lunedì 28 aprile 2008

Non so dove volevo andare a parare con questo post ma si è fatto davvero tardi.

La nuova descrizione del mio blog è nata da un gioco infantile tra me e Lorena, in occasione dei fuochi d' artificio, ad una festa della nostra città.

I fuochi d' artificio attraggono la gente in maniera meravigliosa, nel senso che destano meraviglia e tutti sembrano rapiti dalle loro sfavillanti luci su nel cielo. A me fanno lo stesso effetto delle luci del petrolchimico e delle macchine in lontananza, dei paesaggi notturni che m' incantano gli occhi anche se di notte ciò che vedo da lontano sono solo lampioni su lampioni, mi fanno esattamente lo stesso effetto che provo alla vista delle fontane circolari con il getto d' acqua colorato: già viste e sempre uguali.

Solo che c' è bisogno di colori, di luci, di zampilli, di rumore, di meraviglia e di gente.

Non sarei in grado di immaginare il mondo senza i fuochi di artificio, senza feste e tradizioni, senza "i pali" davanti ai pub della mia città e senza gli altri "pali" dentro ai pub ad aspettare che si alzino quelli già seduti solo per poter occupare i loro posti e nel frattempo fingersi avvoltoi con lo sguardo pungente di chi sta intimando di lasciare il tavolo. (Di quest' ultima situazione credo che posso e potrei farne a meno tutta la vita, in tutta sincerità.) Voglio dire che se non esistesse qualcosa di cui stancarsi si sarebbe in stato di apatia fin dall' inizio.

Per esempio: prendiamo la televisione e i programmi spazzatura. Secondo me servono per inculcare il bisogno della televisione a pagamento, della quale sono certa che non si priva né chi sta a estrema destra né chi ad estrema sinistra. D' altronde come si potrebbe fare a meno della scatola piena di pixel??? E come potrebbero fare a meno di guardare lo sport e il Grande Fratello ventiquattr' ore su ventiquattro??? Perché io lo so, sono una piccola cimice dentro di voi... vi scruto e vi osservo ('che poi è la stessa cosa ma mi piace il suono e lo scrivo ugualmente).

Prima di conoscere qualcosa non si può avere assuefazione e quindi niente noia o al contrario crisi d' astinenza e depressione, quindi noia (torniamo al punto di partenza, ovvero a prima).

Voi credete che senza il festival di Sanremo la vita sarebbe migliore??? Io penso che se ne fossimo improvvisamente privati, bisognerebbe trovare un degno sostituto perché abbiamo bisogno di sicurezze, di abitudini, di sapere che ogni anno arriva il periodo della vendemmia, dopo arrivano i morti oppure Halloween, dopo il Natale, dopo il mio compleanno (d' accordo di questo ho bisogno solo io), dopo il festival di sanremo (forse non tutti), la festa della donna (forse solo chi ha voglia di vedere un uomo nudo. Come "ma che scrivi?!" Non si festeggia l' uomo nudo???), la festa della liberazione d' Italia, la festa dei lavoratori (il primo maggio a Roma, sììììì... mi sa che non vado), l' Estate, la festa della Madonna delle Grazie e i fuochi d' artificio e due ragazzine con la voce volutamente stridula che tormentano la gente intorno presa a rimirare il cielo, con una frase:"Prima di prima c' è sempre prima".

Nessuno ha mai capito da dove saltò fuori quella frase senza senso, ma a noi piacque e forse, quell' anno anche i fuochi d' artificio non furono malaccio, anche se noi si era intente a ridere senza motivi apparenti a causa del "sivo" (trad. euforia immotivata).
Prima che qualcuno istituisse i fuochi d' artificio le persone non sarebbero mai rimaste fino alle due di notte solo per vedere le fontane colorate scoppiare su nel cielo e prima ancora avrebbero provato a escogitare qualcos' altro, perché prima di prima c'è sempre prima.

Quindi, se prima di prima c' è sempre prima e non possiamo trovare alternative, lamentiamoci meno del dopo qualche volta, anche se in tutta verità, penso che se prima nessuno avesse cominciato a lamentarsi si sarebbe finiti tutti succubi di qualcuno o qualcosa dopo. (Quindi lamentiamoci?!)

" C' era una volta Prima e prima di Prima c' era sempre prima, Dopo divenne un rifugio per sbirciare Prima, poiché Dopo sapeva tutto di Prima, solo che prima non c' era mai stato."


venerdì 25 aprile 2008

Volere è potere.



Sicuramente.

domenica 20 aprile 2008

Hic et Nunc

Certe volte, potrebbe venire l' uomo più ricco del pianeta e dirti che da domani dividerà con te "fifty fifty" tutti i suoi guadagni fino alla fine dei suoi giorni, potrebbe arrivare il tuo orsacchiotto "Laura" e farti vedere che sa parlare e che ti ha sempre voluta bene, potrebbe anche venire Doc. e mostrarti il tuo futuro per fartelo cambiare e potrebbe perfino scendere il Papa dalla sua poltrona per dirti che da quel momento in poi sarai tu il Sommo Pontefice.

Potrebbe capitare tutto il meglio che non avresti mai neanche pensato che potesse succedere (a te), ma a te, di tutto quello, oramai, potrebbe non interessare più niente.

Oggi mi è successa una cosa inaspettata: il Mio Primo Bacio, mi ha mandato un messaggio per sapere come sto e cosa mi capita, ed io, che non gli ho risposto, mi chiedo: perché?! Perché si cresce e si cambia? Perché mi mette tristezza ricevere un banalissimo messaggio? Perché certe volte senti che tutto va benissimo mentre invece non è così?

Io sono lieta d' averlo sentito, (letto più che altro), ma oggi, ho tutt' altra vita a cui pensare e in questa vita lui non c' è, (non c' entra) e non ci sarà.

E poi, non sopporto di dovergli rispondere "come sto", perché per avermi mandato un messaggio in questo periodo grigiastro, deve aver avvertito che qui si naviga un po' in acque tristi, perché l' altro ieri, ho ripensato per un momento a me insieme a lui, otto anni fa, e lui, a quel tempo lo sentiva quando stavo un po' giù, non so come facesse, ma era il suo modo di fare, e adesso, mi viene da pensare che anche stavolta deve essere andata così.

Ci s' incontrava di sera ma ci si sentiva minimo tre volte al giorno prima di vederci. Mi sembrava di essere dentro un film, ma poi, io sono cresciuta e ho guardato in faccia la realtà.

Io sono più grande adesso, e prima di arrivare qua dove sono, ho vissuto un po' di realtà diverse, stretto e chiuso i ponti con molte delle mie amicizie post adolescenziali, ho conosciuto tante persone simili e diverse da lui, (da me), ragazze e ragazzi: ho raccolto tutto, gli sbagli e le cose buone e, adesso, il suo messaggio, riesce ancora a provocarmi tenerezza, nonostante gliene abbia regalato almeno quattro quarti della mia zavorra, io purtroppo non la ritroverò più nella stessa maniera ma riesco ancora a sentirne per lui, però, adesso, non serve più né la mia tenerezza, né la sua carineria.

Io non voglio più il passato.


Voglio una scorpacciata di futuro e lo voglio adesso.


[Aggiornamento: Baol nel suo post ha scritto una malinconica e affascinante considerazione, su quanto ho scritto in questo post.]

sabato 19 aprile 2008

Scrivo.

Stanotte ho cercato indietro nel tempo le tracce di un passato per me sempre vivo ma che stento a collocare in una precisa data.

Il mio maledetto modo di non scrivere mai subito quello che mi succede ma di lasciarlo metabolizzare non mi aiuta neanche, perché vorrei davvero ricordare che giorno era (quel giorno).

So che se ricordo una data o se la dimentico non cambia la sostanza , solo che vorrei poter tessere delle coincidenze e renderle logiche.

Vorrei inoltre separare alcune parole, alcune scene e capire che in fondo non c' è niente da capire anche se in fondo ciò che voglio è solo costruire un benedetto puzzle, ho solo voglia di sapere, sapere e ancora sapere, ho voglia di capire che ho capito tutto e bene che il tutto che ho capito è positivo che niente deve farmi intristire perché non c' è una ragione seria affinché succeda.

E mentre cambio un po' d' umore nel rileggere scorci di conversazioni in cui mi sembra di tornare indietro nel tempo senza poter cambiare niente, finisco con il perdermi ancora nei miei vecchi fotogrammi, quelli un po' poco pensati, quelli più intensi, quei pochi istanti di istantanee che il tempo l' hanno fermato, il tempo reale, e mi ricordo di me e mi ricordo che non ero sola.

E Natale poi, ha cambiato tutto oppure ho cambiato qualcosa io il dopo Natale.

Intanto il tempo reale si ferma mentre il tempo virtuale è sempre presente in divenire ed un po' ci perdo la testa o mi perdo io dentro la mia stessa testa, ma mi piace sentirla collassare, come in "Where is my mind" e non c' è niente che posso fare se non chiedermi dov' è finita.

Prima di piombare in tutto questo "sconquassamento" di ricordi, stavo pensando di nuovo alla morte e che non voglio fiori finti sulla mia lapide nei periodi di non visite, anche se potrei non venirlo mai a sapere dato che anche se l' Al di là esistesse... perché alla fine, nessuno l' ha mai visto (no?!).
Piuttosto, per tenere colorato il mio posticino stretto, preferirei una scorta di Smarties, così come mi faceva notare anche Giacomo invece di rubare i fiori che non servono a niente, almeno mangiano qualcosa i ladruncoli necrofili... con che coraggio poi, bisognerebbe vederlo, ma almeno avrebbe un senso.
A giacomo, poi, l' idea Smarties sembra essere piaciuta, tant' è che mi ha detto che lui li metterebbe velenosi per farsi fare compagnia dopo la morte...

Io non so voi che leggete a cosa pensate adesso, ma state tranquilli che è tutto un gioco, nato da una frase che ho letto stasera in un blog, una frase latina, di non so quale autore, ad ogni modo, è questa: "Muore giovane chi è caro agli Dèi".
Ed io da questa frase ho cominciato prima a pensare a cose molto deprimenti, perché la morte mi è passata accanto e ha toccato qualcuno non giovane e qualcuno parecchio giovane con cui ho condiviso parte della mia vita. A quel punto, però, ho pensato che la frase di cui sopra deve essere vera e che magari io "me ne andrò" da vecchia (non che voglia sfidare alcun Dio, per carità, 'ché se mi dimostrano che sono loro cara solo rendendomi facile il percorso gliene sarei grata infinitamente!) e poi, ho cominciato a sdrammatizzare con il discorso "Smarties", ma poi a sdrammatizzare sulla morte, seriamente, ci riesce solo chi non sdrammatizza mai, perché non si può sopravvivere alla morte di qualcuno se dopo un periodo non si trova un escamotage per rendere tutto il dolore più leggero.

Forse, vi sembrerà una stupidaggine questo post, però, se morirò giovane (ed io non voglio, sia ben chiaro), voi tornate a leggere da queste parti e se mi avete un po' voluta bene, capirete che non è poi tanto stupido quello che ho scritto.

La morte su Internet è sempre presente e può non esistere e, mentre controllo dei post di un passato perpetuo mi auguro che in futuro non nascano i blog cimiteri dove seppellire le parole dei morti reali, perché l' unico modo per vivere immortalmente è farsi registrare su qualcosa o registrarsi da sé, perché con la sopraggiunta dell' Halzeimer almeno potrò rompervi le scatole con le mie parole ancora una volta, e se non voi vorrei almeno rivivere con chi con me ha condiviso il fumo di una sigaretta.


P.S.= il delirio ha raggiunto livelli estremi e sono le 3.13, vado a dormire, baci e sognate arcobaleni ;)

giovedì 17 aprile 2008

Giornate uggiose

Mentre ritornavo da Catania, oggi pomeriggio, proprio davanti alla Facoltà, ho pensato ad un vecchio post che ho scritto a Settembre:
"Lo stesso sempre di sempre"

in particolare, mi è venuta in mente questa frase:


"La mattina seguente andò all' università e vide Pietro. Lo ignorò e continuò a camminare dentro uno sfondo grigio cielo, pensieri in bianco e nero e la pioggia che zampillava ad ogni passo."


Oggi "Pietro" non c' era e io mi sentivo una studentessa (lo so che lo sono e che per voi sarebbe anormale se sentissi il contrario, ma abitare a casa e lontana dall' università mi fa sentire più casalinga che altro, nonostante le tasse io le paghi lo stesso. )

E' stato meraviglioso, il fermo immagine sulle dozzine di scarpe da ginnastica dei colleghi davanti all' aula e sui tanti libri, l' ascoltare le solite frasi sui programmi, le stesse paranoie. Vedere giovani a non finire per quei corridoi brulicanti di esaminandi.
(Voglio ritornare.)



Al ritorno, per strada, ho guardato il mio corpo a partire dai piedi completamente inzuppati e le basole trasformate in piccoli e larghi ruscelli. Ed io senza alcun mezzo di locomozione e con l' ombrello (puntualmente) distrutto dall' acqua piovana ho alzato gli occhi al cielo grigio e ho pensato che "Pietro" chissà poi dov' era. Certo che sotto l' ombrello insieme a lui sarebbe stata un' atmosfera anche più gradevole da vivere.

Io adoro gli ombrelli, soprattutto, se sono per due.

domenica 13 aprile 2008

Illacrimata sepoltura di pianto risorge sgorga e spegne la gioventù bruciata.

Mi sono detta nelle ultime settimane che non valeva a niente spendere pensieri e malinconia per una storia che mi logora il cervello più di quanto non l' abbia mai fatto la vita stessa nel suo intero scorrere e tentare di affogarmi.

Non ho appena scritto a caso "spendere malinconia" perché è una delle sensazioni più masochisticamente piacevoli da provare, perché quando c' è mi fa sentire viva, e mi dà uno strano luccichìo allo sguardo proprio nel momento più disperato in cui se mi metto davanti allo specchio credo di non farcela più. Sì, perché sono proprio gli specchi, spesso a farmi riflettere di più ( in senso metaforico e letterale) e vado avanti con la tiritera del "ma cosa ho che non va?! In fondo, non sono poi, tanto male, ma sicuramente gli altri mi vedono un mostro. Ma cosa dico?! Sono solo una donnina insignificante, devo smetterla di credermi chissà chi, adesso basta, ne ho abbastanza" e via discorrendo.

Dato che avevo trovato fino a ieri sera un simpatico equilibrio indolente, sono uscita di casa per fare la solita lunga passeggiata, tacchi-munita (scimunita!) insieme a Lorena e Grazia. Non che le scarpe non siano comode ma camminarci sopra per kilometri interi alla lunga può sfiancare e al lungo... mare anche di più, perché o ti siedi o ti spari. Ad ogni modo, mentre tra di noi si conversava di argomenti che probabilmente cambierebbero le sorti del nostro Paese o anche dell' intero pianeta, Grazia ha azzardato l' ipotesi che di fronte a noi vi fosse Vladimir Luxuria, io e Lorena, poco convinte ci siamo girate e (sorpresa delle sorprese) era davvero di fronte a noi.

Da intelletuali quali ci gloriamo di essere ci siamo avvicinate al locale e abbiamo seguito il very important person, (in sostanza ci siamo imbucate al bouffet).

Luxuria si aggirava tra la gente che si complimentava e gli stringeva la mano, e mentre noi eravamo sul punto di fargli la domanda cruciale per cui eravamo sicure che sarebbe cambiato il destino dell' universo, dal piano bar abbiamo udito una voce "Potete avvicinarvi al tavolo e cominciare a confrontarvi". (Penso che sia superfluo scriverlo, ma devo farlo per dovere e diritto di cronaca) Lorena si è confrontata subito con la cocacola, io avrei voluto davvero confrontarmi con i dolci ma dopo quattro anni in cui i miei denti non battevano su una gomma da masticare, proprio ieri sera ecco che stavo ruminando. E da brava "ruminante" (qui il termine è assolutamente appropriato) non mi sono per niente confrontata.

Ad ogni modo, ci siamo allontanate da quella ilare e sobria atmosfera e abbiamo continuato la nostra serata di grandi quesiti politici come "guarda che nella scheda verde devi sbarrare il simbolo e scrivere il nome" - "ma sei sicura?" - "anche io so che si mette solo la croce".

Insomma, tra una disquisizione metafisica e l' altra è finita la serata.

Oggi pomeriggio poi, è avvenuto lo scoppio della bolla di protezione che nei giorni passati mi aveva offerto ospitalità. Ovviamente ero sola in camera, ovviamente non avevo motivo per piangere né per usare l' immaginazione solo per utilizzarla per sfasciare l' apparecchio dal quale sto scrivendo questo saggio sull' intelletto, sull' amore e sulla politica, ma ho fatto tutto ciò, e molto altro ancora, prima, però, di recuperare i fazzoletti dal cassetto del comodino, accomodarmi le narici e liberarle dalle "preziose perle" per rendermi conto, dopo, di stare un po' meglio.

Appena stata travolta da questi sprazzi di malinconia e dopo essermi data un certo contegno sono tornata in quella parte di casa mia che non si capisce se sia un soggiorno o una cucina e che è sempre sovraffollata di parenti, almeno da quando, mia zia e mia nonna, entrambe con problemi di salute e sole, si sono divise ed una di loro è in casa mia.

Così, stasera tra un pensiero e un altro sono andata a votare e ho visto di nuovo, lui... il mitico unico e solo presidente di seggio dello scorso anno, di cui avevo scritto nell' altro blog.

Quest' anno, è andata bene, in maniera piuttosto veloce, anche se mi è sfuggito l' augurio finale che mi ha fatto prima che io uscissi dalla sezione in cui ho votato, comunque, non tutto è spiegabile a questo mondo, altrimenti la parola "U.F.O." non avrebbe alcun motivo d' esistere.

Ho votato per la prima volta al senato. Se mi sento bene?! Per niente, perché con la fortuna che ho sono nata proprio nel 1983 e diventata venticinquenne proprio quando andare a votare sembra una grandissima presa in giro. Ma ho adempiuto al mio dovere di cittadina e attendo con ansia di sapere se hanno vinto i bianchi o i blu... ehm... insomma avete capito.

Mi sento adesso, mezza triste e mezza sollevata ed ho capito una cosa fondamentale:

"reprimere il proprio stato d' animo serve solo a frustrare, frustrare e frustrare, frustrare e nient' altro. Capito??? Sono frustrata. Con grande gioia di chi ogni giorno s' impegna per fare in modo che tutto questo folle sentimento si frustri".

Un bacione a voi che siete rimasti perplessi, a voi che pensate che io non sia intellettuale e a voi che pensate che non capisca un' acca di politica.
In mia discolpa posso solo aggiungere: sono frustrata anche dalla politica, non frustratemi anche voi.

venerdì 11 aprile 2008

A meme me piace ;)

Per la serie "meme" ecco a voi un' altra nuova entusiasmante (?) puntata, in cui parlerò di sei "cose" che mi piace fare, e per questo episodio si ringrazia il committente Weltall che me l' ha commissionato.

Prima mi sembra giusto postare le regole:


a) Indicare il blog che vi ha nominato e linkarlo;
b) Inserire le regole di svolgimento;
c) Scrivere sei cose che vi piace fare;
d) Nominare altre sei persone affinché proseguano il meme;
e) Lasciare un commento sul blog dei sei prescelti amici memati;

(Comincio)

  1. Mi piace andare al mare di mattina nei primi giorni d' Estate, quando c' è ancora poca gente e l' aria fresca/calda mi fa sentire che la nuova stagione mi ha "già" portato il buon umore;
  2. Mi piace trascorrere i pomeriggi con mia nipote e insegnarle le "quattro" cose che io so e che lei non sa ancora;
  3. Mi piace vagabondare per le strade di Catania, soprattutto, quando sono triste, perché almeno so che posso fare una cosa che mi piace fare (ok per questa frase aspetto il nobel);
  4. Mi piace mangiare le "schifezze", per esempio, dolce-salato-salato-dolce e i panini dei chioschi e dei camioncini anche se mi fanno guardare con aria schizzinosa perfino dai ragazzi, ma mi piacciono cosa posso farci???
  5. Mi piace fare amicizia con chiunque, e quando dico "chiunque" intendo proprio "chiunque", ma non mi piace mai dare confidenza per prima (aspetto un altro premio nobel);
  6. E per finire: mi piace parlare per ore a telefono con mia coMMare, guardare i film, ascoltare musica da suicidio esclusivamente alienata dal mondo mentre fisso un punto del mio pc finché non trovo un' idea geniale e comincio a scrivere sul blog, mi piace cancellare i post del blog, mi piace scrivere ovunque, sedermi in ogni dove, guardare il cielo e aspettare che passi un aereo perché mi fa pensare ad "una stupidaggine" a cui penso tutte le volte che ne vedo uno passare... mi fermo qua su :D

E le persone a cui passo il meme sono:

RobMiorelli , Hermansji , Simona , IntrigantiPassioni , Invernomuto , Baol .

La scelta è caduta su queste persone, perché alcuni non li conosco da molto tempo e mi piacerebbe vedere cosa scriveranno nel meme, gli altri, invece, non fanno un meme da un po' e pagano il pegno :D (ovviamente se ne avete voglia ;))

Ciao, anche a chi non ho nominato ma se fosse per me vi nominerei tutti oppure nessuno per par condicio :)

martedì 8 aprile 2008

Password efficace.

Non riesco più a leggermi dentro turbini o emozioni, non ne ho voglia. Non lo faccio. Quello che sento, da un po', è che io ci sono, non della serie "ci sei o ci fai" (forse anche, ma non parlo di questo). Mi vedo io, vedo che non mi scalfisce poi tanto l' essere scalfita. Sono la ferita sulla mano di una persona che ha perso la sensibilità sulla pelle da molti anni.

Potrei avere lividi grandissimi e non mi farebbero male: so esattamente dove vanno a colpire certi atteggiamenti, sono come un veleno preso in piccole dosi giorno dopo giorno, quel veleno che assuefà e che non si percepisce, che rende immune.


Mi sento forte.

sabato 5 aprile 2008

Fix You - Forrest Gump



La canzone è meravigliosa e la dedico a me e non solo; il film è uno tra i miei preferiti, "e non ho nient' altro da dire su questa faccenda".