martedì 27 novembre 2007

Così

Girerò su me stessa senza provare nuove strade che mi riconducano alla via principale.
Dentro di me navigano milioni di parole, per colpa di un dubbio le devo soffocare, non le posso pensare, ma un po' fa male pensare allo sfregio su quel ritratto appeso ad un chiodo fissato alla mente, vorrei restaurarlo ma non ho autorizzazione.
Guardo il retro di un libro già letto e non ci sarà il seguito come non ci sarà modo di recuperare un capolavoro stroncato in potenza e mai vivo nell' atto.
E se i miei occhi estranei leggono tristezza, vorrei che non fossero capaci nell' interpretare.
Riflettevo su quanto è difficile scrivere qualcosa che non sia già stata detta, ma poterla rendere con proprie parole le dà un altro tocco ed è sempre speciale, ma una canzone non la si può personalizzare e allora la scrivo così come l' ho ascoltata e letta da altre parti ma la sento a mio modo stasera, un modo che io so, e che potrebbe essere anche un modo che sanno gli altri e che a mia volta io non so.
Che beffa i rapporti umani.
In questo post non manca la coerenza è solamente irrazionale.
Che beffa i rapporti umani.




La canzone è

"Cirano" di Francesco Guccini.

Venite pure avanti,
voi con il naso corto,
signori imbellettati,
io più non vi sopporto,
infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio
perchè con questa spada vi uccido quando voglio.
Venite pure avanti poeti sgangherati,
inutili cantanti di giorni sciagurati,
buffoni che campate di versi senza forza avrete soldi e gloria, ma non avete scorza;
godetevi il successo,
godete finchè dura,
che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura e andate chissà dove per non pagar le tasse
col ghigno e l' ignoranza dei primi della classe.
Io sono solo un povero cadetto di Guascogna, però, non la sopporto
la gente che non sogna.
Gli orpelli? L'arrivismo?
All' amo non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!
Facciamola finita, venite tutti avanti nuovi protagonisti, politici rampanti,
venite portaborse, ruffiani e mezze calze, feroci conduttori di trasmissioni false
che avete spesso fatto del qualunquismo un arte,
coraggio liberisti, buttate giù le carte
tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto, assurdo bel paese.
Non me ne frega niente se anch' io sono sbagliato,
spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato;
coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco
e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!
Ma quando sono solo con questo naso al piede
che almeno di mezz' ora da sempre mi precede
si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore
che a me è quasi proibito il sogno di un amore;
non so quante ne ho amate,
non so quante ne ho avute,
per colpa o per destino le donne le ho perdute
e quando sento il peso d' essere sempre solo
mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo,
ma dentro di me sento che il grande amore esiste,
amo senza peccato,
amo ma sono triste
perchè Rossana è bella,
siamo così diversi, a parlarle non riesco: le parlerò coi versi, le parlerò coi versi...
Venite gente vuota, facciamola finita, voi preti che vendete a tutti un' altra vita
se c'è, come voi dite, un Dio nell' infinito,
guardatevi nel cuore, l' avete già tradito e voi materialisti,
col vostro chiodo fisso, che Dio è morto e l' uomo è solo in questo abisso,
le verità cercate per terra, da maiali, tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali;
tornate a casa nani,
levatevi davanti, per la mia rabbia enorme mi servono giganti.
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco
e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!
Io tocco i miei nemici col naso e con la spada,
ma in questa vita oggi non trovo più la strada.
Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo,
tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo: dev' esserci, lo sento,
in terra o in cielo un posto
dove non soffriremo e tutto sarà giusto.
Non ridere, ti prego, di queste mie parole,
io sono solo un' ombra e tu, Rossana, il sole,
ma tu, lo so, non ridi,
dolcissima signora
ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
perchè oramai lo sento,
non ho sofferto invano,
se mi ami come sono,
per sempre tuo, per sempre tuo, per sempre tuo...Cirano