venerdì 30 novembre 2007

Lettera d' amore: ti prego torna questa casa ti aspetta

Da Franca a Donato.

Ciao Donato ho deciso di scriverti questa lettera e lo farò di getto, senza pensare tanto alla forma, cercherò solo di tirar fuori tutto lo strazio che sento dentro.
Volevo andare a "C' è posta per te" per rivederti ma i miei genitori sostengono che sono poco fotogenica e quindi non andrò, ma sappi che avevo preparato tutto il discorso, e avevo persino immaginato il momento in cui si sarebbe aperta la busta gigante, sì proprio quando avresti visto il mio faccino sullo schermo gigante.
Sai Donato?! Io non ho mai dimenticato le nostre canzoni e quella volta in cui mi hai presa in braccio davanti a tutti al mare e mi hai urlato che mi amavi. Tutti erano lì davanti a guardare e invidiare il nostro amore, come quando quella sera in pizzeria quel ragazzo mi stava guardando e tu ti sei alzato e gli hai sferrato un pugno sul mento e poi sei tornato al tavolo e io ti ho baciato e gli altri ci fissavano perché eri il mio eroe e continuavano a dire "Ma guarda quelli..." e noi ci volevamo bene.
Donato dal giorno in cui hai deciso di lasciarmi ho anche tagliato i capelli, e quelli che sono rimasti li ho incollati alla spalliera del letto, perché mi ricordano i momenti in cui tu li accarezzavi e mi dicevi frasi carine per farmi sorridere come "se te li tagli per Natale, li incolliamo alle setole dell' albero" e io ti rispondevo "sarebbero dei bei capelli d' Angelo, non è vero?!" e tu mi dicevi... (scusami mi sto asciugando le lacrime per la commozione: troppi ricordi da sopportare)... e tu, mi dicevi "no li attacchiamo alle setole artificiali, tanto non si nota la differenza e sembra che abbiamo l' albero nuovo". I ricordi mi uccidono...
Oh Donato! Sei sempre stato nei miei sogni, ancor prima di conoscerci, quando con il motorino mi stavi investendo te lo ricordi??? E ti ricordi la nostra prima volta??? E' stata romanticissima, al lago, ah no, aspetta non eri tu... sì eravamo a casa tua in campagna, mi ricordo ancora, i complimenti che mi facevano arrossire, come "le curve di Butera sono nulla in confronto ai tuoi fianchi, sei bona da farmi impazzire".
Poi, però, all' improvviso è cambiato tutto, hai cominciato a guardare le altre, non mi chiamavi più, e dopo mi hai detto quella frase sgradevole "non seguirmi, anche io ho il diritto di avere i miei spazi". Ma sappi Donato che per amore si fa questo ed altro. Anche se mi hai fracassato quasi il cranio io ti perdono, ti prego torniamo insieme, la casa è vuota da quando non ci sei. Ogni tanto per avere un po' di compagnia mi tocca sfasciare qualcosa in casa per chiamare Enzino che l' aggiusta, così beviamo un caffé insieme.
Donato ho conservato i tuoi sigari cubani che volevi fumare quando avremmo avuto il primo figlio.
Donà, DONàààTO noi ce l' abbiamo un figlio, e si chiama Diego Armando, come il tuo calciatore preferito.
A questo punto se fossimo stati a "C' è posta per te" l' avrei fatto entrare, ma in una lettera mi viene male, e poi mi hanno detto che potrebbe non respirare, e allora, ti prego Donatù fatti vivo, perché io ti amo e perché tuo figlio ha bisogno degli alimenti, mettiti a dieta un po' Donà, ché l' ultima volta che ti ho visto pesavi almeno 110 Chilogrammi, a dài da mangiare a tuo figlio.
Donato, se deciderai di tornare da me, ti chiedo solo di non chiedermi se puoi entrare in casa, vieni come se nulla fosse cambiato da quando mi hai lasciato, io verrò ad accoglierti insieme a tutto il mio amore.
Noterai che l' armadio è sempre dov' era e che c' è ancora posto per i tuoi vestiti, anzi, se dovessi vedere qualche maglione maschile, un paio di mutande da adulto, non ti preoccupare me l' ha lasciato Enzino in caso nostro figlio dovesse sentire freddo, sai?! Mi è stato tanto vicino in questo periodo, tant' è che nostro figlio l' ho chiamato come lui.
Adesso ti saluto e ti prego di non tacciarmi con poco simpatici aggettivi come l' ultima volta che mi hai vista in piazza, anche io ho un cuore e un' anima che sanguina d' amore per te ed Enzino, il nostro piccolino, spero che un giorno vorrai vederlo e insegnargli a radersi la barba, perché ogni tanto mi punge, cioé non lui, l' altro Enzino mi punge, è che faccio confusione oramai, certo se ci fossi tu sarebbe tutto differente.

I love you, kiss kiss...

N.B.= mi manchi e ti amo. Ti ho lasciato un bacio con il rossetto rosso che mi hai regalato tu quel giorno quando eravamo seduti sulla panchina alla villa comunale.

giovedì 29 novembre 2007

Il senso c' è ma non si vede...

La parte anarchica del mio cervello canta, in questo tenero e festoso periodo natalizio. Non c' è un motivo, perché proprio in questo momento sono in una bella e buona fase rem dei sensi, eppure stasera la canto allegramente...
(Il giorno che uno psicanalista riuscirà a smembrare il mio cervello per capire di che sostanza è fatto, forse legalizzeranno le droghe... )


A dir la verità io non ci trovo nulla di strano a cantare pezzi così "puritani", però, so che c' è una bella distinzione tra un uomo e una donna che posta un video del genere...
Ma è che io fin da bambina sono sempre stata attratta dalle persone trasgressive. Io sono una sorta di secchiona mal riuscita che da piccola come canone di bellezza massima femminile aveva Sabrina Salerno.
Tutto ciò che non è me mi attrae a velocità supersonica...


P.S.= tutto questo per dirvi che oltre all' apparecchio adesso porto pure gli occhiali...
so' proprio strafiga io, sa' !?!?!

mercoledì 28 novembre 2007

Operazione casa - Bisogna fare una "conta"

Prima di giocare a nascondino, da piccoli, si "faceva la conta", e le più gettonate erano:

1) (Mettete due pugni avanti e fate finta di sputare, ora cominciamo) Passa Paperino con la pipa in bocca, guai a chi la tocca, l' hai toccata tu, l' hai toccata tu, l' ha-i toc- ca-ta- pro-pri-a-men-te- tu;

2) (Questa la odiavo) Milano Milano la bella città, si beve e si mangia e l' amore si fa. Hai visto mio marì-to? Di che colore era il suo bel vestì-to?... Se il rosso se ce l' hai tu, esci fuori pro-pri-a-men-te-tu, pro-pri-a-men-te tu, pro-pri-a-men-te tu;

3) (Questa è per i più raffinati) Sotto il ponte di Baracca c' è Mimì che fa la cacca, la fa dura dura dura, il dottore la misura, la misura 33, uno, due e tre, uno, due, tre, uno, due, tre;

4) (Questa è sottile) C' è pompì(?) Polonì Polonà si c' è Pompì (?) Polonì Polonà, accademi (?) so fare(?) Academi (?) so fare. Plif Pluf Plaf Plif Pluf Plaf, levati i baff';

5) (Intramontabile dalle mie parti, va cantata molto lentamente, è la "cantilena" per eccellenza) Passa un carretto di lana e cotone, vero che sì?... Sì... Vero che no?!... No ... Vero che tu vuoi uscire da qui? ... No;

6) ( Questa va a velocità esagerata) Pomodoro oro oro oro di bilancia (?) ancia ancia, quanti giorni ci sei stato in Francia per mangiare l' arancia?;

Chi inventava queste "conte" degne degli Mtv music awards?! E' un gran mistero e, soprattutto, ma quanto si drogava per andare fino in Francia per mangiare l' arancia... noi abbiamo le arance di Siciiiilia ("Veru sicilianu sugnu"), quindi le ipotesi sono solo due, o questa "conta" è stata importata, o chi l' ha inventata pur di fare uno straccio di rima si sarebbe venduto anche la madre.

Ma veniamo a noi.
Perché ho cominciato il discorso della casa parlando delle cantilene infantili?!
Già :- chissà perché...

Ah sì, vero!

In un altro capitolo di operazione casa parlavo della pioggia di Catania e di come ha la capacità di ridurti in pezzuola da spremere e stendere ad asciugare... e stasera ha superato il limite!
Ad un certo punto della camminata sotto la pioggia senza "singing", mi sono posta un quesito:
i miei stivali nuovi sono una chiavica o la pioggia ha le chiavi d' accesso per accedere direttamente ai miei piedi???

La pioggia mi stressa. Entro il fine settimana devo dare una risposta ad una mia collega per dividere una stanza con lei. Sono indecisa perché non so se farò lo stage qua o a Catania, non so se mi conviene prenderla adesso con le vacanze in vista, ma non so se mi conviene rischiare una polmonite.

Qui ci vorrebbe una bella "conta"...

P.S.= sono presa malissimo quest' anno, non mi può salvare nemmeno fare testa o croce, nemmeno un milione di euro, nemmeno... no, un attimo, un milione di euro mi farebbe un tantino cambiare idea...

martedì 27 novembre 2007

Così

Girerò su me stessa senza provare nuove strade che mi riconducano alla via principale.
Dentro di me navigano milioni di parole, per colpa di un dubbio le devo soffocare, non le posso pensare, ma un po' fa male pensare allo sfregio su quel ritratto appeso ad un chiodo fissato alla mente, vorrei restaurarlo ma non ho autorizzazione.
Guardo il retro di un libro già letto e non ci sarà il seguito come non ci sarà modo di recuperare un capolavoro stroncato in potenza e mai vivo nell' atto.
E se i miei occhi estranei leggono tristezza, vorrei che non fossero capaci nell' interpretare.
Riflettevo su quanto è difficile scrivere qualcosa che non sia già stata detta, ma poterla rendere con proprie parole le dà un altro tocco ed è sempre speciale, ma una canzone non la si può personalizzare e allora la scrivo così come l' ho ascoltata e letta da altre parti ma la sento a mio modo stasera, un modo che io so, e che potrebbe essere anche un modo che sanno gli altri e che a mia volta io non so.
Che beffa i rapporti umani.
In questo post non manca la coerenza è solamente irrazionale.
Che beffa i rapporti umani.




La canzone è

"Cirano" di Francesco Guccini.

Venite pure avanti,
voi con il naso corto,
signori imbellettati,
io più non vi sopporto,
infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio
perchè con questa spada vi uccido quando voglio.
Venite pure avanti poeti sgangherati,
inutili cantanti di giorni sciagurati,
buffoni che campate di versi senza forza avrete soldi e gloria, ma non avete scorza;
godetevi il successo,
godete finchè dura,
che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura e andate chissà dove per non pagar le tasse
col ghigno e l' ignoranza dei primi della classe.
Io sono solo un povero cadetto di Guascogna, però, non la sopporto
la gente che non sogna.
Gli orpelli? L'arrivismo?
All' amo non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!
Facciamola finita, venite tutti avanti nuovi protagonisti, politici rampanti,
venite portaborse, ruffiani e mezze calze, feroci conduttori di trasmissioni false
che avete spesso fatto del qualunquismo un arte,
coraggio liberisti, buttate giù le carte
tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto, assurdo bel paese.
Non me ne frega niente se anch' io sono sbagliato,
spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato;
coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco
e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!
Ma quando sono solo con questo naso al piede
che almeno di mezz' ora da sempre mi precede
si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore
che a me è quasi proibito il sogno di un amore;
non so quante ne ho amate,
non so quante ne ho avute,
per colpa o per destino le donne le ho perdute
e quando sento il peso d' essere sempre solo
mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo,
ma dentro di me sento che il grande amore esiste,
amo senza peccato,
amo ma sono triste
perchè Rossana è bella,
siamo così diversi, a parlarle non riesco: le parlerò coi versi, le parlerò coi versi...
Venite gente vuota, facciamola finita, voi preti che vendete a tutti un' altra vita
se c'è, come voi dite, un Dio nell' infinito,
guardatevi nel cuore, l' avete già tradito e voi materialisti,
col vostro chiodo fisso, che Dio è morto e l' uomo è solo in questo abisso,
le verità cercate per terra, da maiali, tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali;
tornate a casa nani,
levatevi davanti, per la mia rabbia enorme mi servono giganti.
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco
e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!
Io tocco i miei nemici col naso e con la spada,
ma in questa vita oggi non trovo più la strada.
Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo,
tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo: dev' esserci, lo sento,
in terra o in cielo un posto
dove non soffriremo e tutto sarà giusto.
Non ridere, ti prego, di queste mie parole,
io sono solo un' ombra e tu, Rossana, il sole,
ma tu, lo so, non ridi,
dolcissima signora
ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
perchè oramai lo sento,
non ho sofferto invano,
se mi ami come sono,
per sempre tuo, per sempre tuo, per sempre tuo...Cirano

lunedì 26 novembre 2007

Meme me tocca! (Atto II)

Tempo fa Weltall ha festeggiato il compleanno e non mi ha invitata alla festa, poi noncurante del fatto che magari potevo essermi offesa in quanto bloggerCommentatriceSparaBestialità ha postato anche le foto, e siccome(cheee...) io sono una blogger muy friendly e non porto The Grudge per nessun motivo, gli ho regalato un meme. Lui, però, siccome(cheee... ) ci teneva a farmi sapere che i regali li ricambia volentieri e con particolare riconoscenza mi ha dato il suo. Per un attimo mi era balenato in mente il pensiero di scartarlo a Natale, ma visto e considerato che io sono una persona alquanto impaziente e le attese mi sfiancano, ho deciso di scartarlo subito e... sorpresa delle sorprese:
c' era un meme tutto per me :-O.
Ve lo faccio vedere, poi ditemi se non è un regalo fatto con il cuore!


1) Se di grazia posso permettermi di rivolgerle la parola, con umiltà, mi piacerebbe sapere dalla Maestà Vostra cosa Vi ha spinta a creare un blog?
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La prego, non si genufletta, può fingere di essere un mio pari... come dice??? E' una donna?!... Il mio alterego?!... Ma alterego finisce per "o", non capisco... va bene, le rispondo, ma solo perché la vedo confusO.

Le dirò: persi nel web può trovare ben quattro miei blog, e tutti e quattro sono nati per riempire i momenti grigi che attanagliano la mia esistenza malinconica tra un festino e l' altro ad Ibiza o Sharm El Shake, Sharm el Shake, shake your bootie shake your bootie...
Ma tra questi malriusciti blogs in cui sono presenti solo i titoli o tre o quattro posts, questo è di certo quello a cui mi sono particolarmente affezionata.
Tutto è cominciato da un commento mai scritto ad un altro blog, volevo capire come funzionasse il qui presente blog, e dato che appena riesco a fare "qualcosa" poi voglio farla sempre meglio ne sono rimasta incastrata e da allora sono alla ricerca del post perfetto.

2) E, perdonatemi un' altra indiscrezione, ma una volta letto tutto il Vostro magnificente blog, per sbaglio, ma non me ne vogliate Ve ne prego, mi è sfuggito di mente quale sia il Vostro, sicuramente ammirevole, primo post.
Potete parlarmene?
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Certamente, lo farò.
Il mio primo post era una cretinata di due righe, dato che l' aveva già letto e l' ha dimenticato credo che lei possa capire anche da solo che non le darò un' altra volta il link, previa risposta alla prossima domanda.

3) E allora mi auguro che alla prossima curiosità possiate rispondermi, perché non avrò mai più l' onore di poterVi chiedere qualcosa sul Vostro eccezionale blog.
La domanda è: Qual è il post di cui Vi vergognate di più???
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Certamente il primo, un po' perché ho scritto pure una cavolata riguardo al blog di MySpace mai avuto, un po' perché più che un post mi sembra, appunto un post (ma chi sono Trapattoooniiii).

4) Permettetemi di dissentire ma credo che non abbiaTe detto la verità ed ho la sensazione che Vogliate sviare le mie domande e me ne dolgo perché io ho una profonda ed immensa stima verso Voi e il Vostro strabiliante blog, ma al contempo mi scuso con la Vostra plendida persona perché se un blog si presenta come Inenarrabile non è il caso di essere ulteriormente invadente.
Perdonatemi e non scagliate contro la mia immeritevole persona che è in questo momento al Vostro temibile cospetto, le Vostre funeste ire.
Tuttavia, mi piacerebbe sapere qual è il post di cui andaTe più fiera.
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Che dirle?! in un lampo di umiltà potrei ordinarle di leggere il mio blog per intero e farsene un' idea da sé, ma credo di poterle dire che Arredamento mondo porta con sé molto della mia visione del mondo e dei rapporti umani. Poi c' è Una vita poco chiara: un post che rimase orfano di commenti finché non presi la decisione di commentarmi da sola perché credevo che almeno una riflessione la meritasse.
Forse, la parola "fiera" non è adatta, ma soddisfatta probabilmente sì, anche se poi ho scritto di meglio, ma sa non bisogna mai abbandonare l' umiltà...

5) E pensaTe di privarci presto di una così piacevole ed entusiasmante lettura???
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Beh sa... noi Donne di un certo spessore culturale - politico - economico - internazionale - mondiale - megagalattico - pluriuniversale, abbiamo molti impegni a cui dover rispondere, eppure non lo credevo possibile ma penso proprio di essermi affezionata a questo blog e a tutto ciò che intorno vi ruota, e pertanto non me ne priverò.

Adesso mi rimane in mano una confezione con cinque scrigni dentro, su cui è scritto in maniera leggibile "Non disperdere nell' ambiente" e allora mi verrebbe da passare questo Meme a qualcuno che non l' ha ancora fatto.


Si ringrazia Maestà Inenarrabile per la gentile concessione di questa intev...interferen... ma vada a quel paè... interferen... ma che succede???... E basta... m' ha tritur... cosa? ... le pa... e bast...

P.S.= Mi raccomando siate sempre umili, come me in questo post.

domenica 25 novembre 2007

Il periodo entusiasmante

L' albero di Natale davanti alla panetteria, le mattonelle rosse nella piazzetta dei muretti, la poca gente che passeggiava, e me e i ragazzi seduti, questa è l' immagine dell' Estate terminata, della dolcezza del periodo pre- natalizio, di una città che d' Inverno frequenta il Lungomare, forse l' unica a farlo.

Non uscivo da un mese, credo, ma ormai alcune situazioni sono ben note nella mia città. Sappiamo dove andare nella stagione autunnale, in quella estiva, in quella invernale e primaverile, non che abbondiamo di alternative, ma le poche che abbiamo sappiamo sfruttarle fino in fondo.

Dovrei, però, solo smetterla di guardarmi intorno quando esco, perché più passa il tempo e più mi rendo conto che crescere è una brutta storia.

Gli amici di un tempo sono spariti, sposati, sdoganati. Lorena la vedo ogni due settimane se non piove e appena mi sarò laureata (chissà quando, poi... ) ci vedremo ancora meno.

E sì, crescere è proprio una brutta storia.

Mi guardo intorno e sembra sempre tutto identico, ma sono cambiata io. Guardo le ragazzine dall' alto dei loro chilometrici tacchi a spillo e penso che un tempo ero anche io così, mentre adesso non me ne importa niente, ma proprio niente. Eppure, diamine, se non ci si mette in mostra a ventiquattro anni quando bisogna farlo??? Solo che mi fanno male le ginocchia coi tacchi a spillo per un intera sera, poi con la gonna fa freddo, e poi senza il foulard mi viene il mal di gola... ed io mi accontento della mia voce "spettacolare" che mi ritrovo già in tempi di "pace" figuriamoci dell' altra dei periodi di "guerra": non voglio proprio sentirla.
Così, le ragazze alte "un metro e tre biscotti" tutte soddisfatte mi passano davanti con il mento verso l' alto, e, però, verso l' alto ci sono io! [... pessima battuta lo so :- ].
Va bene lo ammetto: un po' sono invidiosa della spensieratezza di quella età, ché magari loro non vivono in maniera spensierata, però, io mi ricordo di quando ero una loro coetanea e spensierata lo ero, o fingevo di esserlo, chissà, però, ero felice o credevo di esserlo...

Insomma, vorrei essere di nuovo diciassettene, per riprovare l' ebbrezza del primo ferragosto illuminato dalla Luna, del primo bacio vero e della tenerezza nel colorare tutto di tinte magiche con una pennellata di ciglia.

E come direbbe Forest Gump: patetico è chi il patetico fa, signore.

P.S.= Lo so non era patetico :-

venerdì 23 novembre 2007

"Quando il gatto non c' è, i topi ballano"

... non che avesse mai provato a fuggire seriamente o a prendere tutta la sua roba e stracciarla in pezzi per la rabbia, ma... quando sentiva che era il momento di starsene per conto suo non esistevano parole che potessero convincerla, niente era nella posizione di poterla smuovere: testarda e fermamente convinta che nessuno in quell' istante sarebbe stato all' altezza di comprendere il suo stato d' animo, ma di tanto in tanto Agnese, uno sguardo fuori dalla porta della sua stanza lo lanciava e si chiedeva come mai ancora nessuno fosse andato a cercala per sapere se tutto era a posto.
Venerdì 5 Gennaio nessuno si mosse per ben quattro ore pomeridiane. Agnese s' era addormentata per due ore, nelle due seguenti nessuno andò a bussare in camera sua.
Guardò l' orologio da parete e le lancette giravano, il tempo andava avanti anche senza di lei, così anche il mondo. Fu in quell' attimo che decise di uscire dalla sua stanza.
Andò al piano di sotto, si guardò intorno e non vide nessuno, chiamo ad alta voce i suoi, ma inutilmente.
Si diresse verso il telefono e vide accanto all' apparecchio un foglietto con sopra scritto 'Torniamo in serata, nel frigo troverai quel che ti serve. Ciao, mamma'
Telefonò a qualche amica che non sentiva da giorni ma nessuna rispondeva. Non era il caso di continuare a stare male a causa di Marco, dato che non si era fatto vivo fino a quel momento. 'Adesso basta' si diceva. Solo che trovare compagnia quella sera sembrava un' impresa disperata.
Poi, però, ascoltò i messaggi in segreteria ed era lui, che le stava dicendo di vedersi dopo, dietro al campetto vicino al mare, di fronte alla casa della loro amica Ginetta.
Corse verso il mare subito, nel frattempo ne avrebbe approfittato per salutare l' amica che non vedeva da qualche tempo.
Durante il tragitto, in Vespa, si mise a piovere e la vespa si fermò in mezzo al traffico di automobili, scese e cominciò a trainarla, ma pioveva sempre più forte e la lasciò sul ciglio della strada ed entrò nel primo negozio che le capitò, per telefonare. Non si riconosceva più tanto era inzuppata.
Era un negozio di giocattoli. Perse un po' di tempo a guardarsi intorno.
Lo sguardo si posò verso un gioco di società e sorrise, perché fino ad un' ora prima lei c' aveva litigato, con la società.
Si sentì tirare i jeans da sotto e un bambino che indossava una salopette blue su di un golf azzurro cielo la stava fissando con due grandissimi occhioni neri.
Il suo umore stava pian piano migliorando, e dai vetri s' accorse che aveva anche smesso di piovere. Sentiva che era un giorno speciale.
Scompligliò con tenerezza i capelli del piccolo. Nel frattempo il padre del bambino le chiese con gentilezza di spostarsi, ché doveva andare via con suo figlio. Lei si girò e guardò dentro i grandi occhi neri dell' uomo e provò una sensazione mai sentita prima.
Era incredibile il sentimento che stava provando.
Il bambino continuava a tirarle i jeans, Agnese cominciò a guardarli entrambi: bocca identica, occhi profondi, solo che il colore del viso era differente, il padre era bordeaux di vergogna... o di dolore: forse il calcio tra gli arti inferiori non l' aveva molto gradito, Marco...

giovedì 22 novembre 2007

Pubblicità progresso



Hai visto mai che a Natale trovo un Brusco sotto l' albero???

P.S.= avviso per i miei amici bloggersss: se avete qualche riluttanza verso il Natale vi sconsiglio di leggere il mio blog almeno per il prossimo mese e mezzo :-D

A Natale, regalati un pacco di affaracci miei!

Sono tornata da Catania da neanche un' ora e contrariamente alle mie intenzioni scrivo di nuovo qua. Ho voglia di dire che finalmente ho vinto la maledizione delle ultime cinque materie e me ne restano quattro.

Sono scesa dall' autobus e sono tornata a casa a piedi e durante il tragitto pensavo a chiudere questo blog, solo che appena sono arrivata mi sono resa conto che è una delle poche cose che curo con entusiasmo, ormai.
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Oggi mi va di raccontare il retroscena di un mio post.

Avete presente il post per metà onirico e per metà senza un vero senso (ovviamente per me il senso c' è) che ho scritto poco prima di questo???
Bene, vedo che ce l' avete presente...

Provate ad immaginare che la finestra della casa del dirimpettaio sia in realtà quella del Messenger, che la musica in diffusione del locale sia quella di un sito web (il suo) e che la lettera sia una mail.
(A questo punto, se non ricordate il post, sarete già andati a guardare... )
Ora vi starete chiedendo cosa siano i veli. (Vi capisco. )
I veli sono l' identità anonima.

Adesso che tutto è chiaro, vorrei spendere qualche parola sull' anonimato.

Le chiamate anonime, le lettere anonime, le persone anonime, mi hanno sempre infastidito MA è capitato che per ridere o stuzzicare io ne abbia fatto uso, salvo poi CONFESSARE che ero stata io.
Il caso ha voluto che io sapessi di non essere stata la sola a farne uso, mentre la persona soggetta a tali anonime "rime sparse" desse sempre a me la proprietà degli appena citati "versi".
E... ovviamente chi scrive queste "opere letterarie" è lungi dal dire chi è, e se lo fa anche in privato, a me, però, non giungono le scuse.
Così è capitato che mentre io me ne stavo a Porto Cervo (per esempio), da Baltimora (sempre per esempio) veniva resa pubblica la mia identità, che in realtà poi non era davvero mia, almeno non in quel frangente.
E cosììììì... se già non mi bastavano le persone che mi chiedevano di "XY" prima di tutto il fattaccio, perché ovviamente "XY" aveva raccontato di me (altrimenti non si spiegherebbe...), io mi ritrovo ad andare in Facoltà e sperare di essere invisibile e anonima a livelli esasperati.

Ora vi starete chiedendo se lo schiaffo ci sia stato veramente. No. Lo schiaffo è stato morale.
Da tutta questa storia ho imparato diverse lezioni:

1) Mai fare uso dell' anonimato, ma nemmeno per una sola volta, ma nemmeno per sbaglio;
2) Non lasciarsi mai solleticare dall' idea di sputtanare qualcuno;
3) A volte m' infurio senza motivo, altre non m' infurio e dovrei spaccare mezzo mondo.

Conclusione: mi sento una cretina.
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Se internet chiude davvero nel 2012, come ho letto da Akille finisce tuttu stu burdellu!

lunedì 19 novembre 2007

Il problema dell' identità

Era un giorno di lutto, almeno per me lo era, mi ero trascinata per un lungo corridoio a forma di U trattenendo lunghi singhiozzi.
E cosa mi stava capitando???
Appena arrivata a casa dopo l' estenuante giornata, aprì la finestra e il mio dirimpettaio dalla casa con i cuori rossi dipinti sull' entrata pricipale, aveva lasciato sul davanzale un dipinto e una grossa scritta in cui m' implorava di sbloccare il lucchetto, io pensai che volesse sentirmi vicina anche quando ero distante.
Mi fece trasalire per un momento.
Gli urlai di non preoccuparsi e che se le porte erano rimaste bloccate era perché non c' ero stata.
Il silenzio fu assordante. Non mi rispose. Non vi fu riscontro, niente.
Presi la decisione di uscire di casa.
Non poco distante trovai un luogo particolare in cui venivano diffuse le note di canzoni inglesi lente e languide...
Lo vidi, ma ero intenzionata a non dire nulla, volevo che mi dicesse il perché del suo gesto, ma non si mosse.
Trovai quell' atteggiamento insolito.
Mi guardai intorno e mi accorsi che in quel posto si era quasi tutti coperti da veli e volavano lettere e note come a formare parole.
'In un ambiente simile il problema delle identità è tortuoso', dissi tra me e me prima di andarmene.
Arrivata a casa trovai una lettera da parte sua. M' implorava di smetterla, ma 'smetterla di fare cosa', mi chiedevo. Non riuscivo a capire.
Tornai nel luogo di prima, sicura che l' avrei trovato. Mi sentivo spaesata e lo cercavo per farmi spiegare il perché dei suoi strani atteggiamenti. Ma era ardua impresa riuscire a trovarlo.
Mi raccontarono di avere sentito qualche ora prima una voce levarsi sulle altre, che farfugliava frasi con aria strafottente verso il mio dirimpettaio e che lui avesse cercato di strappare il velo a quella persona che ripetutamente aveva chiamato Ginevra, come me.
Mi dissero che l' aveva strattonata.
Strattonare lei pensando che fossi io???
Misi tutti i pezzi insieme.
Là sul davanzale il foglio e il dipinto che avevo visto non rappresentavano la voglia di vedermi, ma il desiderio di parlarmi per allontanarmi.
Sentì una fortissima rabbia scuotermi dentro.
Uno per uno strappai tutti veli dai visi della gente ma fu lui stesso a farsi trovare.
Ero agitata e tremante e gli urlai tutto il mio disappunto, lui sorrise.
Io continuavo a non capire ed ero sempre più nervosa.
La sua risata divenne fragorosa, e i miei occhi luccicavano in maniera crescente un po' per volta, mentre i suoi occhi si facevano sempre più pungenti.
Mi diede uno schiaffo e mi chiese di sparire insieme al mio velo.
Ed io sparì, sì, ma il velo non l' avevo indossato...

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Non prendetelo come un racconto né come storia vera.
Buonanotte a chi passa.

domenica 18 novembre 2007

Se il coperchio fa 'click' l' interno sarà avariato?

Avevo intenzione di scrivere una storia in cui il personaggio femminile principale provasse le sensazioni che sento io.
Mi sono resa conto, però, che per quante storie inventate e surreali possa tirar fuori dalla mia mente, niente sarà mai tanto inverosimile quanto lo è la mia vita adesso.
Mi sento una sorta di Dorothy ad Oz, Alice mentre parla con la Regina di Cuori.
Sono il classico personaggio che non viene mai visto per com' è lungo il corso della sua storia.

Non mi sento felice, anzi, non mi sento nella posizione di essere o non essere felice.
Mi sento senza il permesso di poter provare un qualsiasi sentimento di amore o rabbia.
Sono una clandestina della tristezza, e cerco di sfuggirne in ogni istante.
Ho voglia di non pensare.

Mi sono guadagnata la fama di essere acida e antipatica rispondendo con lo stesso tono in cui mi si parlava, senza aggiungere altro.
Chi lo pensa (o lo ha pensato), di solito, è sempre lo stesso genere di persona: vive di balle mostruose, mette in difficoltà la gente, parla male degli altri e riesce sempre a passarla liscia.
E l' aspetto più "simpatico" è che ti demoliscono finché non ti sdrai ai loro piedi.

Gli amici di un mio ex ragazzo gli dicevano che ero troppo orgogliosa per stare con lui e che avrei dovuto avere un atteggiamento da donna...
Non ho lasciato che mi demolissero oltre e tra noi è finita.

Da pochi giorni un' altra persona se l' è passata liscia dopo avere detto una bestialità enorme quasi quanto l' universo.

Mi è passata pure la voglia di difendermi, ho avuto solo l' istinto di raccogliermi le braccia che giacevano a terra senza dar segno di vita.

Alcune menti sono più chiuse di un tappo ermetico sulle bottiglie delle passate di pomodoro.

sabato 17 novembre 2007

Referenze

Baol sostiene che il mio blog dovrebbe portare la scritta "cercasi cucitrice", ad un simile cartello, però, bisognerebbe anche aggiungere qualche notizia in più, perché è pur vero che con una buona cucitrice può venirne fuori un bel vestito per "Valentino vestito di nuovo", ma vorrei evitare il rischio di trovarmi ancora in Boutique...

Capisco che se qualcuno capiterà da queste parti per la prima volta non capirà molto di quanto scritto sopra, e per questo do tre consigli agli esimi nuovi lettori:

1) leggete i due posts precedenti;

2) non preoccupatevi tanto non è vero che piazzo il cartello;

3) leggete i due posts precedenti ma non preoccupatevi ché tanto non piazzo il cartello;

Detto questo, mi sembra ora DOVEROSO esporre tutti i rischi del caso e in più noterete anche la soluzione per ovviarli.
Il tutto sarà chiaramente espresso nel video sottostante.



Il video è "Un raggio di sole per te" di Jovanotti.

Adesso tornerei anche a studiare e scusatemi se vi ho tediato con le mie faccende di poco conto ma dovevo porre fine alla noia che attanaglia me, in qualche modo.

Vero che poi mi leggete ancora, vero??? '*_*'

giovedì 15 novembre 2007

Stamattina - oggi pomeriggio - stasera

Sveglia alle 5:20, tutta la notte non ho chiuso occhio con l' ansia per l' esame di letteratura spagnola, tenuto in aula 140.

Il professore chiama l' appello, in sette ( o otto) dicono di voler fare esami oggi, il resto, tra cui io, opta per martedì.

Il professore s' arrabbia dopo averci esortati a metterci d' accordo per dividerci in due gruppi equi, senza raggiungere risultati.

Gli esami sono tutti oggi, il prof. s' è rotto.

I tre quarti dei ragazzi se ne vanno, io resto a ripassare insieme ad Ivana M. una ragazza catanese.

Faccio l' esame.

Piango.

Mi rincuoro.

Di pomeriggio vado al lettorato di spagnolo, 4 ore consecutive, per recuperare le lezioni perse martedì.

Vado a Piazza Alcalà a prendere l' autobus delle 20:00.

Incontro Cristian, un mio collega, e viaggiamo insieme.

Appena arrivo a casa tutto è tranquillo come sempre finché all' improvviso non mi si chiude lo stomaco e lascio la pasta.

GRAZIE!
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Mi farò passare anche questa ennesima arrabbiatura.
Ma ( per ricollegarmi al post precedente) se avessi un tessuto kilometrico in mano e ottocento macchine da cucire, e se ancora, fossi la sarta migliore del pianeta...
certamente entrerei in una Boutique a spendere milioni prestati fin' anche da uno strozzino, ma non cucirei. Non mi interessa più.

mercoledì 14 novembre 2007

Periodi dolciastri

Ormai ho capito la mia eterna condizione. Periodicamente mi sento sempre allo stesso modo, e poi chissà se sempre ne ho avuto motivo.
Ho paura di ripetere gli stessi sbagli ma ho una paura più grande di non riuscire più a creare una situazione che mi metta davanti alla scelta di compierli o meno.
Mi sento incastrata in una solitudine fittizia in cui milioni di persone sono intorno a me e fingo che tutto sia tranquillo mentre in realtà tutto è assente.
E' come se fossi in una sala con ottocento macchine per cucire ma non esistesse la stoffa.
E' l' assenza di qualcosa che aspetto, o meglio, che mi aspetto, per me, per la mia vita, una novità che mi freghi in positivo.
E nel frattempo mi sento di dire al mondo che vivo ugualmente eppure sto aspettando.

Carmen Consoli - Autunno Dolciastro

Testo
Autunno Dolciastro - Carmen consoli
Lentamente tra una pagina e l'altra di un libro qualunque
ingannavo l'attesa
già settembre
poche voci distanti e un autunno distratto al di là dei vetri
quasi
speravo che non arrivassi più
quasi
credevo che non mi mancassi eppure stavo aspettando.
Distrarsi, sembrava, piuttosto facile
credevo di sopportare la tua indifferenza
cercando pretesti e rimedi inutili
eri tu
quel tasto dolente
eri tu
Autunno dolciastro
eri tu.
Freddamente valutavo i miei limiti
i gesti avventati, le frequenti rinunce
era tardi
mi bruciavano gli occhi
fissavo il soffitto
il mio letto disfatto
quasi
speravo che non arrivassi più
quasi credevo che non mi mancassi eppure stavo aspettando.
Distrarsi sembrava piuttosto facile
credevo di sopportare la tua indifferenza
cercando pretesti e rimedi inutili
eri tu
quel tasto dolente
eri tu
Autunno dolciastro
eri tu
quel tasto dolente
eri tu
Autunno dolciastro
eri tu Autunno dolciastro Autunno ...

martedì 13 novembre 2007

La parabola della tacca tra donne

Il sole in alto filtrava dalla finestra e le due donne cominciarono a dialogare in un bar.

"Ti confesso che quando ero più giovane ero sicura di poche cose, ma sicura lo ero.
Io non mi sarei mai e dico MAI messa con una persona a cui le donne piacessero purché respirassero. A respirare più o meno non sa rinunciare nessuna di noi, tranne, insomma in quei casi in cui tutto ha il suo inizio laddove finisce... (e vita eterna sia: per intenderci).
E così, i ragazzi che facevano il filo un po' a tutte li scansavo come una pallina che compie la sua missione dentro un flipper. Voglio dire: io avevo una certa dignità e una reputazione da difendere!
Ad un certo punto, però, si sono rotti alcuni equilibri nella mia vita.
I bellissimi e simpaticissimi non li guardavo più, in seguito ad un paio di delusioni che l' Intoccabile e sicura me dei tempi non si sarebbe mai aspettata di vivere, e così mi convinsi che la bellezza l' avrei trovata dentro il corpo e non nel corpo stesso.
Ma non avevo idea, TI GIURO, che per riuscire a vedere la bellezza dell' anima sarebbe stato indispensabile scavare molto a fondo.
Riuscìì a resistere per qualche settimana, rischiai un esaurimento nervoso. GUARDA ERA INSOPPORTABILE!
Successivamente provai a tornare al vecchio stile. Ormai, però, in me qualcosa era cambiato inevitabilmente. La mia autostima aveva alzato una corazza e così ci scappò un bacio, un pomeriggio, e nello stesso pomeriggio decisi che non gli avrei mai detto che ero innamorata di lui. Non mi fidavo. INSOMMA POTEVA ESSERE UNO ******!!!
Alla fine lui andò dove doveva andare e parve sollevato.
Avevo fatto bene a non fidarmi. Ne sono certa."

"Ma no, ma che dici?! Secondo me sbagli... "

"Trascorse qualche tempo e mi ritrovai in una situazione DIVERTENTISSIMA in cui ogni volta che uscivo con un ragazzo m' immaginavo di camminare con un altro di cui ero molto attratta. E quest' altro non è che fosse mister universo, ma aveva il suo porco perché, almeno a guardarlo ce l' aveva.
Vi furono giorni di pianto, crisi isteriche, giorni seriamente tristi.
Finché non realizzai che la storia del respiro non è poi tanto sbagliata
."

"No, ma tu ti devi aprire di più. Ma non è possibile che ti precludi le strade.
Devi essere più tranquilla.
Guarda con il mio fidanzato va tutto a meraviglia, lui viene a trovarmi a casa e stiamo insieme, siamo capaci di rimanere tutto il giorno a letto a giocare, ridere, fare l' amore.
Mi ama tantissimo.
Pensa che il mese scorso abbiamo festeggiato due anni insieme e mi ha portato in un bellissimo ristorante fuori città. Mi porta sempre a visitare luoghi nuovi, non dà mai nulla per scontato.
Figurati che mi ha anche detto che preferisce me ai suoi amici.

#interferenza: squillo di cellulare 'va bene gioia non ti preoccupare, però, fammi sapere in caso di problemi'#
Scusami era il mio fidanzato.
(Attimi di silenzio)
Non ci vediamo da quindici giorni, per un motivo o per un altro è sempre impegnato, poi in questo periodo stanno capitando tutte le sfortune a lui. Poi, a volte mi chiedo perché andiamo sempre fuori, a me piacerebbe conoscere i suoi amici... comunque, dicevamo??? Ah sì, devi stare serena e vedrai che andrà tutto al posto giusto.
L' amore è più grande di qualsiasi cosa, ma se non ti fidi non serve a niente.
Vedi!? Nonostante i problemi io e Domenico stiamo ancora insieme. Devi pensare di meno.
#interferenza: squillo di cellulare 'Ciaaaooo, come stai???... No ma figurati tu non disturbi mai... va bene allora ci vediamo stasera... un bacione'#
Non puoi capire, questo muore per me, è dolcissimo non so come fare per dirgli che non mi interessa. Guarda questi tipi capitano tutti a me, s' innamorano sempre e io non faccio niente per farli innamorare... Stasera dobbiamo vederci perché vuole parlarmi, io non lo so! Più li tratto male e più mi cadono ai piedi. Hai visto no, come l' ho trattato malissimo?!

"Sì, insomma, normalmente... "

"#interferenza: squillo di cellulare 'Nooon ci creeeedo! Ma hai cambiato numero??? Guarda mi aspettavo la telefonata di tutti tranne la tua... no ma sai è che sto studiando, ma figurati se un caffé con te non me lo prendo... è stata una sorpresa piacevolissima ricevere la tua telefonata... un abbraccio e un bacio... ahahahaha... che sceeemo'#
GUARDA ho un problema, NON PUOI CAPIIIRE: sono TROPPO presa da questo ragazzo, io non lo so che mi succede ogni volta che ci vediamo. Oddio io lo so che sono fidanzata, ma secondo te come mi dovrei comportare???"

Dal tavolo accanto si alzò un coro: "Fatti pagare".

Morale della parabola: se proprio vuoi raccontare i fatti tuoi fallo lontano dai bar.

Morale della morale della parabola: e già tanto se ho trovato una morale alla parabola.

Il consiglio: Fingere che sia una parabola. Se funziona, cambiate canale.

domenica 11 novembre 2007

Compagne di gioco

Dopo pranzo insieme a Giulia (la mia nipotina di 2 anni) ci siamo dilettate a sporcare casa come al nostro solito, ma oggi ne sono venuti fuori dei veri capolavori ( si dispensa dalle critiche costruttive e non... ). Ecco cosa ne è venuto fuori:




Se qualcuno di voi, ignorasse l' identità dei personaggi in foto, io sono qua per chiarirvi le idee.
In alto potete ammirare i Teletubbies:
Poo
Tinkie Winky
Dipsie
Lala
Dopo c' è un coloratissimo cuore rosso, poi un albero di Natale, e per ultimo ma non meno importante, si'ori e si'ori, il mega - fantastico - insostittuibile (ditemi che ci siete arrivati da soli per favore... ) TOPOLINOOOOO!
Mia nipote va pazza per questi personaggi, e adora "Tink Tink" (da leggersi Tinkie Winky).
Questo personaggio è un maschio Teletubbies che va in giro con la borsetta. Gli altri simpatici Teletubbies per abbracciarlo lo braccano sempre da dietro e il simbolo che porta sulla testa non a caso è triangolare ( o forse è a caso).
Ad ogni modo, saranno fatti suoi le sue tendenze sessuali???

Bene, stasera io riflettevo sulla mia infanzia e su quella di mia nipote, certamente simili.
Ma la speranza è che Giulia non incontri "alcune" persone mentre cresce e magari sta giocando ad un giochino simile all' impiccato ma senza carta e penna, come per esempio accadde a me:


Mamma di E. (39 anni): ma le abbiamo provate tutte! Ma che parola può essere? Dieci lettere che comincia per "I"???Boo...
E. (7 anni): ma non l' ho capito nemmeno io, dài dacci un altro indizio...
Anna Maria (6 anni): che èco un animale l' ho già detto, è molto grande! Dài ora ho detto troppo di sicuro lo indovini ( rivolta ad E. perché con lei soltanto stava giocando... )
Mamma di E. (39 anni) : ma di quale animale parli??' Ma guarda che non esistono animali il cui nome comincia per I., a parte l' istrice...
E. (7 anni) : ma che vuole dire???
Mamma di E.: dài "ci arrendiamo"
Anna maria (6 anni) : ma su era l' "ippopotamooo!!!"


Coro di madre & figlia: MA L' IPPOPOTAMO NON ESISTE! L' ANIMALE SI CHIAMA "POPOTAMO"!


Un macigno cadde sulla testa della piccola Anna Maria che tornò a casa afflitta dopo essere stata schernita.
Trovò suo fratello e sua sorella in cucina, si avvicinò e chiese loro: "ma il popotamo che animale è??? Ma esiste??? E se esiste che forma ha??? E se ha una forma, per caso è qualcosa che assomiglia ad un ippopotamo???"
Quel giorno si rise, ma tanto si rise...
Poi vi fu la rivalsa a scuola, quando E. in un dettato scrisse per tutto il tempo "leple e taltaluga"... ma non è il caso di parlarne ( ne ho già parlato? Pazienza.)
Ad ogni modo, quell' episodio mi ha segnato in maniera incredibile, oggi mi auguro solo che se esiste una giustizia, e un Paradiso, quest' ultimo sia aperto anche ai "popotami".

sabato 10 novembre 2007

Voglie irrefrenabili

Arianna stava studiando, era proprio arrivato il momento di aprire di nuovo i libri. L' Estate era finita da un pezzo ormai, e la brezza marina che s' espandeva nei dintorni del mare della sua città, rendeva umida e insopportabile l' aria intorno.
Indossava una tuta blue felpata e le scarpe da ginnastica, quando era a casa. Non si sistemava i capelli né si guardava allo specchio. Si sentiva un animale in libertà, e ne era convinta.
Aprì l' antologia d' italiano e cominciò a leggere "La pioggia nel pineto" di Gabriele D' Annunzio:
<< Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.[...]>>

si fermò e immaginò tutta la scena. Era uno dei più bei componimenti che aveva letto.
Svolazzò la tenda davanti alla finestra che dava sul mare, e vide un giovane che stava pescando, e le sembrò d' averlo già visto. Libera per come si sentiva in quel momento in tutta velocità
uscì di casa e lo raggiunse, si accostò a lui, e si guardarono negli occhi lungamente senza dire nulla.
Sì, si conoscevano. Era il suo collega universitario con il quale non aveva mai parlato. Il ragazzo che l' osservava a lezione mentre lei era intenta a prendere gli appunti. Era il giovane uomo che lei osservava sempre allontanarsi in motorino e a cui voleva dare un po' di sé, di cui voleva ascoltare quella voce che in aula aveva sempre perso sempre in mezzo alle altre centinaia di voci confuse, tra una pausa e l' altra.
Finalmente l' aveva accanto. Erano soli. Potevano parlarsi.
Gli occhi, nel frattempo, si scrutavano tra loro, e la voce formava parole dislessiche che non raggiungevano nemmeno l' ugola.
Cominciò a piovere e Arianna pensò "piove su le nostre mani ignude" e mentre stava aprendo la bocca per parlare il rumore di uno sportello d' automobile ruppe il silenzio. Arianna pensava "Taci." Ma non tacque e dall' autovettura si udì una voce 'amore sbrigati, mi sono rotta d' aspettare, il tempo fa schifo, non farmi venire fin là'.
Non era una poesia da condividere con loro due e decise di andarsene, ma lui la fermò, lei non aveva capito, quella ragazza non stava chiamando lui, ma un altro ragazzo che si trovava più in là.
Così adesso che stavano parlando lui colse l' occasione per parlarle delle sue voglie: 'tesoro, voglio quel golf rosa di lana che indossi sempre, Dio mi manda in estasi! Il mio uomo impazzirebbe se mi vedesse con quel maglioncino addosso'.
Sì, quella poesia non era per loro due.

Le streghe di Salem

Nel lontano 1989 nella mia città la mafia compì una strage in cui nella stessa sera furono uccise diverse persone.
Io ero piccola, avevo sei anni ma ricordo benissimo come tutti all' improvviso si spaventavano ad uscire di casa. Ricordo tutte le sensazioni e lo sgomento.
E' in situazioni come quelle, che tutti guardano l' altro con la paura di avere davanti il colpevole.
Poi, Gela è diventata una delle città mafiose per eccellenza e in maniera paradossale, spesso, anche in conversazioni tra siciliani, appena un gelese dice da quale città proviene si vede gente storcere il muso verso un orecchio o l' altro. Ma se vai fuori da quest' isola, o dalla penisola intera, magari Gela non la conoscono, però, storcono il naso appena sentono la parola Sicilia.
E così per gli stranieri la Sicilia è la mafia, proprio come l' Italia è pizza e mandolino. Solo che non siamo solo questo, in molti non lo siamo.
Perché parlo di questo?!
Perché anch' io come tutti mi sono fermata a pensare agli immigrati della Romania di cui si sta tanto parlando in questi giorni, in seguito ai fatti della scorsa settimana a Roma.
La maggior parte delle persone è sicura che con il loro ritorno in patria i delitti cesseranno.
In questo momento storico, per i più, sono loro la "piaga".
E' facile generalizzare, ma tra loro c' è anche gente che come molti dei nostri italiani all' inizio del secolo scorso in America, s' è trovata a lavorare in pessime condizioni.
"Loro ci rubano il lavoro" si sente dire in giro.
Io credo che se qualcuno offrisse loro un serio stipendio a condizioni non disagiate lo accetterebbero. Voi pensate di no?!
E poi perché utilizzare il termine "rubare"???
Quando si parla di "fuga dei cervelli" qualcuno pensa mai che per esempio un italiano negli States sta "rubando" il lavoro a qualcun' altro??? No. Perché? Forse, perché è in regola? E allora perché lo Stato non regola e tutela tutti i lavoratori, dagli stranieri agli italiani. Ché anche tra di noi esistono le persone sfruttate, in qualsiasi ambito.

E' che l' abitudine di dare la caccia alle streghe non è mai veramente passata di moda, da Nord a Sud e da Est ad Ovest. Tutti sanno sempre chi sono i cattivi e dove li possono trovare perché affibbiare il marchio alla gente è sempre stato ottimo passatempo degli umani.

Ma alla fine paga chi ha veramente una colpa???

mercoledì 7 novembre 2007

L' uomo di spalle


Lei camminava sotto la neve. Si girò e guardò le sue spalle, i suoi occhi lo stavano chiamando ma la voce non volle uscire. Andò via.
Quell' anno si era decisa a restare a Vienna con lui per la prima volta. Gli anni precedenti avevano trascorso quella festa lontani, lui non l' aveva mai raggiunta per via del lavoro. Stavolta lei aveva programmato tutto. Quasi tutto.
Adesso, non aveva molte alternative se non arrivare a casa e accendere un mesto fuoco nel suo camino e ricordare felici Natali oramai trascorsi. Oggi, però, i familiari non c' erano e da sola vagava per le strade di Vienna.
Nel frattempo le persone correvano in lungo e in largo con in mano sacchetti pieni di regali pronti per essere fugacemente consumati entro la fine di quel Dicembre.
Arrivata a casa si sdraiò sul divano, in preda a sensazioni tumultuose.
Era come se un maremoto preparasse il terreno per rompere gli argini intorno ai suoi occhi.
Non era vero, non voleva credere di essere stata piantata senza un motivo proprio quella sera.
Adesso a casa le sembrava di sentire l' eco del suo stesso respiro. Respirava profondamente senza un perché e senza piangere, e il suo torace si contraeva senza un motivo mentre da sola sussurrava un nome e si diceva 'basta'.
Solo che sembrava non essere mai abbastanza. Il fatto era che l' angoscia era una condizione che l' aveva vinta. Era vinta e basta.
La televisione era spenta, intorno un albero di Natale sembrava una grande stufa fredda, e di fianco una grossa lampada illuminava la stanza con una luce arancione che ispirava poco brio.
Dopo aver brindato da sola davanti ad un regalo consegnatole il giorno prima dall' uomo di spalle, decise di aprirlo. Prese in mano il dono, ed era una scatola piccola con dentro un anello, trasalì e finalmente felice si apprestò a leggere il biglietto allegato alla piccola confezione di velluto blue:

"Cara ogni volta che lo indosserai ricordati che quell' anello è il simbolo del mio amore, amati sempre come io amo me stesso. Non pensarmi, con il tempo ti passerà."

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Ti piacciono le storie d' amore? Ti piacciono le prese per i fondelli alle storie d' amore? Ti piacciono i drammi?
Continua questa storia nei commenti al post :-D
Anche i lurkers sono invitati a partecipare.
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Vediamo che ne esce fuori. Quale fantasia decide di prestarsi a questo gioco???

Finora si è prestato fantasiosamente (in ordine di apparizione) Jack , Weltall

martedì 6 novembre 2007

Cordial... Mente...

Cordialmente odio sentirmi dire:
  • Quante materie ti mancano? Allora ti manca poco... ma quanti anni c' hai messo?
  • Hai il fidanzato? Perché non ce l' hai? Strano per una ragazza carina come te...
  • Ci prendiamo la casa insieme? Ti prometto che studiamo...

Cordialmente mi sento di rispondere:

  1. Mi mancano poche materie alla fine e c' ho messo giusto gli anni che mi ci sono voluti, ma... te mi paghi le tasse o sei l' inviato speciale in incognito dei miei genitori? Ma poi, se tu fai il salumiere, l' avvocato, il pensionato, t ' informi per sapere qual è l' iter? Hai deciso d' iscriverti nella Facoltà di Lingue di Catania?
  2. Non ho il fidanzato. Sarò brutta e cretina. Strano che anche se fossi la controfigura ancora più bella di Monica Bellucci ma in crisi d' astinenza da un ventennio non ti prenderei in considerazione nemmeno con il cannocchiale e da una postazione Saturniana.
  3. "Ti prometto che studiamo" presuppone che ci sia stato un tempo in cui insieme non si è studiato affatto, quindi, NO.

sabato 3 novembre 2007

Niente di inenarrabile.

"Mi alzo al mattino alle 7:00, mi giro verso la sveglia e la spengo.
Mi preparo per andare a lavoro.
Faccio colazione ed esco.
Alle 8:30 in punto sono già dentro la scuola e un gruppo di miei alunni mi vede da lontano ed entra in classe.
Alle 11:30 ricevo la sua telefonata: 'amore, c' è un cambiamento di programma: torno oggi, non vedo l' ora di rivederti, è una chiamata veloce scusami ma devo chiudere, l' aereo sta per partire. Non sai quanto mi sei mancata in questi giorni, a dopo'.
Sono le 16:00 e mi sfioro la pancia: tra un mese abbraccerò il piccolo Gabriele.
Alle 18:30 mia nipote Giulia mi chiede di aiutarla a scrivere un tema sull' Autunno.
Ore 20:30 scoccate e arriva il mio uomo sudato dalla testa ai piedi, ci siamo sentiti in continuazione durante il giorno, ed è sicuro: non volerà mai più con quella compagnia aerea."

Ecco a cosa ho pensato lungo la strada di ritorno stasera, dopo essere stata alla festa di compleanno della mia nipotina di due anni.
Ma è solo il brevissimo riassunto di una giornata in un futuro sicuramente parallelo.
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Aggiornamento del 09/11/2007

Per il futuro alternativo al futuro alternativo visitate il blog di Baol (<--- ), che ha accolto una sfida lanciata da me e m' ha fatto diventare una... visitate e leggete :-)

venerdì 2 novembre 2007

Strambi pensieri in offerta speciale

Infinite probabilità sono sempre innanzi a me, a voi. Infinite occasioni immerse nei gesti comuni di tutti i giorni. Infinite situazioni mancate, cercate, volute, passate, in partenza, in arrivo.
(Io come mai stasera penso proprio a questo?! E' presto detto.)
Stavo riflettendo sulle volte in cui mi sono convinta di essere stata innamorata, sulle volte in cui ho pensato di "possedere" una persona, sulle volte in cui ho creduto che se qualcuno mi era accanto, di sicuro era speciale. Pensavo e mi è venuto in mente che se qualcosa è speciale lo è sempre, nonostante le intemperie, gli anni, i secoli. La Divina Commedia è speciale, la nona Sinfonia di Beethoven lo è, una persona non può esserlo. L' amore lo è. Un concetto astratto e condivisibile da un uomo primitivo e da un uomo del futuro lo è, di sicuro.
Se c' è qualcosa di unico nell' essere innamorati quindi, non risiede nell' oggetto che guardiamo ma nello sguardo con il quale l' abbiamo osservato. Avere gli occhi perfettamente chiusi sebbene le pupille siano palesemente visibili: lo stordimento perpetuo dell' amore.
Io, vorrei toccare con mano il meccanismo secondo cui la mia fantasia deve filmare le scene e poi montarle in primi piani, soggettive, inquadrature dall' alto, travelling avanti, dissolvenze, e per giunta poi anche musicarle, e rendere speciale il co-protagonista.
Potrebbe capitare qualsiasi situazione, potrei essere innamorata di Tizio solo perché non ho mai visto Martino, ma potrei vedere Martino e ignorarlo dato che sto con Tizio. Ma poi potrei vedere Caio, e Caio potrebbe stravolgere tutto.
Ma se incontrassi Caio per primo, che effetto mi farebbe incontrare Tizio dopo, sarebbe la stessa situazione descritta prima ma capovolta?
L' essere umano si prende in giro in continuazione. Forse non tutti, forse solo io lo faccio. O forse, ci si prende per i fondelli per quieto vivere. Ci si può prendere gioco di se stessi consapevolmente? L' amore rende irrazionali. Ma che senso ha prendersi in giro per essere irrazionali?
Certo, senza amore, l' atmosfera asettica di cui ho enorme timore riempirebbe tutto lo spazio circostante e vorticosamente farsi sempre più vicina fino ad entrare in corpo, prenderlo come in preda a convulsioni, stancarlo, per poi abbandonarlo in stato di apatica sofferenza.
In tal caso amare risulterebbe oltremodo utile.
Non si può rinunciare a qualcosa di utile, comodo. Allora ci si illude e si sta male, ma si ama per evitare il dolore del non - amore. Senza amore non c' è vita, ma si vive lo stesso.
E quindi a cosa serve? Non è meglio stare da soli? Leggere, imparare, correre, andare in moto, nuotare, mangiare?
E' che la serenità sembra non esserci mai quando l' amore non c' è, solo che quando c' è spezza la pace.
Potrei continuare all' infinito a fingere di ragionare su questo argomento di cui non ne saprò mai abbastanza per poterne speculare. Non ho nessuna probabilità di uscire fuori da questi ragionamenti con una soluzione fra le dita.
Una cosa, però, la so: so che attualmente vivo dentro una stanza completamente bianca e senza rumori ma paradossalmente non ha luci, né finestre, è al buio, completamente nera, se non fosse per il mio proiettore mentale che continua a trasmettere scene di un film dossier sulle pareti, con un perpetuo primo tempo bloccato a due minuti prima dell' intervallo.

giovedì 1 novembre 2007

Autodedica: t.v.t.t.t.b E tanto d.d.t.

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Poche righe per te che ne hai grande bisogno.
Poche righe per dirti che è meglio se ti fai curare, che ne so?! Una lobotomia al cervello potrebbe andare.
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Un' ultima cosa: se mi vedi in giro per casa, che ne so?! Riflessa in uno specchio, per esempio, mi fai il favore di darmi le spalle???
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Cordiali saluti, se fossi matta, ma matta lo sono, perciò: Cordiali saluti
Tu