasciarlo ammuffire per secoli;
2) Quando vado in bagno leggo tutte le etichette dei prodotti, dei cosmetici, dei detersivi (se sono nei paraggi);
3) Quando sto al computer alzo i piedi e li appoggio sul case;
4) Quando esco devo essere sempre perfetta anche nel mio caos;
5) Gioco a dondolare sulla sedia ( prima o poi ci lascio le penne - così parlò mamma(tustra));
6) Con le persone che conosco poco sono la persona più seria e composta del pianeta Terra (almeno con loro);
Adesso dovrei nominare altre sei persone, ma credo che questo meme l' avete fatto già tutti e vi assolvo. Amen.
Pensato, scritto e pubblicato da
Inenarrabile
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Meme e premiazioni,
Un pacco di affaracci miei
Quel maledetto tacco - mannaggia ho fatto tardi?
In fondo basterebbe prendere uno stramaledettissimo aereo (fa tanto film americano, oh yeah!), scendere di corsa in aereoporto con un piccolo trolley trainato da una mano e una borsa barcollante trattenuta dall' altro braccio, darsi una spallata di tanto in tanto con qualche passante, così, giusto per far vedere che si va di fretta, nel frattempo sentire il crick-crock onomatopeico del tacco e senza mai fermarsi raccoglierlo in velocità e cercare di aprire la borsa con una mano sola per conservarlo, nel frattempo, rendersi conto che l' uscita è vicina e alzare un braccio verso il taxy e ovviamente urlare "TAXYYY" con un po' di fiatone verso la fine della parola per non perdere il ritmo della corsa e tenere il tacco rotto ancora in mano perché conservarlo in quelle condizioni non è poi così semplice. Dentro il Taxy bisognerebbe guardarsi di continuo l' orologio e girare di tanto in tanto la testa verso destra o sinistra per cercare di capire se la destinazione agognata è vicina, ma il tempo potrebbe stringere troppo e allora sarebbe il caso di dare un' altra controllata all' orario, intanto si dovrebbe dire al tassinaro "può cercare di andare più veloce perdio!?" e il tassinaro con un dente d' oro e lo sguardo minaccioso e strafottente direbbe "a signò più de così?! Che se vuò pijà 'na murta???", all' istante chiedergli come mai è andato a lavorare in quel posto e perché si è trasferito dalla sua città, che anche se non sono affari che ci riguardano, in fondo lo vogliamo sapere tutti, e sentirsi dire che "a me me c' hanno mannato", e che se ce l' hanno "mannato a quer paese, un motivo doveva pur essece", così salutato per sempre il tassista, mi dirigerei verso casa Sua, barcollando per la strada con una calza rotta ma felice d' essere arrivata anche se con un po' di ritardo sui miei programmi, suonerei al citofono e lui mi chiederebbe "chi è a quest' ora?", e io gli direi scherzando che sono il lattaio. Lui scenderebbe e mi direbbe dolceente "ma vai avanti ancora con questa storia del lattaio?!" e io gli direi "hai ragione, sono la lattaia, ma mi piace dire lattaio" e lui "Va bene, ma cambia mestiere... non vedi quanto ti stressi a fare la lattaia pendolare?!"
P.S.= Per la storia d' amore sensata continuate a leggere i miei post.
P.S.= Per la storia d' amore sensata continuate a leggere i miei post.

P.P.S.= Per la storia d' amore, di morte, di intrighi, di sogni e di droga continuate a leggere i miei post. *
P.P.P.S.= Per un' altra storia di eccelsa intensità maggiore o uguale a questa restate sintonizzati tutti i giorni, ma non sono certa che sarò in grado di eguagliarmi...
* .
domenica 14 settembre 2008
2030
Ieri sera pioveva mentre i ragazzi erano fuori, mentre mio marito era al lavoro ed io stavo sdraiata sul divano, e pensavo.
I miei figli sono cresciuti così in fretta che se da una parte mi sembra che sia trascorso solo un giorno da quando dipendevano totalmente da me, dall' altra è come se fosse passato un secolo e in loro vedo delle persone grandi e complete che possono e devono far parte di un disegno che mi vede latente rispetto alla loro vita.
Dal divano guardavo la pioggerella fina battersi sui vetri mentre la tenda lievemente svolazzava trascinata dal soffio del vento che trapelava da una delle ante leggermente aperta, ad un tratto mi ha sfiorata un brivido di freddo, mi sono chiusa le braccia con le mani per darmi un po' di calore e appena nell' impulso del freddo ho chiuso gli occhi mi sono rivista ragazza, in una sera normale come raramente se ne vivono, di quelle in cui la mente percepisce e raccoglie segnali che a tutto il resto del mondo sembrano gesti già visti e irrilevanti, dove tutto intorno non v' è nient' altro che il solito sempre.
E mi è presa un po' di nostalgia di quando non vedevo l' ora di vederlo, che mi si fermasse accanto per caso, di quando coi miei amici si rideva a parlare fingendosi di altri posti e ci si metteva a cantare e a sghignazzare.
Ieri sera mia figlia Gloria mi ha chiamata per dirmi che sarebbe rimasta a casa di Paola. Suo fratello Marco l' avrebbe accompagnata.
Marco mi preoccupa da qualche giorno, ha un' aria scura sul viso e i suoi occhi brillanti non ridono molto, sto aspettando che mi dica qualcosa, forse ha chiuso la storia con Francesca, non la nomina neanche. Mi fa sentire sola, vorrei parlare con lui ma si è chiuso in se stesso, gli ho chiesto come si sente ma non mi ha risposto, mi ha fatto vedere una foto recente di Francesca e mi ha detto che la trova bellissima, fissava quell' immagine come se fosse reale, come se non potesse afferrarla, come se fosse un muro alto irraggiungibile ma con uno splendido murales sopra da ammirare.
Io lo guardavo estasiata e pensavo a suo padre, e chissà se anche lui che ha il suo stesso modo di brillare, lontano da me, stava scrutando una mia immagine, se s' impietosiva nel non potermi afferrare e chissà se lui l' ha mai fatto.
A volte Marco sembra me e a volte mi chiedo se noi possiamo entrare di soppiatto nei pensieri di chi amiamo come lo fanno loro prepotentemente in punta di piedi, nei nostri.
[Video: Articolo 31 - 2030]
I miei figli sono cresciuti così in fretta che se da una parte mi sembra che sia trascorso solo un giorno da quando dipendevano totalmente da me, dall' altra è come se fosse passato un secolo e in loro vedo delle persone grandi e complete che possono e devono far parte di un disegno che mi vede latente rispetto alla loro vita.
Dal divano guardavo la pioggerella fina battersi sui vetri mentre la tenda lievemente svolazzava trascinata dal soffio del vento che trapelava da una delle ante leggermente aperta, ad un tratto mi ha sfiorata un brivido di freddo, mi sono chiusa le braccia con le mani per darmi un po' di calore e appena nell' impulso del freddo ho chiuso gli occhi mi sono rivista ragazza, in una sera normale come raramente se ne vivono, di quelle in cui la mente percepisce e raccoglie segnali che a tutto il resto del mondo sembrano gesti già visti e irrilevanti, dove tutto intorno non v' è nient' altro che il solito sempre.
E mi è presa un po' di nostalgia di quando non vedevo l' ora di vederlo, che mi si fermasse accanto per caso, di quando coi miei amici si rideva a parlare fingendosi di altri posti e ci si metteva a cantare e a sghignazzare.
Ieri sera mia figlia Gloria mi ha chiamata per dirmi che sarebbe rimasta a casa di Paola. Suo fratello Marco l' avrebbe accompagnata.
Marco mi preoccupa da qualche giorno, ha un' aria scura sul viso e i suoi occhi brillanti non ridono molto, sto aspettando che mi dica qualcosa, forse ha chiuso la storia con Francesca, non la nomina neanche. Mi fa sentire sola, vorrei parlare con lui ma si è chiuso in se stesso, gli ho chiesto come si sente ma non mi ha risposto, mi ha fatto vedere una foto recente di Francesca e mi ha detto che la trova bellissima, fissava quell' immagine come se fosse reale, come se non potesse afferrarla, come se fosse un muro alto irraggiungibile ma con uno splendido murales sopra da ammirare.
Io lo guardavo estasiata e pensavo a suo padre, e chissà se anche lui che ha il suo stesso modo di brillare, lontano da me, stava scrutando una mia immagine, se s' impietosiva nel non potermi afferrare e chissà se lui l' ha mai fatto.
A volte Marco sembra me e a volte mi chiedo se noi possiamo entrare di soppiatto nei pensieri di chi amiamo come lo fanno loro prepotentemente in punta di piedi, nei nostri.
[Video: Articolo 31 - 2030]
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Cento ne penso e una ne scrivo,
Pensieri,
video e canzoni
Vuoto a perdere.
"Martina" sarebbe stata il soggetto di questo post se non avessi capito in tempo che non ho niente di affascinante tra i pensieri stanotte e nulla da poterle far vivere, nessuna scena di lei trepidante e nemmeno uno shock anafilattico da farle provare per poi farla guarire, non ho voglia di crearla.
E' là seduta su una sedia in una stanza blu, non fa niente, forse sta giocando un po' con i capelli, ha un piede su una sedia e l' altro ciondolante, è sola, si gira, ma non è nulla d' interessante, non parla neanche e mi fissa, dritto negli occhi. Ma io non ho intenzione di ripescare per lei sensazioni passate per rammendargliele addosso né tantomeno voglio farle vivere le mie speranze e non voglio che riesca in ciò che a me sfugge o che non sono capace di afferrare.
Sono talmente invidiosa di quel che potrebbe diventare che la lascio là, a fare la quarantenne beota seduta in silenzio a guardare dritto nel vuoto, ad oscillare con una gamba.
E' là seduta su una sedia in una stanza blu, non fa niente, forse sta giocando un po' con i capelli, ha un piede su una sedia e l' altro ciondolante, è sola, si gira, ma non è nulla d' interessante, non parla neanche e mi fissa, dritto negli occhi. Ma io non ho intenzione di ripescare per lei sensazioni passate per rammendargliele addosso né tantomeno voglio farle vivere le mie speranze e non voglio che riesca in ciò che a me sfugge o che non sono capace di afferrare.
Sono talmente invidiosa di quel che potrebbe diventare che la lascio là, a fare la quarantenne beota seduta in silenzio a guardare dritto nel vuoto, ad oscillare con una gamba.
sabato 13 settembre 2008
Non serve un titolo se non si scrive
Non ho voglia di scrivere stasera perché non ho niente da dire che non potrebbe far cadere la maschera che ho costruito con grande cura e che ho incollato al mio viso.
Lascio una canzone e vado fino a quando non mi passa completamente questo stato d' introversione, semmai passerà.
Ogni volta - Vasco Rossi
E ogni volta che viene giorno
ogni volta che ritorno
ogni volta che cammino e
mi sembra di averti vicino
ogni volta che mi guardo intorno
ogni volta che non me ne accorgo
ogni volta che viene giorno
E ogni volta che mi sveglio
ogni volta che mi sbaglio
ogni volta che sono sicuro e
ogni volta che mi sento solo
ogni volta che mi viene in mente
qualche cosa che non c'entra niente
ogni volta
E ogni volta che non sono coerente
e ogni volta che non è importante
ogni volta che qualcuno si preoccupa per me
ogni volta che non c'è
proprio quanto la stavo cercando
ogni volta
ogni volta quando....
E ogni volta che torna sera
mi prende la paura
e ogni volta che torna sera
mi prende la paura
E ogni volta che non c'entro
ogni volta che non sono stato
ogni volta che non guardo in faccia a niente
e ogni volta che dopo piango
ogni volta che rimango
con la testa tra le mani
e rimando tutto a domani
Lascio una canzone e vado fino a quando non mi passa completamente questo stato d' introversione, semmai passerà.
Ogni volta - Vasco Rossi
E ogni volta che viene giorno
ogni volta che ritorno
ogni volta che cammino e
mi sembra di averti vicino
ogni volta che mi guardo intorno
ogni volta che non me ne accorgo
ogni volta che viene giorno
E ogni volta che mi sveglio
ogni volta che mi sbaglio
ogni volta che sono sicuro e
ogni volta che mi sento solo
ogni volta che mi viene in mente
qualche cosa che non c'entra niente
ogni volta
E ogni volta che non sono coerente
e ogni volta che non è importante
ogni volta che qualcuno si preoccupa per me
ogni volta che non c'è
proprio quanto la stavo cercando
ogni volta
ogni volta quando....
E ogni volta che torna sera
mi prende la paura
e ogni volta che torna sera
mi prende la paura
E ogni volta che non c'entro
ogni volta che non sono stato
ogni volta che non guardo in faccia a niente
e ogni volta che dopo piango
ogni volta che rimango
con la testa tra le mani
e rimando tutto a domani
martedì 9 settembre 2008
E se ti piglio che ti piglio, la Gioconda te la piglio.
In via Pisa che è una strada strettissima del quartiere Sperone, nel pieno centro storico di Gela, in occasione dei festeggiamenti per la Madonna dell' Alemanna (matrona della città) dell' 8 Settembre, ogni anno viene allestita una mostra fotografica, di dipinti e di manifatture artigianali, da poter visitare per tre giorni, prima che la festa sia del tutto conclusa dai rituali fuochi d' artificio.
L' 8 di quest' anno ho deciso all' ultimo minuto di uscire di casa perché il senso di colpa per l' esame mi stava divorando viva, ma sono andata lo stesso perché mi piace l' atmosfera. La serata è stata degna delle aspettative: il corso Vittorio Emanuele era illuminato, il quadro dorato della Madonna splendeva come sempre, via Pisa era più suggestiva che mai, ma una cosa non l' ho capita, e precisamente: mentre stavamo guardando i dipinti, a me e a Giacomo è venuta l' idea di poter costruire un post su questo evento, così, il ragazzo s' è ingegnato per fare qualche fotografia, ma davanti ad un quadro cubista o qualcosa del genere, Giacomo ha esclamato che sarebbe riuscito anche lui a creare arte come quella, perché di quadri bellissimi ce n' erano, ma quello proprio non lo era.
Da questa affermazione sua, abbiamo cominciato a trovare le difficoltà presunte o presuntamente reali che i vari artisti hanno potuto trovare nel dipingere quei soggetti per renderli veritieri o surreali, a seconda dell' effetto voluto.
Fin qua nulla di così strano se non fosse successo che davanti ad un' opera mi sono permessa di dire che quelle pennellate e quei colori così vividi io non avrei mai saputo riprodurli e il mio amico ha aggiunto che quel personaggio che ne veniva fuori in posizione centrale secondo lui era stato un po' complicato da dipingere, in ogni caso era d' accordo con il mio commento... Qualche orecchio accorto e ovviamente interessato, però, si è avvicinato a noi per ascoltare il commento al successivo quadro, da noi apprezzato, tanto che Giacomo aveva preso in mano la macchina fotografica, ma "No!", ha detto l' uomo "foto non ne vogliamo: i doppioni non ci servono".
Come dire?! Non che io e Giacomo non sapessimo di aver stampato sul viso che siamo due artisti (senza erba), ma non è un po' esagerato un atteggiamento del genere?! Ci saremmo mai potuti spacciare per i pittori originali del dipinto? Ed anche se fosse (ma quando mai... ), il tizio che avrebbe comprato il nostro quadro falso spacciato per l' originale, sarebbe stato veramente un acquirente da volere a tutti i costi?!
Ad ogni modo, la mia conclusione è che la pubblicità gratuita fa venire l' ulcera allo stomaco e perciò sia io sia Giacomo abbiamo deciso di non inserire foto sull' evento, ecco.
Mai successo al Louvre, santiddio.
L' 8 di quest' anno ho deciso all' ultimo minuto di uscire di casa perché il senso di colpa per l' esame mi stava divorando viva, ma sono andata lo stesso perché mi piace l' atmosfera. La serata è stata degna delle aspettative: il corso Vittorio Emanuele era illuminato, il quadro dorato della Madonna splendeva come sempre, via Pisa era più suggestiva che mai, ma una cosa non l' ho capita, e precisamente: mentre stavamo guardando i dipinti, a me e a Giacomo è venuta l' idea di poter costruire un post su questo evento, così, il ragazzo s' è ingegnato per fare qualche fotografia, ma davanti ad un quadro cubista o qualcosa del genere, Giacomo ha esclamato che sarebbe riuscito anche lui a creare arte come quella, perché di quadri bellissimi ce n' erano, ma quello proprio non lo era.
Da questa affermazione sua, abbiamo cominciato a trovare le difficoltà presunte o presuntamente reali che i vari artisti hanno potuto trovare nel dipingere quei soggetti per renderli veritieri o surreali, a seconda dell' effetto voluto.
Fin qua nulla di così strano se non fosse successo che davanti ad un' opera mi sono permessa di dire che quelle pennellate e quei colori così vividi io non avrei mai saputo riprodurli e il mio amico ha aggiunto che quel personaggio che ne veniva fuori in posizione centrale secondo lui era stato un po' complicato da dipingere, in ogni caso era d' accordo con il mio commento... Qualche orecchio accorto e ovviamente interessato, però, si è avvicinato a noi per ascoltare il commento al successivo quadro, da noi apprezzato, tanto che Giacomo aveva preso in mano la macchina fotografica, ma "No!", ha detto l' uomo "foto non ne vogliamo: i doppioni non ci servono".
Come dire?! Non che io e Giacomo non sapessimo di aver stampato sul viso che siamo due artisti (senza erba), ma non è un po' esagerato un atteggiamento del genere?! Ci saremmo mai potuti spacciare per i pittori originali del dipinto? Ed anche se fosse (ma quando mai... ), il tizio che avrebbe comprato il nostro quadro falso spacciato per l' originale, sarebbe stato veramente un acquirente da volere a tutti i costi?!
Ad ogni modo, la mia conclusione è che la pubblicità gratuita fa venire l' ulcera allo stomaco e perciò sia io sia Giacomo abbiamo deciso di non inserire foto sull' evento, ecco.
Mai successo al Louvre, santiddio.
domenica 7 settembre 2008
La vita è un sogno o Marzullo è il mio migliore amico?
E' passato molto tempo da quella sera davanti al One, è passato tanto tempo ma oggi come allora continuo a non sapere cosa provavo e cos' ha rappresentato per me quella storia.
Vedevo tutto molto strampalato in quel periodo e la realtà era filtrata dai miei programmi ma gestita dalle mie ansie. Pensavo di essere innamorata e a tratti di poterne fare a meno, nel frattempo pensavo di aver trovato una bizzarra stabilità che nessuno avrebbe potuto ledere.
Passarono pochissimi intensi giorni e accaddero strani eventi l' uno dietro l' altro ed io non mi sentivo più io, qualsiasi cosa succedesse per me era inconcepibile che stesse toccando proprio me, eppure era così, e proseguivano i giorni e continuavo ad accumulare delusioni e a rimanere sempre più ferma nelle mie convinzioni che sarebbero cedute solo con un pizzico sulla guancia, ma così non fu e caddero ugualmente. Mi ritrovai dentro l' apice del rifiuto della vita. Tagliai fuori la causa del mio dolore dai miei problemi, non volli più saperne niente e lui non sa, ancora oggi, se e quanto ci sono stata male.
Andavo a lezione in quel periodo e seguivo le spiegazioni del professore con la penna sempre incollata al foglio e l' attenzione ipnotica di chi non aveva altro a cui pensare, con gli occhi stanchi di chi aveva visto anche più del dovuto cosa la vita può regalarti di bellissimo e cos' altro può donarti di mai desiderato, ma anche di chi aveva molto sonno perso alle spalle.
Non passarono molti giorni prima che riprendessi il mio ritmo, da sola, più forte, in modo totalmente fuori dal comune e, soprattutto, dal mio essere. Qualcosa, però, non era più uguale.
Nel mio ritmo sono cambiati i toni, la percezione degli alti e dei bassi, gli acuti non li vedo spiccare in alto perché so che si bloccano a mezz' aria, e se i sogni volano alti c' è la consapevolezza che la parola "sogni" la detesto, così come non voglio niente che sia l' antitesi della vita, 'ché se volessi il sogno perpetuo non dovrei far altro che tagliarmi le vene in una morte oscena e sporca e non c' è nulla di peggiore di morire in mezzo al marrone più stagnante e ancora peggio se auto-provocato.
Mentre scrivo provo un moto di angoscia misto a riluttanza e non è nostalgia, è qualcosa che non so spiegare. E' stata una storia brevissima, un amore che a chiamarlo così farei ridere tutti gli animali della fattoria di Zio Tobia, lui era un ragazzo che non ho mai conosciuto fino in fondo, dentro il quale vedevo un forte potenziale, ero convinta che fosse così intelligente da piegare il mondo a sè, in realtà succedeva l' esatto contrario, forse era troppo fragile per combattere per ciò che voleva o forse semplicemente non voleva null' altro che lo stato apatico e baccanale in cui si trovava.
E non so il motivo per cui voglio sempre cercare qualcosa nel fondo delle persone e perché ci credo così tanto da non rendermi conto che nel frattempo trascuro cosa ho dentro io, cosa sento e cosa gli altri percepiscono delle mie profondità, se sotto la superficie c' è solo il suo specchio o se dentro è pieno di stanze colorate.
Quando sono sola, però, io so chi sono e dove posso arrivare e certe volte non avverto dei limiti, neanche per la vita, figuriamoci per i sogni.
Vedevo tutto molto strampalato in quel periodo e la realtà era filtrata dai miei programmi ma gestita dalle mie ansie. Pensavo di essere innamorata e a tratti di poterne fare a meno, nel frattempo pensavo di aver trovato una bizzarra stabilità che nessuno avrebbe potuto ledere.
Passarono pochissimi intensi giorni e accaddero strani eventi l' uno dietro l' altro ed io non mi sentivo più io, qualsiasi cosa succedesse per me era inconcepibile che stesse toccando proprio me, eppure era così, e proseguivano i giorni e continuavo ad accumulare delusioni e a rimanere sempre più ferma nelle mie convinzioni che sarebbero cedute solo con un pizzico sulla guancia, ma così non fu e caddero ugualmente. Mi ritrovai dentro l' apice del rifiuto della vita. Tagliai fuori la causa del mio dolore dai miei problemi, non volli più saperne niente e lui non sa, ancora oggi, se e quanto ci sono stata male.
Andavo a lezione in quel periodo e seguivo le spiegazioni del professore con la penna sempre incollata al foglio e l' attenzione ipnotica di chi non aveva altro a cui pensare, con gli occhi stanchi di chi aveva visto anche più del dovuto cosa la vita può regalarti di bellissimo e cos' altro può donarti di mai desiderato, ma anche di chi aveva molto sonno perso alle spalle.
Non passarono molti giorni prima che riprendessi il mio ritmo, da sola, più forte, in modo totalmente fuori dal comune e, soprattutto, dal mio essere. Qualcosa, però, non era più uguale.
Nel mio ritmo sono cambiati i toni, la percezione degli alti e dei bassi, gli acuti non li vedo spiccare in alto perché so che si bloccano a mezz' aria, e se i sogni volano alti c' è la consapevolezza che la parola "sogni" la detesto, così come non voglio niente che sia l' antitesi della vita, 'ché se volessi il sogno perpetuo non dovrei far altro che tagliarmi le vene in una morte oscena e sporca e non c' è nulla di peggiore di morire in mezzo al marrone più stagnante e ancora peggio se auto-provocato.
Mentre scrivo provo un moto di angoscia misto a riluttanza e non è nostalgia, è qualcosa che non so spiegare. E' stata una storia brevissima, un amore che a chiamarlo così farei ridere tutti gli animali della fattoria di Zio Tobia, lui era un ragazzo che non ho mai conosciuto fino in fondo, dentro il quale vedevo un forte potenziale, ero convinta che fosse così intelligente da piegare il mondo a sè, in realtà succedeva l' esatto contrario, forse era troppo fragile per combattere per ciò che voleva o forse semplicemente non voleva null' altro che lo stato apatico e baccanale in cui si trovava.
E non so il motivo per cui voglio sempre cercare qualcosa nel fondo delle persone e perché ci credo così tanto da non rendermi conto che nel frattempo trascuro cosa ho dentro io, cosa sento e cosa gli altri percepiscono delle mie profondità, se sotto la superficie c' è solo il suo specchio o se dentro è pieno di stanze colorate.
Quando sono sola, però, io so chi sono e dove posso arrivare e certe volte non avverto dei limiti, neanche per la vita, figuriamoci per i sogni.
Puttanate Nord E puttanate Sud scritte da una cittadina del villaggio globale.
Dopo aver mangiato una pizza e avere ascoltato di sfuggita la voce di Manuela Villa che proveniva dal palco di Piazza Umberto Primo, nella mia città, stavamo andando verso casa, quando abbiamo incontrato un vecchio amico.
Abbiamo parlato per un po' di tempo di svariati argomenti, poi è saltata fuori la frase della Gelmini sugli studenti e gli insegnanti ignoranti che dal Sud si dirigono verso il Nord Italia e che secondo la signora vanno a contaminare anche i ragazzi del Nord.
Tornata a casa ho provato a cercare su internet di cosa si stesse parlando, per fare più chiarezza, e onestamente non che m' interessasse più di tanto, ma sono entrata in un sito dove veniva difesa la posizione del ministro (o della ministra, ma mi perdonerà per l' ignoranza, perché io ragazza del sud sono e fui) e che per giunta non scriverò.
Noi meridionali andiamo a scuola, i settentrionali riempiono le loro aule d' insegnanti del Sud. Ergo, se i ragazzi del settentrione fossero così volenterosi nello studio e se fosse vero questo millantato divario tra noi e loro, mi chiedo: perché lor signori a stento riescono a prendere il diploma?! Sì, chi vuole difendere la sua tesi non deve far altro che dare la colpa agli insegnanti e amen, ma sappiamo tutti che se lo studente ha difficoltà pratiche e poca dimestichezza con le dita nello sfogliare le pagine dei libri poi quest' ultimi non è che s' insegnano da soli, ma soprattutto, e molto più importante, non vengono imparati e assimilati. Io lo so, perché ho fatto parte degli studenti bravi ma anche degli asini e ancora oggi, un giorno sono tra questi e il giorno dopo in mezzo agli altri.
Così mi vengono in testa i discorsi di ragazze del Sud che hanno terminato la seconda media e poi hanno fatto il falò coi testi scolastici: frasi, domande, stupore nei confronti di una studentessa universitaria che non si è ancora laureata, a cui dopo il primo mese di università, già chiedevano "ma quante materie ti sei data???". E in tutto ciò è facile notare come le signorine in questione, non solo non avevano motivo di rimanere meravigliate, ma oltretutto, nella loro asineria non sono neanche arrivate a poter insegnare al Nord, e chissà come mai, dato che qua è tutto uno scatafascio e chiunque può sedersi in cattedra, secondo l' autorità dell' istruzione.
Tutto questo mi fa pensare anche quanto si fa presto a dire che al Sud c' è la delinquenza, be' chi può nasconderlo?! E' vero. Solo che è ancora più vero che certi ragazzi delle regioni BENE del paese, entrano nei locali solo per fare a botte, che se incontrano uno straniero lo gonfiano di botte ma sono giustificati perché tanto tutti i delitti vengono fatti da quelli: statistiche alla mano... Statistiche! Che se fosse per loro l' attuale governo non ci sarebbe neanche, e nemmeno m' importa stabilire se è giusto o no, 'ché il mio voto è unico, ed io sono l' ultimo granello di sabbia sperduto tra le rive del mare e tanto quanto questo conto nella scala gerarchica dei signori del feudalesimo statale, da destra a manca fino ad arrivare all' uomo qualunque che è morto tanti anni fa.
Vedo il mondo avvicinarsi sempre più verso la deriva e osservo degli adulti sempre più bambini che con le loro frasi sembrano reclamare attenzioni e un po' di buon senso. E sì, nella cerchia m' infilo anch' io insieme a questo post.
Si sta lungamente e tragicamente arrivando ad un punto morto.

In questi giorni ho toccato con mano la legge dell' utile, e ho aiutato a studiare ad alcune bambine che sono lo specchio di ciò che guardano in televisione, ma ancora peggio, dei loro genitori.
La legge del profitto sta chiudendo occhi a destra e a manca e le persone non sono più persone ma si trasformano nell' oggetto che si desidera avere, e nel caso specifico di noi ignoranti ragazzi del Sud desiderosi di arrivare al Nord (?), siamo per "chi di dovere", dei biglietti del treno, di sola andata e per il non-ritorno, ovviamente.
Abbiamo parlato per un po' di tempo di svariati argomenti, poi è saltata fuori la frase della Gelmini sugli studenti e gli insegnanti ignoranti che dal Sud si dirigono verso il Nord Italia e che secondo la signora vanno a contaminare anche i ragazzi del Nord.
Tornata a casa ho provato a cercare su internet di cosa si stesse parlando, per fare più chiarezza, e onestamente non che m' interessasse più di tanto, ma sono entrata in un sito dove veniva difesa la posizione del ministro (o della ministra, ma mi perdonerà per l' ignoranza, perché io ragazza del sud sono e fui) e che per giunta non scriverò.
Noi meridionali andiamo a scuola, i settentrionali riempiono le loro aule d' insegnanti del Sud. Ergo, se i ragazzi del settentrione fossero così volenterosi nello studio e se fosse vero questo millantato divario tra noi e loro, mi chiedo: perché lor signori a stento riescono a prendere il diploma?! Sì, chi vuole difendere la sua tesi non deve far altro che dare la colpa agli insegnanti e amen, ma sappiamo tutti che se lo studente ha difficoltà pratiche e poca dimestichezza con le dita nello sfogliare le pagine dei libri poi quest' ultimi non è che s' insegnano da soli, ma soprattutto, e molto più importante, non vengono imparati e assimilati. Io lo so, perché ho fatto parte degli studenti bravi ma anche degli asini e ancora oggi, un giorno sono tra questi e il giorno dopo in mezzo agli altri.
Così mi vengono in testa i discorsi di ragazze del Sud che hanno terminato la seconda media e poi hanno fatto il falò coi testi scolastici: frasi, domande, stupore nei confronti di una studentessa universitaria che non si è ancora laureata, a cui dopo il primo mese di università, già chiedevano "ma quante materie ti sei data???". E in tutto ciò è facile notare come le signorine in questione, non solo non avevano motivo di rimanere meravigliate, ma oltretutto, nella loro asineria non sono neanche arrivate a poter insegnare al Nord, e chissà come mai, dato che qua è tutto uno scatafascio e chiunque può sedersi in cattedra, secondo l' autorità dell' istruzione.
Tutto questo mi fa pensare anche quanto si fa presto a dire che al Sud c' è la delinquenza, be' chi può nasconderlo?! E' vero. Solo che è ancora più vero che certi ragazzi delle regioni BENE del paese, entrano nei locali solo per fare a botte, che se incontrano uno straniero lo gonfiano di botte ma sono giustificati perché tanto tutti i delitti vengono fatti da quelli: statistiche alla mano... Statistiche! Che se fosse per loro l' attuale governo non ci sarebbe neanche, e nemmeno m' importa stabilire se è giusto o no, 'ché il mio voto è unico, ed io sono l' ultimo granello di sabbia sperduto tra le rive del mare e tanto quanto questo conto nella scala gerarchica dei signori del feudalesimo statale, da destra a manca fino ad arrivare all' uomo qualunque che è morto tanti anni fa.
Vedo il mondo avvicinarsi sempre più verso la deriva e osservo degli adulti sempre più bambini che con le loro frasi sembrano reclamare attenzioni e un po' di buon senso. E sì, nella cerchia m' infilo anch' io insieme a questo post.
Si sta lungamente e tragicamente arrivando ad un punto morto.

In questi giorni ho toccato con mano la legge dell' utile, e ho aiutato a studiare ad alcune bambine che sono lo specchio di ciò che guardano in televisione, ma ancora peggio, dei loro genitori.
La legge del profitto sta chiudendo occhi a destra e a manca e le persone non sono più persone ma si trasformano nell' oggetto che si desidera avere, e nel caso specifico di noi ignoranti ragazzi del Sud desiderosi di arrivare al Nord (?), siamo per "chi di dovere", dei biglietti del treno, di sola andata e per il non-ritorno, ovviamente.
venerdì 5 settembre 2008
Che shock!
Ho una vecchia bottega di chincaglierie. La nonna di mia madre aprì questo negozio circa un secolo e mezzo orsono, e da allora la famiglia di mia madre ha gestito l' attività, mentre adesso tocca a me.
La vetrina del mio negozio si affaccia su una vecchia stradina di paese basolata, qui intorno tutti i pianterreni sono adibiti alla vendita di souvenir e altre amenità simili, ma non è questo che voglio raccontare, sto divagando e forse, non vi ho neanche detto chi sono, comunque, è meglio proseguire con ordine, altrimenti faccio confusione e mi perdo in circumnavigazioni mentali senza giungere al punto cruciale cui voglio farvi arrivare.
Dicevo: ho una bottega su una stradina, e la gente va e viene che è una meraviglia. Io non ho mai avuto problemi di denaro, 'ché per fortuna l' attività commerciale, in questa zona ripaga, e di pizzo e di mafia non v' è neanche l' ombra. Gestisco da sola i miei affari perché ho sempre creduto fortemente nella mia indipendenza, e non voglio avere ostacoli intorno quando devo prendere decisioni importanti. A volte sono scorretta nei confronti di altri commercianti. No, non chiedo il pizzo, non organizzo le estorsioni, non sono un boss della malavita. Per azioni scorrette intendo dire che c' è un uomo accanto alla mia porta, uno di quelli tutti d' un pezzo, non perché la sua parola vale oro, ma perché se gli parli e usi dieci parole lui ne afferra soltanto una, tutta d' un pezzo, così, come lui.
Sono scorretta perché lui mi ama ma io amo il commesso viaggiatore.
Il commesso viaggiatore è uno che riesce in tutto quel che fa, è uno che vince, e mi stuzzica nella voglia di continuare a seguirlo nelle sue imprese, mi istiga a cercarlo e a me, stargli accanto, non basta mai.
Ricevo molte lettere, da tanti ammiratori e da molti che mi ringraziano per la cortesia usata nei loro confronti. Ma io sono seria! E siamo seri in massa, su! Quale donna né bella, né brutta, riceve tutti questi attestati di stima?! Così ho capito: le lettere sono tutte del commesso viaggiatore: è lui che finge, lui che si nasconde, lui che mi adora, lui che vorrebbe tenermi stretta fra le braccia durante le sere d' inverno, ed io segretamente l' ho capito.
L' altra settimana, il commesso viaggiatore mi ha detto a suo modo che non mi trova affatto brutta, nel frattempo mi ha dato della cretina, ma credo che fosse il suo strampalato modo di mostrarmi affetto. Intanto l' uomo tutto d' un pezzo continua a passeggiare davanti al mio negozio e parla con il venditore di lumache che ha il carretto appoggiato al muro frontale rispetto al mio negozio, e lo fa quotidianamente.
Il lumacaio, o come si chiama... è uno che con le donne ci sa fare e forse, lo fa così bene perché ormai stanco di guardare sbavare le sue lumache ha trovato il metodo per non far capire quando lo fa anche lui.
Lo trovo affascinante ed è pieno di argomenti, ne ha talmente tanti che ogni giorno sembra vendere qualcosa di diverso e se per caso ti avvicini alla sua piccola bancarella ti racconta una storia differente per ciascuna lumaca, e di lumache lui ne ha, eh se ne ha!
Una mattina ha preso in mano una lumaca e cambiatosi in fretta il tono della voce, ha emesso dei suoni schiacciati, gutturali e mezzi morbidi e mi diceva:
Buongiourno signoura, io souno una luomaca venuta da moulto luontano, ho giuirato i sette mauri e ho sposauto una dounna di nome Maurizia a cui piaceuva mangiaure la liquiriziuia, ma un giorno che sono finito in un canneto, per sbaglio e sotto il palo di un divieuto, si è avvicinauto un uoumo con un biaunco sacchetto e mi ha portauto qua soupra douve di parlare più non smeutto, mi coumpri signoura lo chiedo con affetto, ho deutto la veurità, ed io qui, mi creuda, non mi diletto!".
Adorabile, fine, proprio delicato.
Un pomeriggio però, il commesso viaggiatore, il lumacaio e l' uomo tutto d' un pezzo, hanno trovato le mie lettere e rimasti sbigottiti m' hanno detto insieme: "ma come può essere?!". Io li ho guardati dritto negli occhi e poi mi sono girata dal verso opposto senza dire una parola.
Questo episodio mi ha fatto riflettere, così ho trovato una soluzione: l' inviterò a cena uno alla volta ciascuno dei tre e proverò a capire - mi sono detta. Non l' avessi mai fatto!
Scoprii che mi mandava le lettere l' uomo tutto d' un pezzo che quella sera a casa mia stranamente capiva tutto, tranne perché era seduto di fronte a me.
Il commesso viaggiatore ha bevuto tutto il vino che avevo in dispensa ed è tornato a casa quando si è svegliato l' indomani senza sapere neanche dove si trovasse, in compenso si trascinava scanco e ciondolante come neanche i reduci di guerra saprebbero fare e non mi riferisco mica a quelli che fanno finta.
Il lumacaio. Il lumacaio è stato impeccabile, ma sentirlo parlare come le sue lumache mi ha lasciato una strana sensazione e poi le lettere non erano sue.
Non ho ancora risolto il fatto, non so chi sia il mio ammiratore, ma da qualche giorno ricevo anche degli inviti per appuntamenti.
Domani, però, mi sposo, chiudo bottega, e parto e invito tutti. Ad un lato del tavolo, al ricevimento, starà seduta la mia indipendenza, da un' altra parte il lumacaio, accanto a lui l' uomo tutto d' un pezzo perché tra loro sembra che si capiscano, accanto a me ci sarà il commesso viaggiatore, e lontano, molto lontano ci sarà mio marito per corrispondenza - mi dicevo l' altra mattina prima che accadesse il fatto.
Potete lontanamente immaginare il mio sdegno e la mia faccia quando ho visto che dentro la busta non c' era nessun marito!?
Non mi avevano mica avvisato dall' agenzia quando ho cominciato a spedire le mie lettere ...
La vetrina del mio negozio si affaccia su una vecchia stradina di paese basolata, qui intorno tutti i pianterreni sono adibiti alla vendita di souvenir e altre amenità simili, ma non è questo che voglio raccontare, sto divagando e forse, non vi ho neanche detto chi sono, comunque, è meglio proseguire con ordine, altrimenti faccio confusione e mi perdo in circumnavigazioni mentali senza giungere al punto cruciale cui voglio farvi arrivare.
Dicevo: ho una bottega su una stradina, e la gente va e viene che è una meraviglia. Io non ho mai avuto problemi di denaro, 'ché per fortuna l' attività commerciale, in questa zona ripaga, e di pizzo e di mafia non v' è neanche l' ombra. Gestisco da sola i miei affari perché ho sempre creduto fortemente nella mia indipendenza, e non voglio avere ostacoli intorno quando devo prendere decisioni importanti. A volte sono scorretta nei confronti di altri commercianti. No, non chiedo il pizzo, non organizzo le estorsioni, non sono un boss della malavita. Per azioni scorrette intendo dire che c' è un uomo accanto alla mia porta, uno di quelli tutti d' un pezzo, non perché la sua parola vale oro, ma perché se gli parli e usi dieci parole lui ne afferra soltanto una, tutta d' un pezzo, così, come lui.
Sono scorretta perché lui mi ama ma io amo il commesso viaggiatore.
Il commesso viaggiatore è uno che riesce in tutto quel che fa, è uno che vince, e mi stuzzica nella voglia di continuare a seguirlo nelle sue imprese, mi istiga a cercarlo e a me, stargli accanto, non basta mai.
Ricevo molte lettere, da tanti ammiratori e da molti che mi ringraziano per la cortesia usata nei loro confronti. Ma io sono seria! E siamo seri in massa, su! Quale donna né bella, né brutta, riceve tutti questi attestati di stima?! Così ho capito: le lettere sono tutte del commesso viaggiatore: è lui che finge, lui che si nasconde, lui che mi adora, lui che vorrebbe tenermi stretta fra le braccia durante le sere d' inverno, ed io segretamente l' ho capito.
L' altra settimana, il commesso viaggiatore mi ha detto a suo modo che non mi trova affatto brutta, nel frattempo mi ha dato della cretina, ma credo che fosse il suo strampalato modo di mostrarmi affetto. Intanto l' uomo tutto d' un pezzo continua a passeggiare davanti al mio negozio e parla con il venditore di lumache che ha il carretto appoggiato al muro frontale rispetto al mio negozio, e lo fa quotidianamente.
Il lumacaio, o come si chiama... è uno che con le donne ci sa fare e forse, lo fa così bene perché ormai stanco di guardare sbavare le sue lumache ha trovato il metodo per non far capire quando lo fa anche lui.
Lo trovo affascinante ed è pieno di argomenti, ne ha talmente tanti che ogni giorno sembra vendere qualcosa di diverso e se per caso ti avvicini alla sua piccola bancarella ti racconta una storia differente per ciascuna lumaca, e di lumache lui ne ha, eh se ne ha!
Una mattina ha preso in mano una lumaca e cambiatosi in fretta il tono della voce, ha emesso dei suoni schiacciati, gutturali e mezzi morbidi e mi diceva:
Buongiourno signoura, io souno una luomaca venuta da moulto luontano, ho giuirato i sette mauri e ho sposauto una dounna di nome Maurizia a cui piaceuva mangiaure la liquiriziuia, ma un giorno che sono finito in un canneto, per sbaglio e sotto il palo di un divieuto, si è avvicinauto un uoumo con un biaunco sacchetto e mi ha portauto qua soupra douve di parlare più non smeutto, mi coumpri signoura lo chiedo con affetto, ho deutto la veurità, ed io qui, mi creuda, non mi diletto!".
Adorabile, fine, proprio delicato.
Un pomeriggio però, il commesso viaggiatore, il lumacaio e l' uomo tutto d' un pezzo, hanno trovato le mie lettere e rimasti sbigottiti m' hanno detto insieme: "ma come può essere?!". Io li ho guardati dritto negli occhi e poi mi sono girata dal verso opposto senza dire una parola.
Questo episodio mi ha fatto riflettere, così ho trovato una soluzione: l' inviterò a cena uno alla volta ciascuno dei tre e proverò a capire - mi sono detta. Non l' avessi mai fatto!
Scoprii che mi mandava le lettere l' uomo tutto d' un pezzo che quella sera a casa mia stranamente capiva tutto, tranne perché era seduto di fronte a me.
Il commesso viaggiatore ha bevuto tutto il vino che avevo in dispensa ed è tornato a casa quando si è svegliato l' indomani senza sapere neanche dove si trovasse, in compenso si trascinava scanco e ciondolante come neanche i reduci di guerra saprebbero fare e non mi riferisco mica a quelli che fanno finta.
Il lumacaio. Il lumacaio è stato impeccabile, ma sentirlo parlare come le sue lumache mi ha lasciato una strana sensazione e poi le lettere non erano sue.
Non ho ancora risolto il fatto, non so chi sia il mio ammiratore, ma da qualche giorno ricevo anche degli inviti per appuntamenti.
Domani, però, mi sposo, chiudo bottega, e parto e invito tutti. Ad un lato del tavolo, al ricevimento, starà seduta la mia indipendenza, da un' altra parte il lumacaio, accanto a lui l' uomo tutto d' un pezzo perché tra loro sembra che si capiscano, accanto a me ci sarà il commesso viaggiatore, e lontano, molto lontano ci sarà mio marito per corrispondenza - mi dicevo l' altra mattina prima che accadesse il fatto.
Potete lontanamente immaginare il mio sdegno e la mia faccia quando ho visto che dentro la busta non c' era nessun marito!?
Non mi avevano mica avvisato dall' agenzia quando ho cominciato a spedire le mie lettere ...
(Ottimo).
Non sono capace a rispondere "fatti miei" oppure "non posso".
So dire di no quando dovrei dire di sì, su questo sono una maga, appena si prsentano situazioni favorevoli divento un fulmine di velocità per dare un calcio lontano. Ma ad evitare che le persone si prendano il dito con tutto il braccio, proprio non riesco.
Questo post dovrebbe essere il più dissacrante che io abbia mai scritto, ma no, non lo sarà perché altrimenti poi potrei ferire qualcuno.
Ho una grande rabbia, e devo sfogarla in qualche modo. Gli altri si prendono la briga di pensare a se stessi. Ottimo. Da oggi lo faccio anch' io, risponderò "affari miei" e me sbatterò, come tutti se ne sbattono di me.
Sono, non sono stanca, sono per conto mio e ci voglio restare. (Se ci riesco).
So dire di no quando dovrei dire di sì, su questo sono una maga, appena si prsentano situazioni favorevoli divento un fulmine di velocità per dare un calcio lontano. Ma ad evitare che le persone si prendano il dito con tutto il braccio, proprio non riesco.
Questo post dovrebbe essere il più dissacrante che io abbia mai scritto, ma no, non lo sarà perché altrimenti poi potrei ferire qualcuno.
Ho una grande rabbia, e devo sfogarla in qualche modo. Gli altri si prendono la briga di pensare a se stessi. Ottimo. Da oggi lo faccio anch' io, risponderò "affari miei" e me sbatterò, come tutti se ne sbattono di me.
Sono, non sono stanca, sono per conto mio e ci voglio restare. (Se ci riesco).
Pensato, scritto e pubblicato da
Inenarrabile
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Un pacco di affaracci miei
lunedì 1 settembre 2008
Ca... !

Stamattina mi sveglio e mi appare la maga Sottana vestita invernale con una gonna lunga, i capelli disfatti e un cappello sulla testa intonato con una camicia viola sotto un gilet turchese. Mi dice di andare in bagno e guardare sotto al tappeto, lo faccio e c' è una chiave, mi guardo intorno per capire a cosa mi serve e la maga m' indirizza la mano verso l' orecchio con una scia di luce che parte dalla sua bacchetta di canna di bambù che tiene in mano. Così faccio il giro con la chiave dentro il padiglione aurocolare e d' improvviso si spegne la luce e vedo un lampo, poi si ristabilizza, ma è tutto avvolto da una luce fioca e scura.
Sono in un posto pieno di porte e di scritte. Stanotte ho dormito poco, devo aver mangiato pesante a cena, fattostà che non capisco dove mi trovo, ma la porta con su scritto "ti amo" oltre ad essere la più grande è anche la più attraente e più vicina e poi c' è sopra un' immagine di quelle fotografate in pose strane, di quelle che piacciono a me (ho detto pose, non posizioni!).
Appena sono dentro, mi vedo seduta ad agitarmi perché vorrei strapparmi tutti i capelli e vorrei torturarLo con fini strumenti cinesi pesanti per fargli aprire quella ca... di bocca e tirargli fuori veleno e amore o fiele insomma qualsiasi cosa pur di sapere cosa ca... prova. Nulla, continuo ad agitarmi e lui è là impassibile e imperscrutabile. Ca... ! Non può essere. Devo uscire da questa porta altrimenti muoio.
Dove ca... è la maniglia???????????????????????????????
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