mercoledì 27 febbraio 2008

Pensiero stupendo nasce un poco strisciando... e mannaggia!

C'è chi per pensare si rifugia in una stanza.
C'è chi per riflettere ha bisogno di prendere un po' di tempo e nel frattempo usa il cervello per ballare la samba.
C'è chi per vedere il mondo a colori ha bisogno di pillole.
C'è chi per estraniarsi si sdraia su un binario...



... sarà colpa delle pillole???

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Pensavo che il post fosse una chiara presa di distanza verso chi si sente intelligente e fa cose stupidissime. Non è stato capito, pazienza. Vivrò lo stesso.

martedì 26 febbraio 2008

Frullato di mente.

E' un momento di quelli in cui posso fare a meno di tutto ma non di pensare, non che mi voglia far passare per filosofa o chissà quale grande pensatrice (magari lo fossi!), ma i due tre pensieri soliti che mi frullano in testa, in questi giorni, hanno fatto, nella mia mente, frullati in ogni genere di gusto e il risultato è che ho capito in maniera più profonda che devo stare attenta a come mi porgo con le persone perché tra un po' compio un quarto di secolo e perché ci vuole niente per sembrare qualcuno ed essere, invece, tutt' altra persona, a volte basta solo dare la schiena per non farsi riconoscere...
L' ultima frase sembrerà sciocca ma è assolutamente vera, perché nel momento in cui si parla a qualcuno, già l' istante dopo questi canalizza le informazioni ricevute e le critica in base a dati che conosce, le paragona e trae una conclusione giusta o sbagliata e se sei già di schiena in lontananza quando succede, non c'è possibilità che tu possa rispiegarti.

A volte sono poco seria (questa è già una frase di dubbia interpretazione), ovvero mi piace scherzare in maniera eccessiva e adesso capisco ciò che da bambina non mi era chiaro e cioé perché gli adulti fossero sempre tanto poco sorridenti.

Il succo è che bisogna fare attenzione a chi si parla e capire con chi si parla. In sostanza: trarre conclusioni giuste o sbagliate.

I rapporti umani sono senza speranza. Io, però, continuo a sperare.

Spero che il mio frullato di cervello non diventi acido e spero di aver intuito bene e spero di percorrere sempre strade senza "selve oscure". Spero inoltre di non dover prendere batoste perché sono testarda o peggio perché non lo sono abbastanza. Infine (ma solo perché devo andare a dormire) spero che in un angolo remoto dello spazio ci sia una navicella di alieni che decida di venirmi a prendere per fare un giro pluriplanetario e poi, spero che non mi portino in Islanda e mi facciano credere che è la Svezia. Non sopporto la gente che mente.

lunedì 25 febbraio 2008

Viaggio in Islanda...

Jack mi ha lasciato da svolgere un meme (da "italiano pazzo") che consiste nello scrivere un commento in lingua italiana in un blog islandese.

Io ho scritto in questo (--->) blog il commento seguente:

"Un mio amico italiano mi ha raccomandato di scrivere un commento nella mia lingua in un blog svedese ed io ho scelto il tuo.Spero che non ti arrabbierai e passerai a trovarmi nel mio blog… magari, però, scrivi in inglese così capisco qualcosa :P
Un caloroso saluto da Gela, una cittadina a sud della Sicilia (Italia).
Anna Maria :)
P.S.= qualora avessi bisogno della traduzione di questo commento non devi fare altro che chiedere
:D"

In realtà temo che ci prenderanno per folli o peggio ancora... ma è solo un gioco e allora giochiamo!

Adesso devo nominare altre cinque persone per fare questo memino, e indico:

Prescia , Weltall , wolf , miciastra , Valerio

Ecco a voi il sito da cui potrete scegliere il blog al quale lasciare il vostro commento esclusivamente in italiano ed è vietato scrivere frasi come "il tuo blog mi piace, ti va uno scambio link"? ---> Top Post in lingua islandese

P.S.= nel commento le ho scritto "svedese" ... che frana!

sabato 23 febbraio 2008

Post "passatempo"

Focalizzarsi sul video, sul video! Il punto non è la canzone è il video... lo so che il video non è un punto ma non è questo il punto.
Va bene basta con tutti questi punti altrimenti serve la tintura di iodio.

Vi lascio al video:

venerdì 22 febbraio 2008

...

SALLY

Mia madre mi disse - Non devi giocare
con gli zingari nel bosco.
Mia madre mi disse - Non devi giocare
con gli zingari nel bosco.

Ma il bosco era scuro l'erba già verde
lì venne Sally con un tamburello
ma il bosco era scuro l'erba già alta
dite a mia madre che non tornerò.

Andai verso il mare senza barche per traversare
spesi cento lire per un pesciolino d'oro.
Andai verso il mare senza barche per traversare
spesi cento lire per un pesciolino cieco.

Gli montai sulla groppa sparii in un baleno
andate a dire a Sally che non tornerò.
Gli montai sulla groppa sparii in un momento
dite a mia madre che non tornerò.

Vicino alla città trovai Pilar del mare
con due gocce d'eroina s'addormentava il cuore.
Vicino alle roulottes trovai Pilar dei meli
bocca sporca di mirtilli un coltello in mezzo ai seni.

Mi svegliai sulla quercia l'assassino era fuggito
dite al pesciolino che non tornerò.
Mi guardai nello stagno l'assassino s'era già lavato
dite a mia madre che non tornerò.

Seduto sotto un ponte si annusava il re dei topi
sulla strada le sue bambole bruciavano copertoni.
Sdraiato sotto il ponte si adorava il re dei topi
sulla strada le sue bambole adescavano i signori.

Mi parlò sulla bocca mi donò un braccialetto
dite alla quercia che non tornerò.
Mi baciò sulla bocca mi propose il suo letto
dite a mia madre che non tornerò.

Mia madre mi disse - Non devi giocare
con gli zingari del bosco.
Ma il bosco era scuro l'erba già verde
lì venne Sally con un tamburello.

(Fabrizio De André)

martedì 19 febbraio 2008

L' inenarrabile sfugge a chi non ha perspicacia.

Mi presento a te lettore: sono Oscar, so che non siamo in tanti qua a seguire il blog ma avevo proprio voglia di darvi notizie di Giulio e dell' altra di cui non ricordo il nome o forse non l' ho mai saputo, beh, per non confondervi la chiamerò Lucilla.

Lucilla e Giulio, sono rimasti dentro la boccia per circa sei sette ore, o almeno così raccontano i condòmini che dicono di averli sentiti solo fino fino ad una certa ora. So che Anna Maria credeva fossero rimasti per sempre mescolati e fluidi ma non c' era il tappo sopra la boccia e la pittura prima o poi si asciuga, mi sembra ovvio che l' ipotesi non può essere corretta, previa lettura romantica dell' amore, ma io sono qua solo per attenermi ai fatti: guardo tutto dall' alto della grondaia e sono il piccione investigatore più esperto della città.

Lucilla e Giulio rimasero dentro il contenitore vitreo per il tempo necessario a guardarsi negli occhi, stringersi forte, scuotere la boccia, ruzzolarsi per terra, rimanere di dimensioni minuscole, perdersi tra le setole del tappetto, fare amicizia con 47.000.000 di acari, farsi sbattere fuori dalla finestra dalla donna delle pulizie e perdersi senza riuscire a ritrovarsi.

Da una ricerca effettuata da me personalmente su un campione di 100.000.000 di formiche in sosta davanti al portone di casa è venuto fuori che Tiziana ha trovato lavoro, in qualità di massaggiatrice coi fanghi senz' alga delle pozzanghere, presso una famiglia aristocratica di gatti, randagi per scelta propria dagli anni '70 del secolo scorso. Lucilla, tra i gatti aristocratici sembra essere a suo agio e aver trovato la serenità. Ha sempre trovato rilassante lavorare l' argilla.
Quanto a Giulio, adesso gestisce un locale chiamato "La coscienza sporca", situato tra l' orecchio e l' ultimo capello a sinistra appena dietro il padiglione auricolare di un tale di nome Patrizio Verdeggiante.

Ogni volta che Patrizio decide di fare una buona azione, Giulio è pronto a suggerirgli una mossa inversa che possa sorprendere, o in caso contrario almeno fare saltare le staffe, ai suoi interlocutori.
Dato che Patrizio è segretamente innamorato di una donzella ignara del suo fremente sentimento, bisogna scuoterlo e, farlo diventare intraprendente ma anche tanto sensibile e trovare la maniera per farlo piangere e poter riempire il vasetto di vetro vuoto con le sue lacrime d' amore, solo così Giulio e Lucilla potranno ricongiungersi: mi sono convinto di questo perché ho visto nascere e prendere forma alla magia mentre Giulio a suo tempo aveva pianto disperatamente dentro l' affare di vetro.

Questa è la realtà di chi non sa e si perde sempre le scene migliori, ma il presente è già passato...
E allora sono entrato dentro la stanza di Giulio e ho preso due lacrime: mi sono trasformato in uomo, ho trovato Patrizio e l' ho schiaffeggiato così ha pianto davanti a qualcuno, finalmente, e ho recuperato le sue lacrime poi le ho fatte toccare a Isidora e si è illuminata di una strabiliante luce... così abbiamo trovato Lucilla, in piena notte, in un vicolo cieco e si è ricongiunta a Giulio.
Giulio e lucilla vissero tra il giorno e la notte, tra il sogno e la realtà, tra l' amore e la fantasia.
Patrizio e Isidora comprarono un locale che chiamarono "La coscienza sporca la fantasia" e non si lasciarono mai più.

Così questa è la vera fine della storia.

Firmato.
Oscar Rafone.

P.S.= Saluti e ricordate: l' inenarrabile sfugge a chi non ha perspicacia e ogni riferimento a fatti o persone e da considerarsi puramente voluto: dovrò pur rendere spunti da qualche parte!

[Qui le altre versioni della vicenda: Ma quando pensi ti ascolti mai?! , E dopo accadde che... ]

lunedì 18 febbraio 2008

Confusione

Mi sei distante anni luce o sei nascosto dappertutto?

sabato 16 febbraio 2008

Mi sento come Boffin Boffetta

Boffin Boffetta era un ragazzino che correva sempre, ovunque andasse. Adesso, non saprei raccontarvi per filo e per segno la sua storia che mi raccontava mio padre quando ero piccola, so solo che mi sento come lui e che mi devo sbrigare a laurearmi, e che ho superato due scritti, e comunque, da quando ho visto i risultati festeggio più o meno così:



[Video di Beatle Juice]

Aggiornamento:

La storia di Boffin Boffetta.

C' era una volta un ragazzo, né savio né matto, che correva sempre in fretta. Un giorno, per correr sempre in fretta, perse la sua berretta. E allora piangeva, piangeva e domandava se qualcuno l' avesse vista ma tutti gli rispondevano di no.
Finalmente vide una vecchina con il capo chino e le domandò: "vecchina, vecchina, avete per caso visto la mia berretta?" e lei gli rispose: "sì! Ce l' ho io", e Boffin Boffetta le disse: "Datemela, dunque, se l' avete voi" e la vecchina: "prima datemi un pezzo di pane".
E Boffin Boffetta corse dal fornaio.
- "Fornaio, fornaio, datemi un pezzo di pane che lo porterò alla vecchina che mi ridarà la berretta".
- "No, prima dovete darmi un pugno di farina".
E Boffin Boffetta corse e andò dal mugnaio.
- "Mugnaio, mugnaio, dammi un pugno di farina: la farina la porterò al fornaio che mi darà il pane, il pane lo porterò alla vecchina che mi ridarà la mia berretta".
- "No, prima mi devi dare un pugno di grano".
E Boffin Boffetta corse e se ne andò dal Campo.
- "Campo, Campo dammi un pugno di grano. Il grano lo porterò al mugnaio che mi darà la farina, la farina la porterò al mugnaio che mi darà il pane, il pane lo porterò alla vecchina che mi ridarà la mia berretta"
- "No prima mi devi dare l' ingrasso."
E Boffin Boffetta corse e andò dal Consorzio.
- "Consorzio, Consorzio, dammi l' ingrasso. L' ingrasso lo porterò al campo che mi darà il grano, il grano lo porterò al mugnaio che mi darà la farina, la farina la porterò al mugnaio che mi darà il pane, il pane lo porterò alla vecchina che mi ridarà la mia berretta"
- "No, prima mi devi dare un po' di acqua".
E Boffin Boffetta corse e se ne andò dalla fontana.
- "Fontana, fontana dammi un po' di acqua, l' acqua la porterò al consorzio che mi darà l' ingrasso, l' ingrasso lo porterò al campo che mi darà il grano, il grano lo porterò al mugnaio che mi darà la farina, la farina la porterò al fornaio che mi darà il pane, il pane lo porterò alla vecchina che mi ridarà la mia berretta".
- "No, prima devi farmi aggiustare da Mastro Antonio".
E Boffin Boffetta corse e se ne andò da Mastro Antonio.
- "Mastro Antonio, Mastro Antonio, aggiustami la fontana. La fontana mi darà l' acqua e la porterò al Consorzio, il Consorzio mi darà l' ingrasso, l' ingrasso lo porterò al campo che mi darà il grano, il grano lo porterò al mugnaio che mi darà la farina, la farina la porterò al fornaio che mi darà il pane, il pane lo porterò alla vecchina che mi ridarà la mia berretta".
- "No, prima mi devi dare un po' di sugna"
E Boffin Boffetta corse e se ne andò dal porcellino.
- "Porcellino, porcellino, dammi un po' di sugna. La sugna la porterò a Mastro Antonio che aggiusterà la Fontana. La fontana mi darà l' acqua e la porterò al Consorzio, il Consorzio mi darà l' ingrasso, l' ingrasso lo porterò al campo che mi darà il grano, il grano lo porterò al mugnaio che mi darà la farina, la farina la porterò al fornaio che mi darà il pane, il pane lo porterò alla vecchina che mi ridarà la mia berretta".
- "No, prima mi devi dare le ghiande".
E Boffin Boffetta corse e se ne andò dalla Quercia.
- " Quercia, Quercia, dammi le ghiande. Le ghiande le porterò al Porcellino che mi darà la sugna, la sugna la porterò a Mastro Antonio che aggiusterà la fontana. La fontana mi darà l' acqua e la porterò al Consorzio, il consorzio mi darà l' ingrasso, l' ingrasso lo porterò al campo che mi darà il grano, il grano lo porterò al mugnaio che mi darà la farina, la farina la porterò al fornaio che mi darà il pane, il pane lo porterò alla vecchina che mi ridarà la mia berretta".
- "No, prima devi portarmi un po' di vento".
E Boffin Boffetta corse e se ne andò dal Monte Cimone.
- "Monte Cimone, Monte Cimone dammi un po' di vento. Il vento lo porterò alla Quercia che mi darà le ghiande, le ghiande le porterò al Porcellino che mi darà la sugna, la sugna la porterò a Mastro Antonio che aggiusterà la Fontana. La fontana mi darà l' acqua e la porterò al Consorzio, il Consorzio mi darà l' ingrasso, l' ingrasso lo porterò al campo che mi darà il grano, il grano lo porterò al mugnaio che mi darà la farina, la farina la porterò al fornaio che mi darà il pane, il pane lo porterò alla vecchina che mi ridarà la mia berretta".
E il Monte Cimone gli disse: "prendine quanto ne vuoi!",
E così: il Monte Cimone diede il vento alla Quercia, la Quercia diede le ghiande al Porcellino, il Porcellino diede la sugna a Mastro Antonio, Mastro Antonio aggiustò la Fontana, la Fontana diede l' acqua al Consorzio, il Consorzio diede l' ingrasso al Campo, il Campo diede il grano al Mugnaio, il Mugnaio diede la farina al Fornaio, il Fornaio diede il pane alla vecchina, e Boffin Boffetta che correva sempre in fretta riebbe finalmente la sua berretta.

E per questa storia bisogna ringraziare la memoria infallibile di mio padre e l' autore che sia io che lui sconosciamo.

mercoledì 13 febbraio 2008

E dopo accadde che...

Ma, non è finita. Prosegue da Ma quando pensi, ti ascolti mai?!
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Vi racconto: durante il tragitto verso casa sua mi chiedevo se fosse o meno il caso di chiamarlo, ma "dato che ormai sono passati due mesi di silenzio tra noi, forse, è meglio arrivare da lui a mo' di fulmine a ciel sereno (non si dice così?!)". E mi sono fatta coraggio, portandomi con una spinta di una mano invisibile dietro la schiena fin sotto il suo portone, e la mano doveva essere parecchio forzuta perché all' improvviso la forza di gravità tendeva ad immobilizzarmi verso il suolo.
Arrivata in Via Scioglinodi ho girato l' angolo e mi sono ritrovata davanti il portiere che mi ha guardata e salutata. Sono entrata in ascensore e scesa al terzo piano. Sul pianerottolo ho fatto un gran sospiro e incerta se suonare (ancora) nonostante mi trovassi già là, non v' è stato nemmeno modo di poter cambiare idea: Giulio ha aperto. Per prima cosa ho guardato la sua espressione, dopo il giubbotto: stava uscendo. L' unica frase che io sono riscita a dire è stata "No, dài se stai uscendo facciamo un' altra volta". Lui, però, non ha esistato un momento, mi ha presa per mano, ed io adoro quando lo fa... dicevo, mi ha presa per mano e portata dentro casa, di corsa, io non capivo e nemmeno la mia sciarpa perché, nel frattempo, è caduta al suolo .
Fra le decine di domande su cosa stesse succedendo, siamo arrivati in camera. Finalmente i suoi movimenti si sono rallentati, ma io non capivo ancora perché lui si guardasse intorno, verso quel caos che era diventata la sua stanza. Fece un cenno con la testa mentre stava guardando il comodino, si avvicinò piano ad una boccia piena d' acqua, aprì il coperchio e mi disse che aveva scoperto qualcosa di magico: l' acqua cominciò a formare un vortice blu, io in quell' istante non volevo far altro che stentare a prenderlo per invasato, ma diventava sempre più difficile, finché non mi disse di entrare là dentro con lui e in quell' istante sentì di essere un' invasata anch' io. Mi chiese di non dimenticare il motivo per cui ero andata a trovarlo, perché anche se non avevo aperto bocca per spiegarmi, la ragione per cui ero là era fin troppo palese.
Mi sorrise e io ricambiai, (mi mette sempre di buon umore vederlo sorridere). Tornò a prendermi la mano e sedevamo sul letto, mi chiuse le dita lentamente in un pugno, poi incrociammo le nostre mani e, Giulio le portò dentro la boccia e ne fummo risucchiati e, rivivemmo il momento più significativo della nostra storia: quando arrivammo fino al mare e poi verso i nostri desideri per non lasciare che morissero.

Là dentro era come stare in un dipinto ad olio e noi eravamo liquidi e infiniti.

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La mia prima storia a lieto fine?! Una fiaba inverosimile?!
Lieto è lieto ma chissà se è la fine...

lunedì 11 febbraio 2008

Ma quando pensi, ti ascolti mai?

Fu quell' ennesimo scatto d' ira a farmi prendere con uno scatto la borsa dal divano e scappare via, ero arrabbiata con lui, nervosa, ma mai avrei voluto colpirlo. Ricordo la sua voce mentre mi diceva con gli occhi supplicanti di non andare, ma non potevo, nonostante l' avessi strattonato continuava ad implorarmi ma io non potevo e non dovevo rimanere.
Andavo verso casa con la mia solita stabile camminata e il viso impassibile, ma dentro di me era un terremoto in qualche scala Richter o che so io, che mi faceva stare male. Erano passate le 18:00 e l' autobus non si vedeva arrivare ancora, continuavo ad andare di fermata in fermata e mi voltavo indietro per prendere l' autobus e di volta in volta cresceva la mia nevrosi, perché ad ogni panchina c' era sempre qualcuno che aveva un' informazione da chiedermi ed io non riesco a non rispondere quando mi pongono qualche quesito ed io odio le domande e tutto quel parlare era così irritante da farmi stare peggio di quanto io stessa pensassi di potermi mai sentire.
Finalmente arrivò l' autobus ma i miei occhi oramai erano diventati dello stesso colore del cielo: quando è pieno d' acqua e s' intravede da qualche parte il rosso del tardo pomeriggio, che poi, non capisco come possa succedere di vedere un tappeto di nuvole rossastre su un cielo che da azzurro dovrebbe essere al massimo grigio.
La gente mi guardava ed io ingoiavo i miei quattro o cinque rospi senza proferire parola, ma non durò molto, perché un "caro" vecchietto mi fece l' ennesima domanda, riuscì a resistere per mia fortuna per i due minuti necessari prima che si aprisse la bussola, poi scoppiai in lacrime.
Non riuscivo a capire il perché, insomma, come può un uomo amarti e ignorare le tue richieste, le tue attenzioni, i tuoi progetti, la tua vita. Insomma mi ignorava, si annoiava. E io, caspita! Mi annoiavo anch' io, ma di rendere più vivo il nostro rapporto inerte avevo provato, eccome se l' avevo fatto. Ma lui, no! Giulio è talmente pieno di sé che tu puoi esserci o meno, ma a lui non importa, è fiero della sua vita, dei suoi amici, del suo lavoro, di tutto, e stranamente era fiero anche della sua donna, ovvero io, cioè un altro pezzo di legno per incorniciare la sua perfetta esistenza egoista. Io ero come le lenzuola di seta, dentro l' armadio.
Solo che ripenso a quella sera e ai mesi dopo, a quanto eravamo felici e a tutta la passione, ma cosa è successo dopo?! Perché?
Mi annoio anche adesso, anzi, adesso di più.

sabato 9 febbraio 2008

L' importanza di sentire il "frattempo"

Il viaggio verso l' infinito sembrava più infinito del previsto, tanto che nel frattempo, mentre stava esultando per il nuovo lavoro si sentì mancare l' aria e il suolo da sotto i piedi, perché mancava qualcosa a tutto quel giubilo.
Si vide sola a festeggiare, con una coppa di champagne in mano, in piedi, appoggiata ad una scrivania e con lo sguardo basso verso il pavimento di freddo marmo bianco, ma fu solo l' attimo prima di usare gli occhi per guardare all' insieme della situazione attuale e futura che le si era proposta innanzi, adesso e, senza gioire e senza piangere si sentì un po' più sollevata e consapevole di sé e di quel che l' aveva lasciata a volteggiare in un limbo.
Solo che all' improvviso mutò ancora pensieri, forse era la serata ad infonderle positività, o forse, era solo il suo mutevole carattere influenzato dal suo continuo pensare e analizzare il tutto dall' uno al molteplice e viceversa, ma quella sera fu proprio l' analisi che la portò ad una conclusione. Il punto è che levò il calice fino ai suoi occhi e disse, osservando le dorate bollicine, che "pur se i risultati non si sfiorano con le dita non è detto che non esistano realmente e, se il cielo non si può toccare, ma ci si ammala di polmonite sotto la pioggia, che è pur sempre un suo prodotto, allora anche l' aria si può toccare, anche se la chiamano nome astratto, nell' analisi grammaticale."
Si sentì un po' meglio, si sedette e aspettò di piombare di nuovo nella tristezza e subito dopo di ridere ancora, e continuare ad alternare questo stato di cose o sensazioni fino all' infinito, nel frattempo, perché il viaggio è davvero più lungo del previsto.



[Il video è "La gente della notte" di Jovanotti, non so se con il post c' entra qualcosa ma non me la levo dalla testa da un' intera serata.]

mercoledì 6 febbraio 2008

Il diario cartaceo, il diario virtuale e la cena.

Se dovessi stilare un elenco di quel che non sopporto del blog e nella fattispecie del mio, al primo posto metterei l' "oblìo". Cosa c' entra l' oblìo con il blog?! Beh, subito dopo la pubblicazione di un post, articolo o intervento che dir si voglia, tutto quel che è stato scritto in precedenza diventa il passato, ma un passato morto e sepolto, dimenticato.

Nell' homepage del mio diario virtuale sono in evidenza circa dieci post, se non ricordo male, o forse dodici, e non saprei nemmeno spiegarne il motivo anche se ho scelto io il numero di pensieri da mettere in risalto.

Se penso di avere scritto centinaia di post rimango un po' basita perché non riesco a ricordarli tutti e non so come li ha catalogati la mia mente, forse segue lo stesso ordine delle etichette nella sidebar: cretinate - un pacco di affaracci miei - libero sfogo alle mani - eccetera. Eppure uno per uno non saprei elencarli, intendo dire che a memoria non saprei riprodurli neanche per farne un sunto.

Se mi chiedeste del mio diario cartaceo, io saprei rispondervi ed elencarvi ogni singola pagina, ma non perché sono poche le pagine, ma proprio perché sono pagine reali che sfoglio senza cliccare da qualche parte, senza aspettare che la pagina venga cambiata.

Ogni foglio che ho scritto è un momento particolare della mia vita. Lo è anche ogni pensiero che ho lasciato su questo blog, ma è diverso, lo è veramente.

Si può scrivere per se stessi e si può scrivere per gli altri, anche se francamente credo di non essere mai davvero onesta neanche quando scrivo da sola, quindi perché esserlo per qualcuno che non sia io? Con questo non sto certo dicendo che il mio blog è un covo di menzogne, ma che è precisamente una superficie che riflette la parte più interna dela mia mente, senza mai, però, sfoggiarla nelle tre sue dimensioni. Perché (e spero di non essere la sola) ogni mia idea ha un suo spazio talmente grande che descriverlo da ogni angolazione o solo provare a farlo, mi mette già una grande angoscia, la stessa che avrei se dovessi ordinare qualsiasi altro caos.

Ed anche adesso so di non essere stata chiara, ma mi costa approfondire il concetto, per quel discorso dell' oblìo di cui prima parlavo. E, forse, questo, è un perfetto esempio di quanto sia inutile essere sinceri e dare il meglio di sé per lasciarlo dimenticato da qualche parte, o magari plagiato chissà dove e mia insaputa o anche a mia "saputa". E allora perché farlo? Per puro piacere di scrittura? E' probabile. Poco simpatico, però, è leggersi da qualche altra parte.
E allora moltiplico i post etichettati come "cretinate".

Quanto all' onesta, poi, sono certa che se mi chiudessero una intera vita in una cantina chiusa da una botola nascosta da un tappeto non riuscirei, ugualmente, a scrivere tutto quel che vorrei, e, purtroppo, credo di conoscerne il motivo. Bisogna avere molto coraggio per accettarsi interamente e, però, sono certa che su questo non saranno d' accordo in molti.

Ad ogni modo, sono fermamente convinta che bisogna tenerli entrambi, i diari intendo, perché da qualche parte bisogna sfogare le proprie maciullazioni cerebrali senza risultare insipidi e poco colti, mentre sul blog, forse, è meglio spiattellare i propri gusti e le ultime vicende culturali a cui si è preso parte o si vorrebbe andare. Così anche i pubblicitari che cercano fonti via internet sono più contenti e ci si rende utili.

Detto in soldoni: vado a mangiare, poi se ho tempo torno a scrivere un altro po' di fatti miei.

lunedì 4 febbraio 2008

Immagina...

Immagina una situazione romantica. Ora guarda il video ----> A Beautiful mind.


(Adesso) Immagina una situazione generica in un luogo chiuso, dove XX sa della presenza di XY e lo ignora "sportivamente", finché XY non decide di aprire bocca e fare un ottimo esempio del pricipio di inerzia.

Immaginalo diventare di un colore identico a quello che si sente dentro XX.

Immagina XX indaffarata e XY che apre bocca e dice: " ci vediamo fuori sbrigati... "

Immagina adesso XX sorda. Immaginala molto sorda e anche un po' stordita dallo strano evento da festeggiare con mortaretti di qualche tipo...

Immagina ora la stessa situazione ma con XY che dice (probabilità 100%): "Brava, non mi guardare che fai un bene all' umanità".

Immagina adesso che XX finisce le sue faccende, si guarda intorno, si aggrappa ad una conoscente e va dalla parte opposta di XY per evitare una figura "poco voluta".

Immagina.

Immagina XX angosciata. Immaginala a pensare che oltre a non farsi vedere più in giro, non si connetterà più, immaginala a immaginare piani di fuga immaginaria.

Immagina il suo arrivo a casa, adesso immaginala ad accendere il computer con la sua solita amorevole coerenza. Immaginala. Accende il computer, si connette e... no. Non si connette!

IMMAGINA IL LAVORO "EFFICIENTE" DEI TECNICI DI ALICE CHE LE TOLGONO LA LINEA PER GIORNI INTERI; IMMAGINA IMPIEGATI AL CALL CENTRE CHE RISPONDONO E SOLLECITANO DI RISOLVERE IL PROBLEMA AL SERVER, MA NON SERVE A NIENTE.

Immagina XX a casa, senza internet.

Immaginala con lo stereo acceso, a guardare film, a studiare per l' orale di spagnolo, a giocare con una bambina e come una bambina, immaginala ad avere l' idea "geniale" di connettersi ad internet con il telefonino per soli cinque minuti ("diversamente utili"), ora immagina una ventina di euro sfumare dal cellulare...

Immagina che cretina! Immagina: guarda non ci vuole poi tanta immaginazione...