Non ho appena scritto a caso "spendere malinconia" perché è una delle sensazioni più masochisticamente piacevoli da provare, perché quando c' è mi fa sentire viva, e mi dà uno strano luccichìo allo sguardo proprio nel momento più disperato in cui se mi metto davanti allo specchio credo di non farcela più. Sì, perché sono proprio gli specchi, spesso a farmi riflettere di più ( in senso metaforico e letterale) e vado avanti con la tiritera del "ma cosa ho che non va?! In fondo, non sono poi, tanto male, ma sicuramente gli altri mi vedono un mostro. Ma cosa dico?! Sono solo una donnina insignificante, devo smetterla di credermi chissà chi, adesso basta, ne ho abbastanza" e via discorrendo.
Dato che avevo trovato fino a ieri sera un simpatico equilibrio indolente, sono uscita di casa per fare la solita lunga passeggiata, tacchi-munita (scimunita!) insieme a Lorena e Grazia. Non che le scarpe non siano comode ma camminarci sopra per kilometri interi alla lunga può sfiancare e al lungo... mare anche di più, perché o ti siedi o ti spari. Ad ogni modo, mentre tra di noi si conversava di argomenti che probabilmente cambierebbero le sorti del nostro Paese o anche dell' intero pianeta, Grazia ha azzardato l' ipotesi che di fronte a noi vi fosse Vladimir Luxuria, io e Lorena, poco convinte ci siamo girate e (sorpresa delle sorprese) era davvero di fronte a noi.
Da intelletuali quali ci gloriamo di essere ci siamo avvicinate al locale e abbiamo seguito il very important person, (in sostanza ci siamo imbucate al bouffet).
Luxuria si aggirava tra la gente che si complimentava e gli stringeva la mano, e mentre noi eravamo sul punto di fargli la domanda cruciale per cui eravamo sicure che sarebbe cambiato il destino dell' universo, dal piano bar abbiamo udito una voce "Potete avvicinarvi al tavolo e cominciare a confrontarvi". (Penso che sia superfluo scriverlo, ma devo farlo per dovere e diritto di cronaca) Lorena si è confrontata subito con la cocacola, io avrei voluto davvero confrontarmi con i dolci ma dopo quattro anni in cui i miei denti non battevano su una gomma da masticare, proprio ieri sera ecco che stavo ruminando. E da brava "ruminante" (qui il termine è assolutamente appropriato) non mi sono per niente confrontata.
Ad ogni modo, ci siamo allontanate da quella ilare e sobria atmosfera e abbiamo continuato la nostra serata di grandi quesiti politici come "guarda che nella scheda verde devi sbarrare il simbolo e scrivere il nome" - "ma sei sicura?" - "anche io so che si mette solo la croce".
Insomma, tra una disquisizione metafisica e l' altra è finita la serata.
Oggi pomeriggio poi, è avvenuto lo scoppio della bolla di protezione che nei giorni passati mi aveva offerto ospitalità. Ovviamente ero sola in camera, ovviamente non avevo motivo per piangere né per usare l' immaginazione solo per utilizzarla per sfasciare l' apparecchio dal quale sto scrivendo questo saggio sull' intelletto, sull' amore e sulla politica, ma ho fatto tutto ciò, e molto altro ancora, prima, però, di recuperare i fazzoletti dal cassetto del comodino, accomodarmi le narici e liberarle dalle "preziose perle" per rendermi conto, dopo, di stare un po' meglio.
Appena stata travolta da questi sprazzi di malinconia e dopo essermi data un certo contegno sono tornata in quella parte di casa mia che non si capisce se sia un soggiorno o una cucina e che è sempre sovraffollata di parenti, almeno da quando, mia zia e mia nonna, entrambe con problemi di salute e sole, si sono divise ed una di loro è in casa mia.
Così, stasera tra un pensiero e un altro sono andata a votare e ho visto di nuovo, lui... il mitico unico e solo presidente di seggio dello scorso anno, di cui avevo scritto nell' altro blog.
Quest' anno, è andata bene, in maniera piuttosto veloce, anche se mi è sfuggito l' augurio finale che mi ha fatto prima che io uscissi dalla sezione in cui ho votato, comunque, non tutto è spiegabile a questo mondo, altrimenti la parola "U.F.O." non avrebbe alcun motivo d' esistere.
Ho votato per la prima volta al senato. Se mi sento bene?! Per niente, perché con la fortuna che ho sono nata proprio nel 1983 e diventata venticinquenne proprio quando andare a votare sembra una grandissima presa in giro. Ma ho adempiuto al mio dovere di cittadina e attendo con ansia di sapere se hanno vinto i bianchi o i blu... ehm... insomma avete capito.
Mi sento adesso, mezza triste e mezza sollevata ed ho capito una cosa fondamentale:
"reprimere il proprio stato d' animo serve solo a frustrare, frustrare e frustrare, frustrare e nient' altro. Capito??? Sono frustrata. Con grande gioia di chi ogni giorno s' impegna per fare in modo che tutto questo folle sentimento si frustri".
Un bacione a voi che siete rimasti perplessi, a voi che pensate che io non sia intellettuale e a voi che pensate che non capisca un' acca di politica.
In mia discolpa posso solo aggiungere: sono frustrata anche dalla politica, non frustratemi anche voi.



